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10 feb 2012

mettiamociunapezza


      
Prendi il centro storico di una città.
Togli le persone che ci abitano, che entrano nei negozi, che frequentano gli uffici, che fanno la spesa alle bancarelle del mercato quotidiano, togli i negozi, gli uffici, le banche…
Togli, togli, togli e ottieni il vuoto.
Questa è L’Aquila.
Animammersa, che continua ad avere gli occhi e la mente bene aperti sulla realtà che la circonda, si è accorta che uno dei risultati di questa sottrazione ha come prodotto anche la monotonia cromatica: il grigio impera.
Niente vita, niente colore, ed in questo centro storico non c’è niente di più vero.
Da qui  l’idea che dalla vita delle persone alla vita della città il passo è breve.  
La proposta che vi lanciamo è Mettiamoci Una Pezza!
Un’azione di urban knitting da svolgersi nel centro storico di L’Aquila a partire dal 6 Aprile 2012, terzo anniversario del sisma.
Cento metri quadrati di superficie da ricoprire con pezze lavorate a maglia, con l’uncinetto, lasciando alla creatività di ciascuno la scelta dei colori, dei filati e dei punti da utilizzare.
La realizzazione di questo allestimento è aperta a tutti perché sentiamo urgente la necessità di condividere quel senso di cura, di attenzione e di protezione che sono caratteristica delle azioni di questo tipo e di cui ora Animammersa vuole rendere protagonista la sua città.
Un atto d’amore e di provocazione.
Vogliamo che attraverso la nostra proposta si mantenga viva la memoria ridando colore a quei tasselli che, ingrigiti, sono destinati a scomparire, anche se presenti come carcasse.
Il nostro sogno è quello di riunire in un unico gesto persone diverse, distanti ma unite da quell’entusiasmo che solo l’atto creativo riesce a dare.
Accogliete il nostro invito, armatevi dei vostri ferri “corti” e partecipate!
http://mettiamociunapezza.wordpress.com/
http://versolaquila.wordpress.com/2012/02/09/mettiamociunapezza/

15 apr 2010

adotta un "buzzico"

CAMPAGNA ZONALE: “ADOTTA UN BUZZICO”
di Luisa Nardecchia, 30 marzo
Tempo fa me ne stavo nella c.a.s.a. cercando di far quadrare il cerchio, quando si presentano due giovani sorridenti che gentilmente mi consegnano un bel buzzico color marrone, mi dicono che si tratta della raccolta differenziata dell’organico, mi consegnano un calendario tipo Frate Indovino e mi fanno firmare un documento.
Quando timidamente ho chiesto ai ragazzi: “Scusate, ma ora io questo dove lo metto?” mi hanno guardata stupiti. “Come? Sul balcone!”. “Quale balcone?” dico io. “Ah lei non ha un balcone?” “No! Esattamente come un sacco di gente che abita nelle c.a.s.e.”, mi sento di precisare. “Allora lo metta sotto al lavandino!”. “Ma sotto al lavandino c’è il fantastico secchio della spazzatura miracolo della tecnologia, che quando apri lo sportello si apre anche il coperchio! Lì ci va la spazzatura normale, mica il buzzico dell’organico!”, dico io. “Lo metta a fianco al secchio”. “Ma lì c’è posto solo per un paio di detersivi, non ci entra!”. I due ragazzi iniziano a indietreggiare, azzardando, poverini, qualche altro tentativo: “… Al bagno?”. “Ma se al bagno non c’è nemmeno posto per il cesto dei panni sporchi, e devo tenerli in lavatrice!”. Improvvisamente grondanti di sudore, i due battono in ritirata, sparando le ultime cartucce: “…. Sul pianerottolo?”… “Sul pianerottolo ci sono gli stendini con i panni, vi ho detto che non c’è il balcone, no? e ci sono anche le dispense con i detersivi, mica vorrete che ce li teniamo dentro, i vapori ci avvelenano! Se ci mettiamo anche il buzzico non si passa piùùùùùùùùùùùùù!…”.
La mia voce accompagna i ragazzi alle spalle, lungo tutte le scale. Resto come una scema là in cima, finché non scompaiono all’orizzonte, come nei finali di Charlie Chaplin.
E così restiamo da soli. Io e il buzzico. Lo hanno lasciato in mezzo alla stanza soggiorno-cucina-camera da letto. La prima cosa che mi viene in mente è di agganciarlo a una corda e calarlo giù dalla finestra e tenerlo appeso lì. Mi rendo conto che non sarà un bello spettacolo per quelli che abitano sotto, ma che ci posso fare… anche io mi godo la vista dell’antenna parabolica del vicino che troneggia davanti alla mia finestra… No.. meglio evitare dai. Siamo fin troppo bravi a non prenderci a coltellate per i posti auto, dobbiamo avere pazienza. Evitiamo ok? C’è stato un terremoto no? Già, penso guardando il buzzico: c’è stato un terremoto e questi mi portano il buzzico. Mi viene in mente un flash: DOV’E’ LA TELECAMERA? Ma sì, ci sarà una telecamera nascosta! Dev’essere così! Noi della generazione di Nanni Loy lo sappiamo! hanno pensato di filmare le reazioni dei terremotati, per vedere fin dove arriva la pazienza!! Rido soddisfatta, mi aggiusto i capelli e mi guardo intorno, sentendomi improvvisamente osservata… “Dai, esci, lo so che ci sei!”.
No. Non è una candid. Mi sento tristemente sola. Guardo il calendario di Frate Indovino per vedere se ci sono indicazioni su come gestire il buzzico. Scopro che devo buttare la spazzatura in certi giorni a certe ore. Mi colpisce il fatto che si parla di orari per me impraticabili, tipo dalle 22,00. Quando sono già a letto: ultimamente sono sempre così stanca, ma così stanca… C’è stato un terremoto, mica niente.
Arriva un altro flash: io che, in pigiama, vestaglia e pantofole scendo giù col buzzico in mano. Scordatevelo. Non se ne parla. Continuo a leggere, c’è scritto qualcosa sul compostaggio. Il compostaggio? Ma veramente? La pressione mi sale e avrei voglia di farlo a qualcuno, il compostaggio. Scopro con uno sguardo disperato che se butto la spazzatura fuori orario verrò multata. E che, se non conservo bene il buzzico e non lo restituisco a fine comodato, verrò multata ugualmente. Lo metto sul tavolo, siamo già amici, mi guarda con aria soddisfatta. Lo odio. Poi mi faccio coraggio: “Forza, siamo molto fortunati ad avere la c.a.s.a,. In Irpinia stanno ancora nei container, mentre noi riusciamo a pensare alla raccolta differenziata! Forza Luisa, fai un piccolo sforzo di buona volontà!”.
Io lo sforzo lo faccio pure, ma il problema è proprio di natura fisica, è un problema materiale e concreto, cioè DOVE PIFFERO LO METTO IL BUZZICO? DOVE? DOVE? DOVE?
Passano i giorni. Il buzzico troneggia, lucido e pulito, in mezzo al stanza, sul tappeto, davanti al divano-letto. La testa non si rassegna: mi succede come a gatto Silvestro quando a destra compare un angelo e a sinistra un diavolo, avete presente? L’angioletto dice: forse questi del buzzico non sanno che le c.a.s.e. hanno tutte una camera-soggiorno-cucina! Forse questi del buzzico non sanno che moltissime non hanno neanche un balcone! ….Il diavoletto gli dà una martellata in testa e dice: “COME POSSONO NON SAPERLO? Saperlo è il loro lavoro, sono pagati per questo!”.
Dopo qualche giorno il buzzico è diventato il mio interlocutore preferito. Mi sembra enorme, gigantesco, spropositato! Un buzzico ideato per una villa con piscina, mi sembra. Faccio un tentativo: lo metto sulla cappa della cucina. Sporge un po’, poverino…. Non mi sembra un buon posto, il calore è troppo vicino… E il buzzico torna sul tappeto.
Provo a leggere di nuovo il calendario di Frate Indovino con le istruzioni. Che bella cosa, la raccolta differenziata, che grande civiltà, che grande progresso, che grande ecologia! …..MA PROPRIO DAI TERREMOTATI DOVEVA COMINCIARE TUTTO ‘STO SENSO CIVICO?
…..
Altro flash filmico.
Atmosfera dorata, tipo Mulino bianco.
Gli abitanti delle c.a.s.e  che si incontrano giù al parcheggio felici, ben vestiti, in una mano la ventiquattrore, nell’altra il sacchetto della raccolta differenziata. Vicino a loro camminano compunti due bambini con i capelli a caschetto, biondi, naturalmente. Reciproci saluti calorosi: “Buongiorno!!!!”… “Buongiorno a lei!!!“…. “Buon lavoro!!!!”….. “Altrettanto!!!”….. “I miei rispetti alla signora!!!”… Sorridono soddisfatti, esibendo il loro sacchetto dell’organico con la faccia di un boy scout dopo la buona azione quotidiana. Sotto alla scena filmica, una scritta scorrevole azzurra: “PERFINO I TERREMOTATI DELL’AQUILA FANNO LA RACCOLTA DIFFERENZIATA! FALLA ANCHE TU!”….
Puff… Il flash scompare in una bolla di sapone.
E vedo noi. Noi delle c.a.s.e. NOI VERI.
Che la mattina ci salutiamo con un grugnito.
Incazzati.
Che abbiamo le facce da terremotati.
Che dormiamo ammucchiati, senza più privacy.
Che usciamo trasandati, con gli occhi abbottatti.
Anche noi col sacchetto della spazzatura in mano.
INDIFFERENZIATA, naturalmente.
Ognuno se lo carica in macchina, parte, e va a buttarla lontano, nei secchi che incontra sulla strada.
E quello che ti fa incazzare è che vorresti andare a buttarla sotto la casa di qualcuno.
QUI NON E’ ESATTAMENTE UN VILLAGGIO VALTOUR.
Fatelo voi il riciclaggio, FATELA VOI LA DIFFERENZIATA.
E mentre guido, col mio bravo sacchetto di spazzatura indifferenziata nel bagagliaio, mi domando: “Amici miei, fratelli di sventura…… voi dove avete messo il buzzico?”.
Leggende metropolitane dicono che molti lo hanno riposto, ben coperto, in qualche garage delle case rotte.
Altri lo hanno nascosto presso qualche amico fortunato che ha una casa. Qualcuno, purtroppo, lo ha dato in affidamento a parenti lontani, e ogni tanto telefona e chiede come sta.
Ma tanti, tantissimi, lo tengono in macchina, e la domenica lo usano per andare a togliere le macerie in piazza, fregandosene della multa.

25 feb 2010

L'Aquila

  di Maria Laura Menghini
L’ Aquila è una città che tutto assorbe, che tutto accoglie e che ti ammalia nella sua bellezza e nel suo essere insieme natura selvatica (bada bene, non selvaggia) e arte e storia e preistoria. Io mi sento, e quindi sono, anche Aquilana.
L’ Aquila è il luogo che abbiamo voluto dare a nostra figlia per tutto quello che c’è di etico, semplice, solido e duraturo nella vita di un essere umano. E, manco a dirsi, il mammouth  del castello, che mammouth non è bensì elefante, la Costa Masciarelli in cui ci siamo quasi scapicollati, le Tre Marie in cui abbiamo mangiato e bevuto a crepapelle. E la nostra trattoria preferita, Scannapapere, dove la nostra figlioletta si è rimpinzata di castrato, che ancora “si ricorda”.
Vagheggiavo per mio nipote Leonardo, 5 anni ad aprile, una gita a l’Aquila, da sempre. Gli avrei fatto scoprire mille cose. Non solo   L’Aquila.  Celano,  Bominaco, Alba Fucens,  Sulmona, Scanno, Pescocostanzo. La terra d’Abruzzo forte e gentile.
Poi il 6 Aprile, dolore insostenibile, perdita di un pezzo di noi; rivoglio il mio castello, rivoglio le mie cupole, le mie piazze.
Devo portare Leonardo a L’Aquila, devo.
Poi il 7 Aprile: penso, certamente il mondo che si definisce civilizzato capirà cosa stiamo perdendo. Caspita!, ha finanziato Evora, in Portogallo, speruto paese del mondo. Per L’Aquila non ci sarà certamente problema. Poi apprendo, dopo dieci mesi,   da un sindaco stremato e, posso dire?, visibilmente inadeguato e supplice, che L’Aquila non so in che astrusa sottocategoria sta, per cui l’Europa, la solita “EUROPA”, non solo non può stanziare più di 400 milioni di euro ( una cifra insignificante in confronto a Evora, che forse conosco solo io), ma che anche ha posto “lacci e lacciuoli” per la rimozione delle macerie.  Sono “smorzo” (trd: calcinacci)? Sono inerti? Sono rifiuti urbani? Sono il “cavolo” che ti si frega!
IO domenica vado co’ la cofana e ‘ ste  macerie me le carico in un secchio e le porto a via dell’anima, adiacenze dell’Hotel Raphael dove alloggiava Craxi. Via dell’anima de li m…..cci vostri!
Ed è solo l’inizio.

15 feb 2010

L'Aquila, 14 febbraio - RIAPRIRE LA CITTA'

A 50 metri dalle transenne di quello che i mezzi di informazione "ufficiali" contrabbandano come il centro storico della città ricostruita, ecco quello che si trova: Piazza Palazzo, il Municipio e la Torre civica, la Biblioteca comuna, 700 anni di storia e cumuli di macerie e di immondizie.





http://www.youtube.com/watch?v=7yfBYNfWn6o

12 feb 2010

l'arte fa

Progetto Teatro Nuovo Cinema Paradiso a Villa Sant'Angelo in provincia dell'Aquila. 
Giancarlo Gentilucci, il compagno di scuola ritrovato!

 http://www.youtube.com/watch?v=BSzBqyaxIkU

25 gen 2010

polentata scout


Sono stato sotto la loro tenda e mi sono scaldato con il loro entusiasmo e la voglia di conoscere la nostra storia, mentre fuori c'erano 10 gradi sotto zero. Mi sono iscritto alla sezione, o meglio: ho presentato la domanda, e ho pagato comunque la quota annuale, aggiungendo un obolo in sovràppiù (come di solito fanno i papà). Chissà se decideranno di accogliermi.
Ho ascoltato le loro idee sulla costruzione della nuova sede e ho guardato il progetto che intenderebbero realizzare, spendendo, ahimè, una grossissima cifra, ma che è comunque insufficiente a realizzare la costruzione. Ho promesso che continuerò a occuparmi anche del loro blog, cercando di migliorarlo e di farlo conoscere in giro; gli anziani, sparsi per l'Italia e per il mondo, forse, hanno conoscenze personali che possono contribuire, non solamente con i soldi, ad aiutarli nella realizzazione del loro progetto.
E' importante che questo avvenga anche perchè, nella desolazione della città, qualsiasi punto di aggregazione può servire a richiamare gli aquilani e convincerli a rimanere.
Ho mangiato la polenta col sugo di salsiccia, sulla spianatora, che era buonissima ma, soliti boyscout, avevano dimenticato di mettere il sale nell'acqua....
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15 gen 2010

4 case in Zona rossa

Corso Federico II 69
via delle Bone Novelle 15
Costa Masciarelli 24
viale Crispi, case INCIS

tutte "E",.... "completamente inagibile per gravi danni strutturali..."

10 gen 2010

L’Aquila non diventerà la Pompei del terzo millennio

di Achille Giuliani, su Abruzzo cultura, 10 gennaio 2010

via Roma, terremoto a L'Aquila

Sono andato via dalla mia città perché da ragazzo mi andava stretta, perché mi soffocava quella borghesia piccola piccola che fa morire i sogni e le idee, perché volevo conoscere quello che c’era oltre la cima delle montagne, perché volevo essere libero di decidere ma fuori dagli schemi. Sono passati molti anni … troppi. Ho visto, ho conosciuto, ho vissuto … e ho deciso di tornare, per sempre. Non so quando ma lo farò. E lo farò perché devo farlo, perché mi sento in debito con la mia città e con la mia gente, perché ho nostalgia di loro. Perché ho nostalgia del casino sotto i portici, dei vicoletti che ti fanno da scorciatoia quando hai fretta, del profumo della pizza a tutte le ore del giorno, del caffè pomeridiano nei bar del centro, delle luci gialle che avvolgono il riposo di piazza Duomo, delle lunghe chiacchierate notturne che ti fanno battere i piedi a terra per il freddo. Ora tutto questo non esiste più, vive solo nel ricordo ma non è un ricordo sbiadito perché dentro di me vive come la più sfrenata delle passioni, carnale e irresistibile. Tornare a vivere in questa città significa essere pazzo? E chi se ne frega! Rispetto i pazzi perché dicono quello che pensano e ho sempre creduto che i pazzi potevano essere tutti gli altri, quelli che non la pensano come me, quelli che non amano le strade in salita e con le curve … ma io sono aquilano e le strade di montagna non mi spaventano, fanno parte della mia natura. Non mi sento un romantico idealista o un cane randagio bramoso di frugare nella spazzatura della città abbandonata. Mi sento un aquilano che vuole riprendersi la sua città, perché L’Aquila è stata fondata dagli Aquilani quando regnava l’immobilismo del papa e dei re, perché mi viene rabbia quando la mia gente – che oggi ha imparato anche ad aspettare troppo – grida “Ridateci le ali che torneremo a volare”, perché mi fa male quando leggo che L’Aquila diventerà la Pompei del terzo millennio e mi fa male perché non l’accetto come una verità, questa è una mezza verità o peggio è una verità distorta. Pompei è una città morta, pietrificata. Le sue case sono pietrificate, i suoi animali sono pietrificati, i suoi uomini, le sue donne, i suoi vecchi e i suoi bambini sono pietrificati, i suoi oggetti sono pietrificati invece all’Aquila di pietrificato c’è solo il cuore di chi non ha mai avuto una coscienza (né prima né dopo il 6 aprile) e ogni volta che tra le macerie della mia città incontrerò una mamma con il pancione che sorride alla vita, una coppietta di adolescenti che si giura l’amore eterno con un bacio appassionato o una donna forte che asciuga le lacrime del suo uomo nessuno potrà convincermi del contrario: L’Aquila non diventerà mai una Pompei, neanche in questo millennio, almeno per i pazzi come me.

30 dic 2009

Vitoria Gasteiz


Vitoria-Gasteiz è il capoluogo basco che ha saputo conservare meglio il proprio centro storico medievale, dichiarato complesso monumentale nel 1997. Vitoria Gasteiz ha circa 220 mila abitanti.

Su un piccolo poggio nella Llanada Alavesa esisteva un villaggio denominato Gasteiz e nel 1181 il re di Navarra Sancio VI il Saggio decise di fondarvi la città di Nuova Victoria come avamposto difensivo del suo regno. II nucleo della città medievale, formato da tre strade e dalle mura subì l'assedio del re di Castiglia che lo conquistò nel 1200.

La parte vecchia della città, conosciuta con il nome di Casco Viejo, è conservata molto bene e contiene moltissimi monumenti. In particolare: Casa del Cordon del XV, la cattedrale Gotica, la cattedrale di Santa Maria, il museo archeologico e la Torre de Doña Otxanda.

Passeggiare in queste vie del centro storico, il cui tracciato è a forma di mandorla, significa trovarsi di fronte a magnifici edifici medievali: la casa del Cordon, la torre degli Anda, il Portalòn, ecc., e rinascimentali: palazzi di Escoriaza-Esquivel, Villa Suso, Bendana, Montehermoso che conservano intatti i loro elementi architettonici e che attualmente sono destinati a vari usi: la maggior parte ospita infatti musei e centri polifunzionali municipali.

L'opera di recupero del centro storico non si è limitata solo all'aspetto architettonico: le botteghe artigiane, i negozi e i numerosi bar fanno sì che la parte vecchia sia sempre una parte viva della città. I nomi di queste vie sono legati a diverse corporazioni di arti e mestieri medievali ed indicano che il carattere dì piazzaforte stava cambiando in quello di città dedita al commercio. Con l'arricchirsi delle famiglie che possedevano le botteghe artigiane, tra le costruzioni più modeste, si cominciarono ad erigere case signorili e veri e propri palazzi.
Dopo l'incendio, la città venne ricostruita e il primo nucleo venne allargato ad est con tre nuove vie (Correrla, Herrería e Zapatería) e pochi decenni dopo se ne aggiunsero altre tre ad ovest (Cuchillería, Pintoreria e Judería).

La città ha avuto un forte sviluppo industriale soprattutto nel campo artigianale negli ultimi due secoli. Questo ha portato alla costruzione di nuovi edifici che di solito sono ben inseriti nel contesto urbano facendone sicuramente una delle città meglio amministrate di tutta l’Europa.


Nella città hanno luogo ogni anno due festival musicali di valore internazionale come il festival Jazz dal 10 al 16 luglio e l’Azkena Rock, Festival che ha luogo dalla fine di agosto ai primi di settembre.
Industria a parte Vitoria è una delle città dell’Europa con la percentuale più alta di parchi per abitanti. Ha ben 42 metri quadrati di verde per persona e anche i nuovi quartieri che hanno delle vie larghe e alberate sono immerse nel verde dei giardini.

(viaggio in Biscaglia, marzo 2007)



8 dic 2009

micio terremotato

viale Duca degli Abruzzi, 8 dicembre

un miagolio dal cortiletto di una casa massacrata

dopo un po' di diffidenza, si avvicina, incassa ronfando le coccole

non si vuole più staccare, viene dietro miagolando

dopo un centinaio di metri, si ferma, miagola, se ne ritorna sconsolato verso la sua casa.