<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645</id><updated>2012-01-13T22:49:56.834+01:00</updated><category term='FORUM'/><category term='Letture'/><category term='Miscellanea'/><category term='Napule'/><category term='ghostwriter'/><category term='ecologia'/><category term='ascolti'/><category term='Contadino per caso'/><category term='video'/><category term='architettura'/><category term='Sassi pietre blocchi'/><category term='politica'/><category term='L&apos;Aquila prima e dopo'/><category term='impegno'/><category term='Fun'/><category term='Sardegna'/><category term='vacanze'/><title type='text'>sassos</title><subtitle type='html'>sassi, blocchi, pietre, rocce, pretole, breccole, claps, serci, morge, mazzacani, préte, sanpietrini, brecciolini, macigni...</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>387</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-6725141990793518837</id><published>2011-12-29T11:59:00.000+01:00</published><updated>2011-12-29T11:59:12.692+01:00</updated><title type='text'>IL DIRITTO ALL'ORTO</title><content type='html'>&lt;div class="porta_lettere" style="color: #274e13;"&gt;  &lt;div class="float_left"&gt;&lt;i&gt;di Marco Legramanti e Chiara Cravotto&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="firma porta_dt_fm" style="text-align: justify;"&gt;    &lt;div class="float_right"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="column1" style="text-align: justify;"&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-kloUvnDFtWs/TvxH17OgJyI/AAAAAAAACQA/pEuPuhzfGoU/s1600/10602+Sassos+076.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://2.bp.blogspot.com/-kloUvnDFtWs/TvxH17OgJyI/AAAAAAAACQA/pEuPuhzfGoU/s200/10602+Sassos+076.jpg" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;Quello che sino a qualche decennio fa si poteva considerare parte integrante della vita&amp;nbsp; di una famiglia oggi diventa una conquista per tutti coloro che non dispongono di un pezzo di terra, piccolo o grande, per dare vita alle coltivazioni che generalmente si collocano nella produzione per autoconsumo. Parliamo di orti, affrontando l’argomento nel senso pratico della questione senza toccare le sfumature che fanno da contorno a questo tema; eviteremo pertanto di parlarne come momento legato ad una moda che fa tanto ”in”, soprattutto vissuto da alcune persone, e come letteratura, visto che gli scaffali delle librerie si sono riempiti di testi tematici legati all’argomento spaziando dalla terapia alle metodologie di coltivazione.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;La ricognizione storica evidenzia che l’orto accompagna l’uomo da migliaia di anni: urbanizzato o in area rurale ha sicuramente contribuito al sostegno di gruppi familiari ed intere comunità in tutti i momenti della storia, sia in periodi di pace, prosperando, sia in periodi di guerra e di recessione. Il valore sociale ed etico in questo rapporto naturale che lega l’uomo e la terra non è discutibile e sicuramente è talmente saldo che lo si incontra, in maniera più o meno radicata, in tutte le realtà del pianeta senza distinzione di Paese, a prescindere dal proprio indice di sviluppo umano.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;Il passaggio, negli ultimi decenni, da quello che era il classico orto in campo all’orto sul balcone, sul terrazzo ed in aree dismesse delle città ha confermato la volontà da parte di coloro che vivono in insediamenti urbanizzati di continuare a mantenere un legame con la terra cercando di non disperdere le conoscenze e le tecniche di coltivazione acquisite. Un&lt;br /&gt;sapere che nella maggior parte dei casi si è tramandato tra generazioni. Sfatare il mito che orto è sinonimo di anzianità è dimostrato sia dall’approccio sia dalla costanza riposti in questa attività, prettamente manuale, dalle varie fasce sociali e di differenti età coinvolte. Sovente, inoltre, si sono ritrovati valori importanti che si scontrano con l’attuale stile di vita consumistico. La frustrazione del quotidiano, appesantita oggi da una situazione economica e un modello di vita frenetico e preoccupante, i cui riflessi condizionano notevolmente la routine, ci pongono la necessità di rivedere alcuni stili di vita ed ambizioni che probabilmente sono da considerarsi falliti, cercando un rapporto collettivo che permetta a tutta la comunità, sia urbana sia rurale, di ricostruire quella società civile di cui tutti abbiamo bisogno per edificare un sistema di convivenza che sia etico ed umano.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;A Chiasso (CH) un'area degradata è stata riqualificata attraverso l'esperienza degli Orti Condivisi, orti che l'Amministrazione Comunale ha assegnato non solo alla fascia più anziana della popolazione, ma anche a famiglie, singles, persone provenienti da altri Paesi. Una riqualificazione territoriale e umana dunque, un'occasione di incontro tra generazioni e culture diverse, perché attraverso i gesti semplici e secolari del zappare la terra, seminarla, irrigarla, raccoglierne i frutti è più facile comunicare anche tra lingue diverse e creare scambi interculturali diventa allora più semplice di tanti complicati progetti di integrazione. E' come se tornare alla semplicità del nostro rapporto con la natura ci aiutasse anche a ricercare e a ritrovare la qualità essenziale nelle relazioni.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;Appropriarsi, come società civile, dei beni comuni attraverso un recupero culturale a difesa del collettivo significa sensibilizzare le istituzioni a rivedere l’utilizzo di questi beni in maniera più consona alle esigenze attuali, soprattutto in un momento di difficoltà economica e di incertezza per il futuro. Il “diritto all’orto” è una proposta ma anche una provocazione e vuole essere uno stimolo alla riflessione per coloro che sono preposti alle decisioni riguardanti la collettività soprattutto per un utilizzo diversificato degli spazi comuni.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;Occorre rivalutare le aree urbane dismesse e abbandonate, dove sovente nascono orti abusivi in balia dei predatori, ma anche rivedere il concetto di parco cittadino che potrebbe tranquillamente essere condiviso da diverse fasce di età, bambini per il gioco e lo svago, animali da compagnia, relax per coloro che durante la giornata cercano una pausa e perché no, coltivatori di orto.&lt;br /&gt;Si realizzerebbe così un presidio giornaliero eterogeneo per esigenze e necessità ma sicuramente stimolante. Un interscambio di saperi che permetterebbe di creare aree ricche di una cultura diversa e stimolante. Sostenere in maniera forte e decisa il riordino di queste aree con l’obiettivo di riappropriarsi in forma diversa degli spazi verdi vuole dire spronare le amministrazioni comunali ad intervenire ulteriormente a favore di politiche sociali in forma concreta e solidale dando un supporto anche a coloro che oggi hanno la necessità di una reale integrazione al reddito eroso da una crisi non certo creata dalle fasce più deboli o che si sta indebolendo.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;Sostenere nuclei familiari che improvvisamente si ritrovano a convivere con ammortizzatori&lt;br /&gt;sociali a sostituzione di un reddito, o con la perdita totale di un reddito, assegnando un’area coltivabile, significa anche offrire un supporto psicologico abbattendo la frustrazione che in genere affiora in queste situazioni. E’ un investimento di cui la società civile deve farsi carico per un bene comune che non è solo il riassetto di spazi urbani o extraurbani ma è un insieme di tasselli che formerebbero un puzzle dove si intrecciano diversi percorsi, culturali, sociali e soprattutto in una visione totalmente differente del condividere.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;div class="bodytext"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&amp;nbsp; * ortiinmovimento@gmail.com&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-6725141990793518837?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/6725141990793518837/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/12/il-diritto-allorto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/6725141990793518837'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/6725141990793518837'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/12/il-diritto-allorto.html' title='IL DIRITTO ALL&apos;ORTO'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-kloUvnDFtWs/TvxH17OgJyI/AAAAAAAACQA/pEuPuhzfGoU/s72-c/10602+Sassos+076.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-8709763150807336442</id><published>2011-12-09T12:32:00.000+01:00</published><updated>2011-12-09T12:32:25.519+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Contadino per caso'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Letture'/><title type='text'>il grido silenzioso dell’agricoltura italiana</title><content type='html'>&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="createdby"&gt;Scritto da Uomo Zappiens     &lt;/span&gt;               &lt;span class="createdate"&gt;      Giovedì 08 Dicembre 2011 &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="article-info-surround" style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;div class="article-info-surround2"&gt;&lt;div class="articleinfo"&gt;         &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;img alt="superfarmer" height="150" src="http://www.megachip.info/images/superfarmer.jpg" style="float: left; margin-bottom: 2px; margin-right: 10px;" width="308" /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;di &lt;b&gt;Uomo Zappiens&lt;/b&gt; – Megachip.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Dal 2000 al 2010 hanno chiuso i battenti il 32,2 per cento delle aziende agricole italiane. Lo dicono i dati provvisori del 6° Censimento dell’Istat &lt;i&gt;(&lt;/i&gt;&lt;a href="http://censimentoagricoltura.istat.it/"&gt;http://censimentoagricoltura.istat.it&lt;/a&gt;&lt;i&gt;) &lt;/i&gt;pubblicati pochi mesi fa.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: verdana,geneva;"&gt;&amp;nbsp;Queste le cifre: alla data del 24 ottobre 2010 in Italia risultano attive 1.630.420 aziende agricole e zootecniche&lt;b style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt; &lt;/b&gt;di cui 209.996 con allevamento di bestiame destinato alla vendita: il 32,3 per cento in meno, appunto, dell’anno 2000.&lt;b style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt; &lt;/b&gt;E’ il risultato di un processo pluriennale di concentrazione dei terreni agricoli come effetto delle politiche comunitarie e, anche, dell’andamento del mercato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana,geneva;"&gt;Infatti la dimensione media aziendale è passata, in un decennio, da 5,5 ettari di Superficie Agricola Utilizzata (SAU) per azienda a 7,9 ettari (+44,4%) sebbene la Superficie Aziendale Totale (SAT) sia diminuita dell’8% e la SAU in termini assoluti del 2,3%.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Siamo di fronte a una vera e propria catastrofe.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt; Questa catastrofe è accolta dal silenzio generale e le grida degli agricoltori sono sepolte dall’indifferenza.&amp;nbsp; Perché? &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Ma perché il dato è considerato positivo. Questo infatti è ciò che &lt;b&gt;doveva avvenire&lt;/b&gt; secondo la teoria della modernizzazione agricola e di superamento delle forme considerate arretrate di produzione, connessa a quella dello sviluppo misurato in termini di crescita economica. Teoria utilizzata come fondamento per le politiche agrarie nella seconda metà del novecento e che è diventata l'asse portante delle politiche agricole dell'Unione Europea.&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Ce lo spiega &lt;b&gt;Jan Douwe Van der Ploeg&lt;/b&gt; titolare della cattedra di sociologia rurale presso l’Università di Wageningen in Olanda e punto di riferimento per gli studiosi di politica agraria europei.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;La teoria della modernizzazione in agricoltura&lt;/b&gt; -ci spiega lo studioso- ha costruito un modello di azienda agricola moderna o convenzionale, quella che la politica e la rappresentanza si sono date come obiettivo. Tale azienda è un’impresa gestita secondo regole comuni e che segue un modello produttivo standardizzato, &lt;b&gt;con l’obiettivo di produrre quantità e non qualità.&amp;nbsp; &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;I fattori produttivi vengono dall’esterno&lt;/b&gt;, cioè non sono generati dall’azienda o dal territorio (fertilizzanti, sementi, pesticidi, trattori ecc.);&lt;b&gt;i prodotti devono essere trasformati secondo logica industriale e non artigianale&lt;/b&gt; e vengono &lt;b&gt;inseriti in filiere lunghe finendo anche a migliaia di km. &lt;/b&gt;Il valore aggiunto che si accumula negli spostamenti viene sottratto all’agricoltore e drenato da altri settori e dagli intermediari.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;L’Azienda inoltre è costretta all’interno di un quadro normativo stabilito dallo Stato e/o dalla UE.&lt;/b&gt; L’organismo pubblico legittima questo sistema e le politiche sono orientate a difenderlo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;La macchina ideologico-giuridico-istituzionale è interamente impegnata a eliminare ogni possibile alternativa a questo disegno.&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Per questo i dati provvisori del Censimento non sono stati accolti da un giusto allarme e &lt;b&gt;le grida di dolore degli agricoltori sono state coperte dal silenzio mediatico. &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Perché? Ma perché ci stiamo modernizzando. Perché l’Italia si mette al passo con l’Europa per quanto riguarda la dimensione delle aziende. Tutto bene? Non proprio. Perché, come ci ricorda Van Der Ploeg, &lt;b&gt;questo modello di azienda si è rivelato insostenibile&lt;/b&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Innanzitutto &lt;b&gt;a livello economico&lt;/b&gt;. Esiste infatti, rispetto ai primi anni della modernizzazione, una &lt;b&gt;&lt;i&gt;tendenziale caduta del reddito degli agricoltori&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; che vede restringere pericolosamente la forbice tra costi e ricavi.&amp;nbsp; Questo è motivo della chiusura di tante aziende ma anche della vita difficile delle molte altre che lottano per rimanere sul mercato. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;In secondo luogo &lt;b&gt;&lt;i&gt;l’agricoltore non è più autonomo&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;perde le sue abilità e il suo sapere, non può più decidere cosa coltivare e dove vendere e diventa un puro esecutore del sistema tecnologico-industriale, costretto oltretutto a passare molte ore del suo lavoro in adempimenti burocratici.&lt;/b&gt; E’ stato espropriato delle proprie capacità gestionali. Ridotto ad essere un semplice fornitore di materia prima.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Infine l’&lt;b&gt;insostenibilità ambientale&lt;/b&gt;: &lt;b&gt;la terra, l’acqua, l’aria sono profondamente inquinate dal sistema di produzione,&lt;/b&gt; trasformazione e commercializzazione agricola. &lt;b&gt;L’agricoltura industriale&lt;/b&gt; è responsabile del &lt;b&gt;30 per cento dei gas serra sul pianeta&lt;/b&gt;. L’impoverimento dei suoli a causa dell’uso intensivo di fertilizzanti chimici, invece dell’utilizzo dei metodi che per millenni hanno garantito la fertilità dei suoli come &lt;b&gt;la rotazione e la multicultura,&lt;/b&gt; contribuisce, impermeabilizzando i terreni, anche alle inondazioni continue a cui assistiamo. &lt;b&gt;Gli effetti esterni dell’industrializzazione dell’agricoltura sono gravissimi sull’ambiente e sulla salute dei consumatori.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;blockquote&gt;&lt;span face="Verdana, sans-serif" style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Van der Ploeg analizza però soprattutto gli effetti interni concentrandosi sulla&lt;strong&gt; progressiva espropriazione della capacità gestionale dell’agricoltore&lt;/strong&gt;, la &lt;strong&gt;rottura dell’unità tra produzione e riproduzione dei fattori naturali&lt;/strong&gt; (acqua, terra, piante, animali) e il progressivo &lt;strong&gt;sganciamento dell’agricoltura dal contesto locale&lt;/strong&gt;, inteso come ecosistema e come prodotto di rapporti sociali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana,geneva;"&gt;Si determina, ci spiega, una standardizzazione dei processi produttivi sempre più dipendenti da prescrizioni esterne. &lt;b style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;L’agricoltore viene espropriato anche della sua attitudine a sperimentare per migliorare le condizioni produttive. Si genera una figura di agricoltore virtuale&lt;/b&gt;&lt;b&gt; capace di eseguire correttamente un complesso di operazioni prescritte dall’esterno e trasmesse attraverso un apparato di divulgazione e assistenza tecnica.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana,geneva;"&gt;L’innovazione tecnologica diffusa dall’apparato di divulgazione era considerata condizione essenziale per il superamento delle forme arretrate di produzione. Le resistenze al cambiamento, chiaramente visibili,&amp;nbsp; da parte degli agricoltori erano interpretate dai teorici della modernizzazione come prodotto di “arretratezza culturale” anche se invece si trattava di comportamenti logici basati su una corretta analisi del rapporto tra costi e benefici.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana,geneva;"&gt;Van der Ploeg interpreta il fenomeno dell’insostenibilità economica come una &lt;b style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;crisi strutturale della modernizzazione agricola&lt;/b&gt; e fornisce come risposta la &lt;b style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;rivalutazione del modello di produzione contadino&lt;/b&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana,geneva;"&gt;Pur inserito nel quadro di un sistema regolato dal mercato capitalistico, infatti, &lt;b&gt;il modello di produzione contadino garantisce un basso grado di mercificazione, un alto grado di autosufficienza, la passione per il lavoro e la cura delle risorse; la conoscenza localmente trasmessa, garantisce la relazione tra natura (viva e non morta questa volta) e società, la padronanza del mestiere e un rapporto di continuità tra passato presente e futuro.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana,geneva;"&gt;Il modello contadino è basato sulla necessità non solo di realizzare il prodotto ma anche di riprodurre le risorse produttive (acqua, terra, semi). Il suolo non viene impoverito. La natura non è nemica da dominare e da cui si può prescindere.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: verdana,geneva;"&gt;La modernizzazione in 50-60 anni avrebbe dovuto far scomparire i contadini. Ma le cose non sono andate come previsto. Si è manifestata infatti una forte resistenza anche in Europa e sono molti i luoghi dove si riafferma un modo di produzione alternativo.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana,geneva;"&gt;I paesi del sud del mondo sono quelli che hanno la guida di questo processo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana,geneva;"&gt;Il movimento &lt;b&gt;Sem terra&lt;/b&gt; in Brasile (anni 80) nato anche grazie al sostegno della chiesa cattolica, ha consentito il ritorno alla terra di milioni di persone che vivevano nelle periferie urbane e nelle favelas.&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana,geneva;"&gt;[.....] &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: verdana,geneva;"&gt;Le pratiche innovative che gli agricoltori già mettono in atto per assicurare nuove fonti di reddito vanno dalla filiera corta alla trasformazione dei prodotti in azienda all’agricoltura biologica, agriturismo, agricoltura sociale ed altro.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: verdana,geneva;"&gt;Iniziative come &lt;b&gt;Terra Madre&lt;/b&gt; (Piemonte dal 2004) e &lt;b&gt;Terra Futura&lt;/b&gt; (Toscana) sono dei grandi momenti di confronto globale su questi temi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;b&gt;L’Italia ha i migliori prodotti agroalimentari del mondo e una varietà enormemente superiore a molte altre parti del pianeta. &lt;/b&gt;La pretesa di devastare la biodiversità ma anche la diversità culturale è una tendenza che dovrebbe trovare un muro invalicabile a difesa della nostra elevatissima cultura alimentare. Sarebbe ora di manifestare l’amore per questo paese in modo concreto difendendo la bellezza del paesaggio rurale, la preziosità dei prodotti alimentari, la varietà delle culture e praticando, da subito, un modello di agricoltura sostenibile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Molta gente lo fa da anni, senza sostegno, senza aiuto, senza un supporto politico e a fronte di una enorme pressione contraria.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;E’ urgente mettersi alla testa di questo nuovo modo di pensare ed è ancora più urgente superare la rimozione dell’anima rurale di questo paese facendo rientrare a pieno titolo l’agricoltura nelle priorità politiche del futuro.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d;"&gt;&lt;span face="Verdana, sans-serif" style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #38761d;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span color="#800000" face="Verdana, sans-serif" style="color: maroon; font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-8709763150807336442?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/8709763150807336442/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/12/il-grido-silenzioso-dellagricoltura.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/8709763150807336442'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/8709763150807336442'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/12/il-grido-silenzioso-dellagricoltura.html' title='il grido silenzioso dell’agricoltura italiana'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-6541849419978237337</id><published>2011-11-29T16:55:00.000+01:00</published><updated>2011-11-29T16:55:49.091+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Contadino per caso'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ecologia'/><title type='text'>Lasciateci seminare</title><content type='html'>&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;di Daniela Passeri, &lt;span class="datetime"&gt;28 novembre , &lt;/span&gt;&lt;strong&gt;* http://www.venezia2012.it/&lt;/strong&gt;    &lt;/div&gt;&lt;div class="sep" style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;        &lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-2721" height="225" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2011/11/semi-300x225.jpg" width="300" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;La Rete Semi Rurali, insieme con Acra e Crocevia, ha lanciato la campagna &lt;b&gt;“Semi legali, semi locali”&lt;/b&gt; per chiedere alla Conferenza Stato-Regioni e al Ministero delle Politiche Agricole di &lt;b&gt;riconoscere agli agricoltori il diritto alla selezione, conservazione e commercializzazione dei semi di antiche varietà locali.&lt;/b&gt; Diritto già scritto in una direttiva europea (98/95/CE), ma in Italia manca il solito decreto ministeriale che gli agricoltori aspettano da almeno tre anni.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;I semi sono quanto di più strettamente regolamentato si possa immaginare. Il &lt;b&gt;Catalogo delle varietà vegetali,&lt;/b&gt; una sorta di libro della natura ad uso dei burocrati, è molto rigoroso ed &lt;b&gt;ha di fatto escluso dal business sementiero le varietà locali ed autoctone&lt;/b&gt; che hanno (quasi) perso il diritto di esistere: se non sei nel catalogo nessuno ti compra, nessuno ti coltiva. Per ovviare a questo sgarbo alla natura sono stati creati &lt;b&gt;cataloghi paralleli di varietà “da conservazione”.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Ai produttori agricoli è riconosciuto (legge 1096/71)&amp;nbsp; il diritto alla vendita diretta “di modiche quantità” (&lt;em&gt;sic!&lt;/em&gt;) di semi da conservazione, cioè di varietà locali, purché lo facciano in ambito locale, purché autorizzati, purché dimostrino di avere adeguate capacità tecniche, purché abbiano le macchine adatte alla pulizia….&amp;nbsp; Purché, in definitiva, siano un’industria sementiera.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Non solo: per &lt;b&gt;ottenere i contributi dalla UE occorre dimostrare di aver acquistato semi certificati&lt;/b&gt; (da un anno questo non vale più per i cereali) dai soliti big delle sementi, cinque multinazionali (Monsanto, Du Pont, Syngenta, Groupe Limagrain, Land O’Lakes) che detengono il 57% del mercato mondiale dei semi, quindi delle colture. Ovvero, decidono quello che arriva in tavola.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;E noi mangiamo pane e pasta ottenuti dalle farine “migliori” ma solo in termini di velocità di impasto&lt;/b&gt; (con maggiore azoto e maggiori proteine, che rendono l’impasto più “resistente” alle sollecitazioni delle macchine, ma povere di oligoelementi, cioè vitamine e minerali), &lt;b&gt;e velocità di lievitazione&lt;/b&gt; (lievito di birra invece delle miscele di pasta madre, anche queste troppo slow), &lt;b&gt;a scapito delle loro qualità organolettiche, nutrizionali, di durata&lt;/b&gt; &lt;i&gt;&lt;b&gt;(il pane la sera è già da buttare)&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;. Insomma, le farine bianche, superraffinate, ottenute dalla selezione di grani monovarietali concepiti dalla ricerca agronomica, dice Riccardo Bocci, coordinatore della Rete Semi Rurali (&lt;a href="http://www.semirurali.net/"&gt;www.semirurali.net&lt;/a&gt;) “per essere venduti nei cinque continenti con l’idea che i campi possono essere resi tutti uguali, basta aggiungere più o meno acqua, più o meno fertilizzanti chimici, diserbanti, pesticidi, funghicidi. Questo aspetto pone forte la questione della ricerca sulle sementi, che, poiché determina quello che noi mangiamo, deve essere pubblica. E pone forte anche la questione del costo ambientale enorme di questa politica agricola che favorisce soltanto l’agricoltura industriale”.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;La campagna della Rete Semi Rurali pone dunque l’accento sulla necessità di tornare a &lt;b&gt;“rilocalizzare”&lt;/b&gt; le colture, &lt;b&gt;una delle 8 “R”&lt;/b&gt; (insieme con &lt;b&gt;“ridurre”, “ridistribuire”, “rivalutare”&lt;/b&gt;…) con cui Serge Latouche spiega il pensiero della Decrescita. Per fare un esempio, si tratta di tornare a coltivare varietà di frumento autoctone o “antiche”, ciascuna nel suo territorio d’elezione, &lt;b&gt;non per un nostalgico ritorno al passato, ma perché sono il risultato di novemila anni di adattamento all’ambiente e miglioramento varietale, quindi sono le più adatte a crescere in un certo territorio e le migliori per chi voglia abbandonare l’agricoltura convenzionale. &lt;/b&gt;“Sono le piante – sottolinea Bocci – che i nostri avi hanno coltivano nelle nostre campagne fino a circa 70-80 anni fa e &lt;b&gt;sono quelle che meglio si adattano a ciascun terreno, ciascun micro-clima, a metodi agronomici naturali, precedenti l’introduzione massiccia della chimica, e quindi sono le più indicate per chi voglia passare al biologico,&lt;/b&gt; oltre che costituire una grande ricchezza per la biodiversità”.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Giuseppe Li Rosi, produttore di frumenti antichi a Raddusa (Catania), e oggi commissario straordinario della Stazione sperimentale di granicoltura per la Sicilia di Caltagirone, è uno degli agricoltori che, in sordina, al limite della legalità, ha ricominciato a produrre frumenti antichi con metodo biologico operando prima una lunga selezione, durata una decina d’anni, per capire quali sementi erano più adatte alla sua terra.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Dove avrà trovato i semi, visto che l’industria sementiera non tratta queste varietà marginali e non è possibile acquistarle da altri contadini? &lt;i&gt;“In gran parte alla Stazione sperimentale di Caltagirone&lt;/i&gt; -&amp;nbsp; racconta Li Rosi – &lt;i&gt;ma anche andando nelle campagne dai contadini più anziani, partendo da quantità minime, anche 700 grammi di semi, quindi in modo illegale e senza dichiararlo, altrimenti avrei perso pure i contributi. E’ stato mio padre ad intuire che la coltivazione biologica sarebbe stata più redditizia di quella convenzionale, per via delle sovvenzioni. Però, coltivare con metodi che io preferisco chiamare naturali, con semi che sono stati progettati per la chimica, non funziona. Ho dovuto mettermi alla ricerca dei semi più adatti ai miei campi con i quali oggi ottengo, in qualsiasi condizione, una resa omogenea di 25 quintali/ettaro contro i 40-60 quintali/ettaro del convenzionale, però i costi di produzione del biologico sono la metà di quelli del convenzionale. In più, la qualità non ha paragoni: il frumento antico si radica più in profondità, quindi contiene più microelementi, ovvero sali minerali, in particolare manganese e selenio, mentre i frumenti dell’agrobusiness si accontentano dell’azoto e del fosforo con cui sono pompati. Ma sono prodotti di sintesi, da combustibile fossile a cibo”.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Per essere competitivo sul mercato Li Rosi sa che deve chiudere la filiera: produrre solo materia prima – il cui prezzo viene deciso alla borsa dei cereali di Chicago – per un’azienda agricola non è più sufficiente, occorre trasformare il grano in farina, la farina in pane e pasta. &lt;b&gt;Così il contadino recupera la sua dignità di produttore di cibo e riattiva l’artigianato che, su piccola scala, può produrre alimenti di altissima qualità, anche nutrizionale, che non hanno bisogno di essere raffinati per diventare stabili, essere trasportati, durare a lungo.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;In Italia il 50 per cento dei semi viene acquistato dai sementieri ma c’è poi un 50 per cento, nell’industria cerealicola, che continua a produrre i semi da sé. “Questo si spiega – dice Bocci – perché esistono ancora tanti piccoli agricoltori che per varie ragioni, familiari, di tradizione, hanno continuato a produrre secondo un modello agricolo considerato da più “sottosviluppato”, ma che ha permesso una certa diversità nei campi. &lt;b&gt;Però questi agricoltori hanno un’età che va dai 65 ai 90 anni:&lt;/b&gt; la sfida sarà creare un ponte tra generazioni per non disperdere semi e conoscenze”.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-6541849419978237337?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/6541849419978237337/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/11/lasciateci-seminare.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/6541849419978237337'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/6541849419978237337'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/11/lasciateci-seminare.html' title='Lasciateci seminare'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-3240847110994371326</id><published>2011-11-28T09:55:00.000+01:00</published><updated>2011-11-28T09:55:34.093+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Letture'/><title type='text'>Denaro-denaro-denaro: il ciclo della finanziarizzazione</title><content type='html'>&lt;div style="color: #351c75; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;di Francesco Indovina «Si può fare a meno del fallimento dell’Italia! Vediamo un po’»Sbilanciamoci newsletter&lt;i&gt;, 26 novembre 2011&lt;/i&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394;"&gt;C’è un po’ di terrorismo in chi è contrario al fallimento nel descriverne gli effetti. Mi è chiaro che giungere a una qualche forma di fallimento non è come bere una tazza di caffè, ma il problema non è questo, il tema è: se ne può fare a meno? Una risposta a questo interrogativo presuppone una qualche considerazione sulle trasformazione del capitalismo. Un po’ mi devo ripetere, mi scuso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br style="color: #0b5394;" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394;"&gt;Si sostiene che la crisi attuale è una crisi da eccessiva capacità produttiva e da mancanza di domanda solvibile. Due osservazioni: da una parte questa interpretazione è contraddittoria con l’osservazione che la crisi prende corpo da un eccesso di domanda a “credito”, quindi non la domanda ma la sua finanziarizzazione è il problema; dall’altra parte è vero che c’è una crisi di domanda dato che la popolazione viene continuamente tosata per far fronte alle ingiunzioni della finanza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br style="color: #0b5394;" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394;"&gt;È necessario riflettere che la finanziarizzazione dell’economia non è solo una evoluzione del capitalismo ma la modificazione della sua natura. Il processo è passato dalla proposizione denaro-merce-denaro (D-M-D), attraverso il quale il capitale, con una distribuzione non equa del valore prodotto tra capitale e lavoro, accumulava ricchezza, a quella odierne denaro-denaro-denaro (D-D-D), che senza la “mediazione” della produzione di merci (e servizi), permette di accumulare ricchezza (in poche mani).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br style="color: #0b5394;" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394;"&gt;Si rifletta sui seguenti dati mondiali: il PIL ammonta a 74.000 miliardi; le Borse valgono 50.000 miliardi; le Obbligazioni ammontano a 95.000 miliardi; mentre gli “altri” strumenti finanziaria ammontano a 466.000 miliardi. Risulta così che la produzione reale, merci e servizi (74.000 miliardi), è pari al 13% degli strumenti finanziari. Quanto uomini e donne producono, in tutto il mondo, rappresenta poco più di 1/10 del valore della “ricchezza” finanziaria che circola. Questo dato quantitativo ha modificato la qualità dell’organizzazione economica: mentre resta attiva la parte di produzione materiale si è sviluppata un’enorme massa di attività finanziaria che mentre trent’anni fa lucrava sul “parco buoi”, nome affibbiato a chi affidava alla borsa i propri risparmi nella speranza di arricchirsi, ora lucra sui popoli che da una parte sono sottoposti a una distribuzione non equa di quanto producono (gli indipendenti sono poco tali e sono entrati nella catena allungata del valore aggiunto) e, dall’altra parte, sono tosati (più tasse e meno servizi) in quanto cittadini.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br style="color: #0b5394;" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394;"&gt;Si tratta di un mutamento che investe la produzione, la distribuzione della ricchezza, ma anche il processo politico e la stessa, tanta o poca che sia, democrazia. Quando la ricchezza si produce attraverso la mediazione della merce era attiva dentro lo stesso corpo della produzione, una forza antagonistica che cercava di imporre una diversa distribuzione della ricchezza prodotta e l'affermarsi di diritti di cittadinanza. Nessun regalo, conquiste frutto di lotte, di lacrime e sangue. Al contrario quando diventa prevalente il meccanismo finanziario, si scioglie il rapporto tra capitale e società, e diventa impossibile ogni antagonismo specifico. Tutto si sposta sul piano politico, un bene e un male insieme. Un male perché manca una cultura alternativa, tutti viviamo entro la dimensione liberista e del mercato, un bene perché è possibile andare alla radice del problema.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br style="color: #0b5394;" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394;"&gt;È diventato senso comune che il mercato (finanziario) vuole sicurezza e credibilità! È una parte molto modesta della verità. La speculazione finanziaria da se stessa, data la massa di risorse che muove, e le tecnologie che usa (gli High Frequency Trading – HFT – che muovono due terzi delle borse), si crea autonomamente le occasioni di successo per speculare. Come ha scritto Prodi “i loro computer scattano tutti insieme, comprano e vendono gli stessi titoli e forzano in tal modo il compimento delle aspettative”. Contrastare la speculazione, come lo si sta facendo, significa solo offrirle alimento continuo. Si può fare più equamente, e sarebbe importante, ma questo non intaccherebbe il meccanismo. Bisogna colpire direttamente la speculazione al cuore, toglierle l’acqua nella quale nuota. Certo che ci vorrebbe un’azione comune a livello internazionale, ma l’elite politica e tecnica è figlia ideologica, qualche volta non solo ideologica, del liberismo e della finanza; ambedue si possono “criticare” ma non toccare, bisogna farli “operare meglio”. Come ha scritto Halevi, le maggiore banche tedesche e francesi sono piene di titoli tossici, messi in bilancio al loro valore nominale mentre valgono zero, ma il sistema (la governance europea franco-tedesca) difende le banche tedesche e francesi, mettendo in primo piano i debiti sovrani e le banche dei paesi sotto tiro (e quando toccherà alla Francia? Perché toccherà!).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br style="color: #0b5394;" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394;"&gt;In sostanza il sistema non si tocca; si possono punire, anche severamente, come in America, chi la fa grossa, ma poi si finanziano le banche, né si riesce a mettere una qualche freno (amministrativo, fiscale, legislativo, ecc.) alla speculazione. Come l’apprendista stregone che non riesce a gestire le forze che ha scatenato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br style="color: #0b5394;" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394;"&gt;Non voglio dire che il sistema è al collasso, ma è sulla strada; ci vorrà tempo (anche secoli secondo Ruffolo) e ci vorranno forze, ma si coglie “una condizione di insoddisfazione diffusa, di generale incertezza e di sfiducia e timore del futuro”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br style="color: #0b5394;" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394;"&gt;La Grecia ha fatto tutto quello che le era stato richiesto, licenziamenti, diminuzione di stipendi, tagli, ecc. ed è giunta, di fatto al fallimento (controllato). La speculazione finanziaria ha aggredito la Grecia, ha tosato la popolazione, ha scarnificato la società. Il furbo Papandreu ha tentato la mossa democratica del referendum, è stato redarguito, bastonato ed ha fatto marcia indietro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br style="color: #0b5394;" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394;"&gt;Oggi tocca all’Italia (un po’ alla Spagna, domani la Francia, nessuno è al riparo. La finanza non ha patria, non ha terra, non ha sangue), che si appresta (con serietà, si dice) a seguire le richieste della Banca europea, del Fondo monetario, della Commissione della UE, cioè di fatto della finanza, per scivolare lentamente in una versione diversa della Grecia. Ha senso? Certo che no, ma la questione è: ha senso una politica keynesiana? Ha senso una più equa distribuzione dei sacrifici? Ha senso pensare a risposte più “riformiste” e civili alle indicazione della Banca europea? Ha senso pensare ad operation twist (di che dimensione dato l’ammontare del debito italiano), proposta da Bellofiore e Toporowski? senza con tutto questo intaccare il potere e la capacità operativa della speculazione (che costituisce parte strutturale del sistema)?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br style="color: #0b5394;" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394;"&gt;Credo di no, e mi domando: è necessario continuare ad avere la Borsa che ha perso ogni originale funzione? È possibile dividere le banche che fanno finanza da quelle della raccolta e collocamento del risparmio? È possibile avere una banca europea che operi come una banca nazionale? È possibile avere un governo europeo, non solo economico ma generale? È possibile tassare le rendite e i patrimoni? Ecc. Tutto è possibile ma poche cose sono probabili.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br style="color: #0b5394;" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394;"&gt;Qual è l’ottica con la quale un governo di centro-sinistra (che si dice probabile) deve guardare alla situazione? Certo c’è da ricostruire il senso della società, come dice Rosy Bindi, c’è da ricostruire un ruolo internazionale, c’è da rilanciare lo sviluppo (sostenibile, equilibrato, ambientale, risparmiatore, ecc. lo si qualifichi quanto lo si vuole), c’è da affrontare il problema del lavoro di giovani, donne, precari, disoccupati, c’è da occuparsi di scuola, sanità, territorio, ecc. La domanda è: tutto questo è fattibile insieme al pagamento del debito? Qualcuno (Amato) parla di una patrimoniale di 300-400 miliardi per ridurre drasticamente il debito. Bene, ma tutto il resto come lo si fa? Sacrifici, per piacere no, riforme impopolari per piacere no, e non solo per collocazione politica ma perché inutili e dannosi per fare tutte le cose elencate prima.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br style="color: #0b5394;" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394;"&gt;Penso che bisogna mettere mano al debito. Il come, dipende da volontà e forza: un concordato con i creditori (via il 30%); una moratoria di 3-5 anni; differenziato rispetto alle persone fisiche e alle istituzioni (le banche che hanno in bilancio titoli tossici potrebbero benissimo tenersi anche i titoli sovrani, con buona pace del Cancelliere tedesco), ecc. La patrimoniale certo che ci vuole, ma dovrebbe servire ad avviare tutte le altre cose, così come una ristrutturazione della spesa pubblica (spese militari, ecc.) potrebbe liberare risorse. Mentre la lotta all’evasione (mancati introiti per 120 miliardi l’anno) e alla corruzione (60 miliardi l’anno) potrebbero servire alla diminuzione delle imposte dei lavoratori. Insomma ci sarebbe tanto da fare, ma bisogna in parte, in toto, o per un certo numero di anni, liberarsi del debito.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br style="color: #0b5394;" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394;"&gt;Non dovrebbe essere una iniziativa europea? Certo, ma in sua mancanza facciamo da soli, non c’è da salvare una astratta Italia, ma una concreta popolazione di uomini e donne. Questo è il tema.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br style="color: #0b5394;" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394;"&gt;Oggi ci avviamo al governo del “grande” Mario; che si tratti di persona onesta e retta è molto probabile, ma è il suo pensiero che preoccupa, un pensiero tanto forte quanto inefficace.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-3240847110994371326?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/3240847110994371326/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/11/denaro-denaro-denaro-il-ciclo-della.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/3240847110994371326'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/3240847110994371326'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/11/denaro-denaro-denaro-il-ciclo-della.html' title='Denaro-denaro-denaro: il ciclo della finanziarizzazione'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-8042721907678193123</id><published>2011-11-20T16:14:00.000+01:00</published><updated>2011-11-20T16:14:31.710+01:00</updated><title type='text'>economia reale e giochi di borsa</title><content type='html'>&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La crisi finanziaria globale del 2008 (e non solo).&lt;/strong&gt;&lt;address&gt;Cosa significa “economia reale”? Perchè si dice sia più “solida”?&lt;/address&gt;&lt;address&gt;Che succede ai mercati in questa crisi?&lt;/address&gt;&lt;address&gt;(articolo in revisione)&lt;br /&gt;&lt;/address&gt;&lt;/div&gt;&lt;h3 style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Spieghiamolo in parole semplici&lt;/h3&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://bruce0wayne.files.wordpress.com/2008/07/dindi.jpeg"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-189" height="148" src="http://bruce0wayne.files.wordpress.com/2008/07/dindi.jpeg?w=205&amp;amp;h=148" title="dindi" width="205" /&gt;&lt;/a&gt;La crisi finanziaria che attanaglia i mercati nel periodo in cui scrivo questo articolo &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;è in realtà un “assestamento” che ha coinvolto anche l’Economia Reale&lt;/span&gt;. Questa è la vera gravità, ma è anche il suo potenziale &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;punto di forza&lt;/span&gt; &lt;em&gt;(più avanti spiego il perchè)&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;h3 style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Cosa è l’Economia Reale?&lt;/h3&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;span id="more-585"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;L’Economia Reale è quella fatta di fatti, e non di parole; Quella costituita da macchinari, parco clienti, capannoni, operai, etc. Tutti fattori tangibili, &lt;strong&gt;fisicamente tangibili.&lt;/strong&gt; Paradossalmente, l’esempio più banale potrebbe essere la &lt;strong&gt;Parmalat&lt;/strong&gt;.. &lt;em&gt;(no, non hai sbagliato a leggere)&lt;/em&gt;. Un’azienda che conserva comunque i suoi possedimenti materiali, i suoi clienti e ha un ciclo produttivo chiaro e concreto: si prende il latte e si vende, e si trasforma in tutti i suoi derivati più semplici (come lo Yogurt) che si vendono direttamente sul mercato (Italiano, in primis).&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://bruce0wayne.files.wordpress.com/2008/10/aratura.jpg"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-609" height="198" src="http://bruce0wayne.files.wordpress.com/2008/10/aratura.jpg?w=198&amp;amp;h=198" title="agricoltura" width="198" /&gt;&lt;/a&gt;Con tutti i debiti che può avere, un’azienda del settore &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Settore_primario" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Primario&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; e &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Settore_secondario" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Secondario&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, generalmente mantiene sempre una certa concretezza in termini di capitale e macchinari, che gli permette di far fronte ai creditori. Persino le aziende potenzialmente fallimentari conservano un certo valore: tanto è vero che è usanza ormai da tempo &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;il vendere, anzichè lasciar fallire&lt;/span&gt;, quel che resta di una ditta “Reale” a un’altra azienda dello stesso settore che “se la mangia” e la fa funzionare.&lt;br /&gt;Un esempio concreto potrebbe essere il (fu) reparto automobilistico della &lt;a href="http://www.daewoo.com/english/index.jsp" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Daewoo&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, che è stato “mangiato” dalla &lt;a href="http://www.chevrolet.com/" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;Chevrolet&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; poco prima che fallisse miserrimamente.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;h3 style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Il settore terziario e i “giochi di borsa”&lt;/h3&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://bruce0wayne.files.wordpress.com/2008/10/sky.jpg"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-610" height="152" src="http://bruce0wayne.files.wordpress.com/2008/10/sky.jpg?w=230&amp;amp;h=152" title="terziario" width="230" /&gt;&lt;/a&gt;Il settore &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Settore_terziario" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;terziario&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;, costituito prevalentemente di servizi,&lt;strong&gt; &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;è complementare&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt; agli altri due&lt;/span&gt;&lt;em&gt; (primario e secondario, vedi sopra)&lt;/em&gt;: &lt;strong&gt;Deve esserlo&lt;/strong&gt;, perchè non ha senso che viva di vita propria; non ha le basi per poter vivere di se stesso, non ha nessun dannato motivo di esistere in se’. &lt;em&gt;(se richiesto commentando la pagina o contattandomi, posso integrare con altre informazioni)&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Nel settore terziario, tra gli altri, si collocano: le banche, le società di credito, le agenzie, gli uffici di varia natura, le aziende “venditrici di fumo” &lt;a href="http://bruce0wayne.wordpress.com/2008/07/26/stipendi-e-straordinari-detassati-non-funziona/" target="_blank"&gt;&lt;em&gt;(di cui parlo anche in questo articolo [clicca])&lt;/em&gt;&lt;/a&gt;, le rappresentanze organizzative e governative, le agenzie (immobiliari, di viaggi, turistiche, di prestiti personali, etc.), etc.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;La crisi attuale si fonda in buona parte sulle speculazioni e sul parassitismo, i &lt;strong&gt;“giochi di borsa”&lt;/strong&gt;, del settore terziario ovviamente. &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;Sono le aziende del terziario che gestiscono e fanno funzionare a livello organizzativo e funzionale la Borsa e i mercati azionari&lt;/span&gt;; non si è mai visto un allevatore di bovini che si presenta a &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Piazza_Affari" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Piazza Affari&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt; a vendere latte o bistecche. Tuttavia.. la Borsa sta in piedi grazie alla liquidità e produttività del settore primario e secondario.. o almeno così dovrebbe essere.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;L’altra faccia e causa della crisi è &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;il Credito&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;, tipicamente americano anche se ormai diffuso in tutto il globo, consiste nel prestare soldi a un’azienda del settore primario, secondario o terziario o a un’altra persona fisica/giuridica per far si che possa superare un momento difficoltoso, ampliare il proprio parco macchine/capannoni/clienti, etc.; oppure semplicemente per togliersi uno sfizio, per acquistare un’inutility, un capriccio.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Quando si prestano soldi ad un’azienda del settore primario e secondario si hanno delle garanzie: solitamente, come specificato all’inizio dell’articolo, ci sono terreni, macchinari, clienti consolidati nel tempo che costituiscono una possibilità di rivalsa nel caso il Credito non venga rimborsato.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Nei &lt;strong&gt;“giochi di Borsa”&lt;/strong&gt; i prestiti -il Credito- sono stati fatti ad aziende del settore terziario e a privati cittadini che non avevano alcuna garanzia se non quella di “esistere” e far parte dell’andazzo del pianeta. In altre parole: &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;si è fatto credito a chi non poteva garantirne il saldo e/o ad aziende basate sul nulla, che a loro volta si basavano sul nulla, e così via&lt;/span&gt;.&lt;br /&gt;Le banche si prestano soldi tra di loro usando come garanzia reciproca i clienti.. ma se questi clienti sono insolventi, inconsistenti, “fumosi” o prevalentemente “terziari”?&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;h3 style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Made in China…&lt;/h3&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Un’altra chiara componente della crisi in corso è la fantasmagorica idea di spostare la produzione attiva delle aziende del settore primario e secondario all’estero, in paesi dove la forza lavoro costa meno.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://bruce0wayne.files.wordpress.com/2008/10/made-in-china.jpg"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-611" height="195" src="http://bruce0wayne.files.wordpress.com/2008/10/made-in-china.jpg?w=179&amp;amp;h=195" title="made-in-china" width="179" /&gt;&lt;/a&gt;Cosa resta di un’industria del secondario che sposta all’estero la maggior parte della sua produttività? Restano gli uffici di rappresentanza, il Direttore MegaGalattico, le sue 4 segretarie in topless, 4 impiegati svogliati e la mitica pianta di ficus.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;Per funzionare, un Paese necessita di economia reale&lt;/span&gt;: &lt;strong&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;settore Primario e Secondario: macchine, materiali e industrie&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;. Non ci si può basare solo sul &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;&lt;strong&gt;terziario&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;, poichè esso è “astratto”: dipende dagli altri due!&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Immaginate ora se il 90% delle aziende che compongono l’economia di un Paese spostasse la parte primaria e/o secondaria aziendale all’estero.. Bene: è quello che è successo negli USA e che sta accadendo anche da noi &lt;em&gt;(fortunatamente un po’ a rilento)&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Perchè!?! &lt;/strong&gt;qualcuno si chiederà. Ci sono 2 motivi principali a questo modus lavorandi:&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;ol style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt;Si permette ai clienti meno abbienti di comprare i prodotti …che vengono prodotti &lt;em&gt;(appunto)&lt;/em&gt;: spostando all’estero la parte “costosa” dell’azienda è possibile abbassare i prezzi, e anche di tanto! In questo modo è stato possibile vendere certe “cose” quasi a tutti. Prodotti che prima erano inaccessibili ai più. Aumentando il “Parco Clienti” si aumenta sia il valore dell’azienda che il fatturato.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Aumentare in maniera esponenziale &lt;strong&gt;i ricavi&lt;/strong&gt;: “ricavo” è il termine che definisce quanto si guadagna effettivamente, una volta scorporati i costi, dalla costruzione e vendita del prodotto. Il cinese lavora a stipendio da fame. I caschi motociclistici dell’&lt;a href="http://bruce0wayne.wordpress.com/2008/07/31/agv-stealth-recensione/" target="_blank"&gt;AGV&lt;/a&gt;, per fare un esempio, costano come quelli della &lt;a href="http://bruce0wayne.wordpress.com/2008/05/28/casco-nolan-n102-pregi-e-difetti/" target="_blank"&gt;Nolan&lt;/a&gt;, se non di più; Tuttavia i costi che l’AGV deve sostenere per costruire i suoi caschi sono millemila volte inferiori: in questo caso non si passa nemmeno dal punto 1: il ricavo è l’unico motivo allo spostamento della componente produttiva.&lt;/li&gt;&lt;/ol&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;h3 style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://bruce0wayne.files.wordpress.com/2008/10/529928975_630d65e9ba_o.jpg"&gt;&lt;img alt="" class="alignnone size-full wp-image-612" height="243" src="http://bruce0wayne.files.wordpress.com/2008/10/529928975_630d65e9ba_o.jpg?w=352&amp;amp;h=243" title="China Markets" width="352" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/h3&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;h3 style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;La Borsa, l’economia Reale&lt;br /&gt;&lt;/h3&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;La chiamano anche “esaltazione dei mercati”, esaltazione &lt;strong&gt;irrazionale&lt;/strong&gt; dei mercati, specificherei io.&lt;br /&gt;Ha portato dei gran soldoni nelle tasche di tanti operatori del terziario ..e del secondario che si prestavano al terziario. “Giocando” con i titoli quotati sui mercati internazionali si sono andate creando dal nulla delle aziende che in realtà non sono mai nemmeno esistite. Un vero è proprio vortice finanziario del nulla.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Come funziona la Borsa?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Funziona secondo la regola più banale del mondo dopo quella del “io presto sesso a te, tu paghi soldi e/o cibo a me”; Ovvero: “Se in tanti vogliono le azioni dell’azienda $Mazzi&amp;amp;Stramazzi: queste aumentano di prezzo”; per la “naturale” regola di mercato per cui si alzano i prezzi in caso di consensi e si abbassano (per poter vendere) in caso di dissensi.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Accade quindi che una ditta come “&lt;strong&gt;$Mazzi&amp;amp;Stramazzi&lt;/strong&gt; S.R.L.” composta da (ipotesi stracciata ed estremamente semplicistica):&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;ul style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;li&gt;quattro impiegate amministrative = € -16.000×4 di costi; € +9.000×4 di ricavi all’anno; € +1.000×4 di bella presenza generale; (tot. € -24.000)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il capo e il suo stramaledetto SUV = € +44.000 per il SUV e -44.000 per il carburante e le prestazioni sessuali pagate &lt;img alt="8-)" class="wp-smiley" src="http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_cool.gif?m=1306160132g" /&gt; ; € -200.000 di stipendio; € + 100.000 di capacità (tot. € -100.000)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;100 dipendenti qualificati = € -31.100×100 di costi; € +93.300×100 di ricavi all’anno (tot. € +6.220.000)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;un capannone = € +2.800.000&lt;/li&gt;&lt;li&gt;un parco clienti medio = € +10.500.000&lt;/li&gt;&lt;li&gt;i macchinari = € +40.000.000&lt;/li&gt;&lt;li&gt;il cane da guardia = € -2.000,03 di cibo;  € +2.000,33 di servizi resi all’anno (tot. €+00,30)&lt;/li&gt;&lt;li&gt;costi per i materiali e varie = € -30.000.000&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;..Per un Valore totale di Somma(-24.000 | -100.000 | +6.220.000 | +2.800.000 | +10.500.000 | +40.000.000 + 00,30) = otteniamo circa &lt;strong&gt;€ +29.396.000,30&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;address&gt;&lt;em&gt;Nota: la valutazione di un’azienda è millemila volte più complessa. Il sopraesposto esempio è da intendersi solo in forma esplicativa.&lt;/em&gt;&lt;/address&gt;&lt;/div&gt;&lt;h3 style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La Borsa “Reale”&lt;/strong&gt;&lt;/h3&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://bruce0wayne.files.wordpress.com/2008/10/149839-saldatore.jpg"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-full wp-image-613" height="140" src="http://bruce0wayne.files.wordpress.com/2008/10/149839-saldatore.jpg?w=160&amp;amp;h=140" title="saldatore" width="160" /&gt;&lt;/a&gt;Quotiamo in borsa la “&lt;strong&gt;$Mazzi&amp;amp;Stramazzi &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;S.r.l.&lt;/strong&gt;” che passerà ad essere una &lt;strong&gt;S&lt;/strong&gt;ocietà &lt;strong&gt;P&lt;/strong&gt;er &lt;strong&gt;A&lt;/strong&gt;zioni: “&lt;strong&gt;$Mazzi&amp;amp;Stramazzi SPA&lt;/strong&gt;“; per un totale di 4.899.333 azioni del valore di circa € 6,00 cadauna. L’azienda in questione fa parte dell’&lt;strong&gt;ecomomia Reale&lt;/strong&gt;. Le azioni valgono 6,00 euro fino a quando non ci sarà un bilancio aziendale che conferma una crescita o un calo del TOT% che si riperquoterà sul valore delle azioni. (Per es. un +10% farebbe salire il valore delle “&lt;strong&gt;$Mazzi&amp;amp;Stramazzi&lt;/strong&gt;” a € 6,10).&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;h3 style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;strong&gt;&lt;strong&gt;La Borsa “Fantasmagorica”&lt;/strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://bruce0wayne.files.wordpress.com/2008/10/dollari.jpg"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-614" height="148" src="http://bruce0wayne.files.wordpress.com/2008/10/dollari.jpg?w=222&amp;amp;h=148" title="dollari" width="222" /&gt;&lt;/a&gt;Sul mercato azionario, oltre alla solida “&lt;strong&gt;$Mazzi&amp;amp;Stramazzi &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;S.r.l.&lt;/strong&gt;“, c’è anche la ditta “&lt;strong&gt;$NoiVendiamoFumo&lt;/strong&gt;” che consiste in un ufficio in centro a NY o MI, non arredato, senza personale e che è “figlia” di un’altra azienda che l’ha creata per speculare. Le azioni di “&lt;strong&gt;$NoiVendiamoFumo&lt;/strong&gt;” vengono quotate a € 3,00 sulla base del loro valore in quanto azienda del terziario (praticamente sul nulla). Poi arriva anche la fantasmagorica banca “&lt;strong&gt;$PrestiamoSoldiATutti&lt;/strong&gt;” le cui azioni valgono € 30,00 cadauna.. e così via.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;h3 style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;I Giochi di Borsa e la Crisi:&lt;/h3&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Cosa succede durante le crisi? Te lo spiego in modo semplicistico, ma anche estremamente realistico: quanto sto per scrivere è &lt;em&gt;-in soldoni-&lt;/em&gt; la formula che “brucia” i soldi nei mercati azionari.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Col passare del tempo le borse di tutto il mondo si sono riempite, saturate, di aziende come “&lt;strong&gt;$NoiVendiamoFumo&lt;/strong&gt;” e “&lt;strong&gt;$PrestiamoSoldiATutti&lt;/strong&gt;“. Molte di queste ditte sono dei veri e propri castelli di carte: create solo per speculare o per far lievitare un po’ di soldi. Vengono quotate sul mercato nei momenti buoni o comunque in periodi “programmati”. Le azioni in questione salgono di valore sfruttando l’andamento generale del mercato, poi, quando sono “mature”: vengono improvvisamente vendute da chi le ha create e che ci guadagna parecchio a venderle. I possessori post_vendita restano con un palmo di naso… in mano.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Altre aziende che fanno parte del mercato e che non fanno parte dell’economia reale sono le squadre di calcio &lt;img alt=":-|" class="wp-smiley" src="http://s0.wp.com/wp-includes/images/smilies/icon_neutral.gif?m=1306160132g" /&gt;  che mazzo vuoi che produca una squadra di calcio!??&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://bruce0wayne.files.wordpress.com/2008/10/gold1.jpg"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-615" height="190" src="http://bruce0wayne.files.wordpress.com/2008/10/gold1.jpg?w=169&amp;amp;h=190" title="gold1" width="169" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;Poi ci si mettono anche le banche&lt;/strong&gt;. Siccome l’economia rallenta a causa della concorrenza dei paesi emergenti (emergenti e/o truffaldini?) e del bassissimo rendimento dei lavoratori del terziario.. prestano soldi a tutti, confidando (come garanzia) nei patrimoni accumulati nel tempo addietro dai “nonni” e dai genitori vari: case, terreni, conti in banca: tutta roba &lt;em&gt;primaria, secondaria:&lt;/em&gt; reale insomma.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Ed ecco che un &lt;em&gt;mortazzone&lt;/em&gt; qualunque si può permettere l’automobile “di tendenza” &lt;em&gt;(aka: un aborto che passa di moda in 6 mesi e costa un patrimonio: tipo la mini)&lt;/em&gt;. Le ragazze/donne comprano “accessori” e cavolate del genere, si fanno mutui e rate a go go a tasso da strozzinaggio.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Poi un giorno si svegliano tutti, soprattutto in America, e si rendono conto che &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;i “nonni” e genitori vari.. hanno esaurito le riserve. I giovani laureati non trovano lavoro redditizio o comunque &lt;strong&gt;non producono nemmeno la metà di quello che consumano&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;. Le proiezioni finanziarie si fanno grigie. I nuovi direttori di banche e superManager (idioti) istruiti nelle migliori università del mondo …si dimostrano incapaci di gestire persino la paghetta di papa’.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://bruce0wayne.wordpress.com/2008/07/26/stipendi-e-straordinari-detassati-non-funziona/" target="_blank"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;Non c’è meritocrazia&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;. La maggior parte dei “buoni” e “alti” posti di lavoro vengono occupati da raccomandati incapaci e “gasati” che non vedono l’ora di buttare nel cesso i soldi che gli passeranno tra le mani, etc. etc.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Nessuna coscienza etica&lt;/strong&gt; nel modo di lavorare e investire: l’importante è “sparlare di milioni di qua e di la”; tutta apparenza. Molti di questi operatori del settore non si fanno scrupoli a vendere azioni potenzialmente fallimentari dell’azienda “&lt;strong&gt;$PrestiamoSoldiATutti&lt;/strong&gt;” o “&lt;strong&gt;$NoiVendiamoFumo&lt;/strong&gt;” ai risparmiatori meno esperti.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://bruce0wayne.wordpress.com/2008/07/26/stipendi-e-straordinari-detassati-non-funziona/" target="_blank"&gt;Gli imprenditori, i capi: sono degli incapaci&lt;/a&gt;:&lt;/strong&gt; una parte della responsabilità della poca produttività dei dipendenti è la loro. Non riconoscono il lavoratore capace da quello “lecchino”, hanno poco occhio ai cambiamenti e il &lt;strong&gt;terrore&lt;/strong&gt; di farsi fregare dai loro stessi collaboratori.. Allo stesso tempo adottano la strategia del risparmiare il più possibile sugli stipendi. &lt;strong&gt;E’ un gatto che si morde la coda:&lt;/strong&gt; come si può pretendere che il lavoratore aumenti la produttività se non arriva a fine mese e non ci dorme la notte.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;La scusa tipica è: “siamo in crisi e l’azienda non si può permettere aumenti di stipendio”, però poi &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;per non pagare le tasse&lt;/span&gt; si rinnova il parco automobilistico aziendale, anche se non c’è reale bisogno; si fanno scelte commerciali fallimentari, s’investono capitali in nuove aziendine “figlie” fatte di nulla, etc.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;h3 style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Tutti giù per terra&lt;/h3&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://bruce0wayne.files.wordpress.com/2008/10/spmib-3m14.png"&gt;&lt;img alt="" class="size-medium wp-image-616 alignnone" height="166" src="http://bruce0wayne.files.wordpress.com/2008/10/spmib-3m14.png?w=300&amp;amp;h=166" title="spmib" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Nel senso che prima o poi i nodi vengono al pettine. Tutte queste “aziende fantasma” in qualche tempo hanno accresciuto il loro valore per pura regola della domanda e dell’offerta: crescono le aziende dell’ “economia reale” e per riflesso psicologico crescono anche quelle venditrici di nulla. Oppure esce una notizia che porterebbe potenzialmente una di queste ditte a fare fatturato… e tutti comprano come degli imbecilli.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Al primo segno di crisi, i grandi compratori, gli esperti, vendono subito le azioni relative all’economia fantasma.. che però sono tante (le aziende e le azioni); e nel tempo hanno riempito gran parte della borsa. &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;Questa vendita di massa genera un abbassamento dell’indice generale di mercato, che di conseguenza trascina in basso anche le quotazioni delle aziende dell’economia reale&lt;/span&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;In pratica&lt;/strong&gt; può succedere che anche le azioni della ditta “&lt;strong&gt;$Mazzi&amp;amp;Stramazzi&lt;/strong&gt;” (azienda reale), pur avendo dimostrato di produrre utile ogni anno, si abbassino di valore nell’ondata di vendite generali che caratterizzano la crisi. Le azioni in questione potrebbero scendere anche a 2,00 euro di valore, nonostante il guadagno dell’azienda sia del 10% nell’anno corrente.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Fino a che l’azienda “&lt;strong&gt;$Mazzi&amp;amp;Stramazzi&lt;/strong&gt;” è quotata in borsa: non conta quale sia il valore &lt;strong&gt;reale&lt;/strong&gt; totale di tutta la struttura che la caratterizza (riassunta sopra). Se arriva un tizio e si compra il 51% delle azioni, a 2,00 euro l’una (nel periodo di crisi): la “&lt;strong&gt;$Mazzi&amp;amp;Stramazzi&lt;/strong&gt;” diventa praticamente sua.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;h3 style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;Parte della crisi in realtà è “assestamento”&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Intendo dire che tutto il valore accumulato dalle “aziende fantasma” &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;è denaro che non esiste&lt;/span&gt;, è supportato dal nulla; non dipende dal fatturato o dal reale ricavo proveniente dalla vendita di qualche prodotto: è legalmente rubato/artefatto. &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;Quando i mercati “crollano”.. gran parte dei “milioni bruciati” non esistevano prima di &lt;em&gt;bruciare&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;, per cui, inizialmente almeno, non si tratta di Crisi vera e propria: è un naturale assestamento.&lt;br /&gt;&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;La parte “cattiva” dell’assestamento è che si bruciano anche i soldi delle aziende &lt;strong&gt;reali&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;; per puro effetto psicologico pessimistico.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;span class="embed-youtube" style="display: block; text-align: center;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;h3 style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;&lt;span&gt;La mossa giusta&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h3&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Consiste nel &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;non comprare azioni relative ad aziende inconsistenti&lt;/span&gt;. Qualcuno osserverà che sono fallite/crollate anche aziende &lt;strong&gt;reali&lt;/strong&gt; e tangibili: è vero, tuttavia ci sono quasi sempre dei responsabili a questi “crack” scandalosi. La scampano e se la cavano quasi sempre grazie ad amicizie tra politici e magistrati. Normalmente un’azienda del primario/secondario o comunque le aziende &lt;strong&gt;reali&lt;/strong&gt; danno segni di crisi &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;molto prima&lt;/span&gt; di “cappottarsi”.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;In ogni caso i soldi investiti in borsa sono definiti anche come “&lt;strong&gt;capitale a rischio&lt;/strong&gt;“, che tradotto in termini semplici significa: “&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;soldi che potrebbero volatilizzarsi senza preavviso, e se accade sono camazzi vostri&lt;/span&gt;“.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La mossa giustaaaa!!&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;Si, si, arrivo! E’ praticamente inutile e stupido vendere se c’è una crisi “nevrotica” del mercato; a meno che non si abbia disperato bisogno di soldi immediatamente. Bisogna tenere le azioni fino a quando l’assestamento del mercato non avrà finito di oscillare dall’alto al basso. Quello che resterà, ragionevolmente sarà il valore reale dei propri titoli in borsa.. Dopo la crisi. Per poco che possa essere: sarà sempre più alto di quando si svendono. Anzi, spesso non conviene nemmeno vendere Dopo la crisi: ormai è passata.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #660000; text-align: justify;"&gt;I tempi possono essere lunghi, anche anni: 5 o 6. Se fossimo nel 1980 avrei detto anche 10 o 20, ma attualmente il “cervello del mondo” si è notevolmente velocizzato; nel bene e nel male.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-8042721907678193123?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/8042721907678193123/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/11/economia-reale-e-giochi-di-borsa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/8042721907678193123'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/8042721907678193123'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/11/economia-reale-e-giochi-di-borsa.html' title='economia reale e giochi di borsa'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-9085787689260170841</id><published>2011-11-19T19:25:00.003+01:00</published><updated>2011-11-19T19:31:05.845+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Contadino per caso'/><title type='text'>abba, aghe, wasser, aqua, water, eau....</title><content type='html'>&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-u5aJVGQ-NSk/TsfzaUwZMNI/AAAAAAAACO0/Bqw_eI9qBmU/s1600/DSC07198.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://2.bp.blogspot.com/-u5aJVGQ-NSk/TsfzaUwZMNI/AAAAAAAACO0/Bqw_eI9qBmU/s320/DSC07198.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr style="color: #0b5394; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;-185!&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-p6dwlq9wAIs/Tsfzcx1vvXI/AAAAAAAACO8/glFwKZ_psD8/s1600/DSC07200.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://3.bp.blogspot.com/-p6dwlq9wAIs/Tsfzcx1vvXI/AAAAAAAACO8/glFwKZ_psD8/s320/DSC07200.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-rgx-f7KNbb8/TsfzflqrAnI/AAAAAAAACPE/HWKDcGyGdJw/s1600/DSC07203.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://4.bp.blogspot.com/-rgx-f7KNbb8/TsfzflqrAnI/AAAAAAAACPE/HWKDcGyGdJw/s320/DSC07203.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-1s6NFvXvDwM/TsfziBXe96I/AAAAAAAACPM/JTfvJP_qxKg/s1600/DSC07204.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://2.bp.blogspot.com/-1s6NFvXvDwM/TsfziBXe96I/AAAAAAAACPM/JTfvJP_qxKg/s320/DSC07204.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-zCAfI28Iz8A/TsfzkrzYobI/AAAAAAAACPU/EA--aalcjPY/s1600/DSC07206.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://3.bp.blogspot.com/-zCAfI28Iz8A/TsfzkrzYobI/AAAAAAAACPU/EA--aalcjPY/s320/DSC07206.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-34upsdhCd54/TsfznDvhnoI/AAAAAAAACPc/_EJLbHD5m-0/s1600/DSC07207.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://4.bp.blogspot.com/-34upsdhCd54/TsfznDvhnoI/AAAAAAAACPc/_EJLbHD5m-0/s320/DSC07207.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-ClTPTMuXO4M/Tsfzpv6ytlI/AAAAAAAACPk/hUZPI5kBSeI/s1600/DSC07208.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://4.bp.blogspot.com/-ClTPTMuXO4M/Tsfzpv6ytlI/AAAAAAAACPk/hUZPI5kBSeI/s320/DSC07208.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-pxheRO5dKD0/TsfzsMKxPzI/AAAAAAAACPs/febIfvnwGAg/s1600/DSC07209.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://2.bp.blogspot.com/-pxheRO5dKD0/TsfzsMKxPzI/AAAAAAAACPs/febIfvnwGAg/s320/DSC07209.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;table align="center" cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="margin-left: auto; margin-right: auto; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-bWC6b7mEQ4c/TsfzuxrsU8I/AAAAAAAACP0/c_ctwMbXx3E/s1600/DSC07212.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/-bWC6b7mEQ4c/TsfzuxrsU8I/AAAAAAAACP0/c_ctwMbXx3E/s320/DSC07212.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr style="color: #0b5394;"&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;'tacci della bacchetta di olmo!&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-9085787689260170841?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/9085787689260170841/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/11/abba-aghe-wasser-aqua-water-eau.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/9085787689260170841'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/9085787689260170841'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/11/abba-aghe-wasser-aqua-water-eau.html' title='abba, aghe, wasser, aqua, water, eau....'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-u5aJVGQ-NSk/TsfzaUwZMNI/AAAAAAAACO0/Bqw_eI9qBmU/s72-c/DSC07198.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-664929588283187020</id><published>2011-11-14T18:52:00.000+01:00</published><updated>2011-11-14T18:52:26.206+01:00</updated><title type='text'>ultimi arrivi a Sassos</title><content type='html'>&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-F7fwDnYAW_k/TsFTjYO7d5I/AAAAAAAACOc/gUDbzcSxn0Y/s1600/DSC07153.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://3.bp.blogspot.com/-F7fwDnYAW_k/TsFTjYO7d5I/AAAAAAAACOc/gUDbzcSxn0Y/s320/DSC07153.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b style="color: #274e13; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;salve, sono il principe&lt;/b&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #274e13; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt; di Sassos&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-FND_TO_4-rk/TsFTqr4q-BI/AAAAAAAACOk/hHYxp_i_tPc/s1600/DSC07154.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/-FND_TO_4-rk/TsFTqr4q-BI/AAAAAAAACOk/hHYxp_i_tPc/s320/DSC07154.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #274e13; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;prima del tuffo&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-4y0QKhTPV_s/TsFTwoJYGeI/AAAAAAAACOs/ssLg_XnRPaE/s1600/DSC07155.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/-4y0QKhTPV_s/TsFTwoJYGeI/AAAAAAAACOs/ssLg_XnRPaE/s320/DSC07155.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="color: #0c343d; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;se son ninfee, fioriranno&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-664929588283187020?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/664929588283187020/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/11/ultimi-arrivi-sassos.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/664929588283187020'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/664929588283187020'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/11/ultimi-arrivi-sassos.html' title='ultimi arrivi a Sassos'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-F7fwDnYAW_k/TsFTjYO7d5I/AAAAAAAACOc/gUDbzcSxn0Y/s72-c/DSC07153.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-4133808926197891467</id><published>2011-11-13T08:44:00.000+01:00</published><updated>2011-11-13T08:44:12.274+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>Quei pozzi avvelenati dalla giustizia alla Rai</title><content type='html'>&lt;div style="background-color: white; color: #351c75; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;È certo che anche se Berlusconi andasse via, per molto tempo rimarrà tra noi come categoria dello spirito. Durante questo ventennio ha terremotato l'apparato statale infilandovi dentro la Lega antistatale e secessionista. Dalle abitudini al linguaggio, ha "smontato" lo Stato&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background-color: white; color: #351c75; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;        &lt;em class="author"&gt;di &lt;b&gt;FRANCESCO MERLO&lt;/b&gt;&lt;/em&gt;&lt;/i&gt;        &lt;/div&gt;&lt;div class="sidebar" style="background-color: white; color: #351c75; text-align: justify;"&gt;                                        &lt;span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;                        &lt;br /&gt;                    &lt;/div&gt;&lt;div style="background-color: white; color: #351c75; text-align: justify;"&gt;    È la normalità, la tanto attesa normalità, che ha reso storica la lunga giornata di ieri anche se ci vorrebbe un governo Monti delle anime e dei sentimenti e dei valori per liberare l'Italia dal berlusconismo. Nessuno dunque si illuda che sia davvero scaduto il tempo. Certo, alla Camera lo hanno giubilato, gli hanno fatto un applauso da sipario: è così che si chiude e si dimentica, con l'applauso più forte e più fragoroso che è sempre il definitivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Poi Napolitano è riuscito a dare solennità anche all'addio di Berlusconi che sino all'altro ieri si era comportato da genio dell'impunità inventando le dimissioni a rate. Che lui nascondesse una fregatura sotto forma di sorpresa è stato il brivido di ieri, e difatti, inconsapevolmente, nessuno si è lasciato troppo andare e la festa, sino all'annuncio ufficiale delle dimissioni, più che sobria è stata cauta. Di sicuro Berlusconi non ha avuto il lieto fine. Entrato in scena cantando My Way ne è uscito con lo Zarathustra che premia "il folgorante destino di chi tramonta". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dunque non c'è stato il 25 luglio, non la fuga dei Savoia né la fine della Dc, né tanto meno la tragedia craxiana, nessuno ha mangiato mortadella in Parlamento come avvenne quando cadde Prodi, non c'è stato neppure l'addio ai monti di Renzo anche se nessuno sa cosa farà Berlusconi, se rimarrà in Italia o invece andrà in uno dei degli ospedali che dice di avere regalato nei luoghi &lt;/div&gt;&lt;div class="adv adv-middle-inline" style="background-color: white; color: #351c75; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="background-color: white; color: #351c75; text-align: justify;"&gt;  del Terzo Mondo. Tutti parlano, probabilmente a vanvera, di una trattativa parallela e coperta sui processi, di un salvacondotto e di un'amnistia che non hanno mai riguardato in Italia reati come la corruzione e lo sfruttamento della prostituzione. In un Paese normale la rimozione di un capo non produce mai sconquassi e siamo sicuri che il pedaggio che paghiamo alla normalità non sarà l'enorme anormalità di un pasticcio giuridico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È comunque certo che, anche se Berlusconi si rifugiasse ad Antigua, per molto tempo rimarrà tra noi come categoria dello spirito. Ecco perché ci vorrebbe una banca centrale della civiltà per commissariare il Paese dove Berlusconi "ha tolto l'aureola a tutte le attività fino a quel momento rispettate e piamente considerate. Ha trasformato il medico, il giurista, il prete, il poeta, l'uomo di scienza in salariati da lui dipendenti". &lt;br /&gt;Dunque neppure nello storico giorno in cui è stato accompagnato fuori con il suo grumo di rancore invincibile e lo sguardo per sempre livido, è stato possibile accorarsi e simpatizzare. Non c'è da intonare il requiem di Mozart o di Brahms per l'uomo più ricco d'Italia che ha comprato metà del Parlamento e ha ordinato di approvare almeno 25 leggi ad personam. E ha terremotato lo Stato infilandovi dentro la Lega antistatale e secessionista. E mentre i suoi ministri leghisti attaccavano la bandiera e l'unità dello Stato, Berlusconi organizzava la piazza contro i tribunali di Stato, la Corte costituzionale, il capo dello Stato. Anche il federalismo non ha preso, come negli Usa e in Germania, la forma dello Stato ma dell'attacco al cuore dello Stato. Avevamo avuto di tutto nella storia: mai lo statista che lavorava per demolire lo Stato. Quanto tempo ci vorrà per rilegittimare i servitori dello Stato, dai magistrati ai partiti politici, dagli insegnanti ai bidelli ai poliziotti senza soldi e con le volanti a secco?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quante generazioni ci vorranno per restituire un po' di valore all'università, alla scuola e alla cultura che Berlusconi ha depresso e umiliato: contro i maestri, contro gli insegnanti, contro tutti i dipendenti pubblici considerati la base elettorale del centrosinistra, e contro la scuola pubblica, contro il liceo classico visto come fucina di comunisti. E ha degradato la più grande casa editrice del Paese a strumento di propaganda (escono in questi giorni i saggi di Alfano, Sacconi, Bondi, Lupi....). Ha corrotto una grande quantità di giornalisti come mai era avvenuto. Ha definitivamente distrutto la Rai affidata ad una gang di male intenzionati che hanno manipolato, cacciato via i dissidenti, lavorando in combutta con i concorrenti di Mediaset. E con i suoi giornali e le sue televisioni ha sfigurato il giornalismo di destra che aveva avuto campioni del calibro di Longanesi e Montanelli. Con lui la faziosità militante è diventata macchina del fango. Testate storiche sono state ridotte a rotocalchi agiografici. E ha smoderato i moderati, ha liberato i mascalzoni dando dignità allo spavaldo malandrino, ai Previti e ai Verdini, ai pregiudicati, e c'è un po' di Lavitola, di Lele Mora e di Tarantini in tutti quelli che gli stanno intorno, anche se ora li chiama traditori. Berlusconi, che fu il primo a circondarsi di creativi, di geniacci come Freccero e Gori ha umiliato la modernità dei nuovi mestieri, della sua stessa comitiva, l'idea di squadra che all'esordio schierava a simbolo Lucio Colletti e alla fine ha schierato a capibranco Tarantini, Ponzellini, Anemone, Bisgnani, Papa, Scajola, Bertolaso, Dell'Utri, Verdini, Romani, Cosentino. Eroi dei giornali di destra sono stati Igor Marini e Pio Pompa. I campioni dell'informazione berlusconiana in tv sono Vespa, Fede e Minzolini. Persino il lessico è diventato molto più volgare, il berlusconismo ha introdotto nelle istituzioni lo slang lavitoilese, malavitoso e sbruffone. E'stato il governo del dito medio e del turpiloquio, è aumentato lo 'spread'tra la lingua italiana e la buona educazione. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E la corruzione è diventata sacco di Stato e basta pensare agli appalti per la ricostruzione dell'Aquila, assegnati tra le risate della cricca. Berlusconi ha dissolto "tutti i tradizionali e irrigiditi rapporti sociali, con il loro corollario di credenze e venerati pregiudizi. E tutto ciò che era solido e stabile è stato scosso, tutto ciò che era sacro è stato profanato". Persino la bestemmia è diventata simonia spicciola, ufficialmente perdonata dalla Chiesa in cambio di privilegi, scuole e mense. Toccò, nientemeno, a monsignor Rino Fisichella spiegare che, sì, la legge di Dio è legge di Dio, ma "in alcuni casi, occorre "contestualizzare" anche la bestemmia". E quanto ci vorrà per far dimenticare la diplomazia del cucù e delle corna, lo slittamento dal tradizionale atlantismo verso i paesi dell'ex Unione Sovietica, la speciale amicizia con i peggiori satrapi del mondo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E mai c'era stata una classe dirigente maschile così in arretrato di femmina verrebbe da dire con il linguaggio dell'ex premier: femmina d'alcova, esibita e valutata come una giumenta, con il Tricolore sostituito con quella grottesca statuetta di Priapo in erezione che circolava - ricordate? - nelle notti di Arcore. Persino il mito maschile della donna perduta e nella quale perdersi, persino la malafemmina italiana è stata guastata da Berlusconi, ridotta a ragazza squillo della politica: l'utilitaria, il mutuo, seimila euro, l'appartamentino, un posto di deputato e forse di ministro per lucrare il compenso - "il regalino" - agli italiani. Lo scandalo del berlusconismo non è stato comprare sesso in un mondo dove tutto è in vendita ma nel pagare con pezzi di Stato, nell'uso della prostituzione per formare il personale politico e selezionare la classe dirigente. E non è finita: se la prostituzione ha cambiato la politica, anche la politica ha cambiato la prostituzione. La Maddalena ha perso la densità morale che fu una forza della nostra civiltà, è diventata la scialba ragazzotta rifatta dal chirurgo ed educata dalla mamma-maitresse a darla via a tariffa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il berlusconismo è stato l'autobiografia della nazione per dirla con Croce, non un accidente della storia. Non basta certo una giornata solennemente normale per liberarcene. C'è bisogno di anni di giornate normali. E per la prima volta non saranno gli storici a mettere in ordine gli archivi di un'epoca. Ci vorranno gli antropologi per classificare il berlusconismo come involuzione della specie italiana, perché anche noi, che siamo stati contro, l'abbiamo avuto addosso: "Non temo il Berlusconi in sé - cantava Gaber - ma il Berlusconi in me".&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="background-color: white; color: #351c75; text-align: justify;"&gt;                  &lt;span&gt;(13 novembre 2011)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="disclaimer clearfix"&gt;                        &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-4133808926197891467?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/4133808926197891467/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/11/quei-pozzi-avvelenati-dalla-giustizia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/4133808926197891467'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/4133808926197891467'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/11/quei-pozzi-avvelenati-dalla-giustizia.html' title='Quei pozzi avvelenati dalla giustizia alla Rai'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-2567958916842086857</id><published>2011-10-27T10:20:00.003+02:00</published><updated>2011-11-14T18:59:50.503+01:00</updated><title type='text'>«Al posto del Tav metta in sicurezza il territorio»</title><content type='html'>&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Tozzi e Mercalli contro il governo: «Al posto del Tav metta in sicurezza il territorio»&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;di Lorenzo Galeazzi, 27 ott.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-BaRYoKfvqlE/TqkZNLFyj9I/AAAAAAAACNc/sxF-JIo4Rl4/s1600/11027+alluvione.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://4.bp.blogspot.com/-BaRYoKfvqlE/TqkZNLFyj9I/AAAAAAAACNc/sxF-JIo4Rl4/s200/11027+alluvione.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;I due conduttori televisivi: "L'esecutivo fa finta che il cambiamento climatico non esista" Invece delle mega-opere, mille piccoli cantieri per fermare il dissesto idrogeologico.» Il Fatto quotidiano, 26 ottobre 2011&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;“L’unica grande opera infrastrutturale della quale l’Italia ha bisogno non è il Tav o il ponte sullo Stretto, ma è un piano per la messa in sicurezza del territorio”&lt;/b&gt;. I due volti televisivi del pensiero ambientalista italiano, Mario Tozzi e Luca Mercalli parlano a una voce sola per commentare quanto accaduto in Liguria e Toscana, dove il maltempo ha messo in ginocchio le regioni provocando morti, dispersi e interi paesi evacuati.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;Secondo i due esperti, &lt;b&gt;sul banco degli imputati ci sono cinquant’anni di edilizia selvaggia, nessun piano serio per prevenire il dissesto idrogeologico né tantomeno uno straccio di programma per informare la popolazione sui rischi connessi a questo tipo di fenomeni.&lt;/b&gt; “Sono nato il 4 novembre del 1966, il giorno dell’alluvione di Firenze – dice Mercalli – Anche allora ci si fece trovare impreparati. Quarantacinque anni dopo non è cambiato niente. Si piange e si contano i morti quando piove e si fa finta di niente quando torna il sole”.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;Negli ultimi 45 anni non solo non è andati avanti a cementificare il territorio come se niente fosse, ma il clima impazzito ha aggredito quei terreni resi negli anni fragili e impermeabili alle bordate d’acqua sempre più forti che piovono dal cielo. Un fenomeno che in molti paesi rappresenta una realtà con cui fare i conti, mentre in Italia viene derubricato a superstizione di qualche cassandra travestita da scienziato.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;“La quantità d’acqua che prima cadeva in un mese, oggi cade in un’ora. E questo è uno dei principali effetti dell’innalzamento della temperatura terrestre, perché l’aria è più calda e l’energia termica che viene sprigionata è maggiore. E questo è un fatto, non un’opinione”&lt;/b&gt;, sostiene Tozzi.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;Parole che dovrebbero fare fischiare le orecchie &lt;b&gt;ai vari Marcello Dell’Utri, Adriana Poli Bortone, Antonio D’Alì e alla pattuglia di senatori della maggioranza protagonisti, poco più di un anno fa, di una serie di mozioni che negavano l’esistenza del cambiamento climatico come conseguenza dell’azione umana. Secondo loro, il climate change è figlio di non meglio precisati fenomeni astronomici&lt;/b&gt; e, nel caso esista realmente, porterà “maggiori benefici” che danni. Come gli scenari apocalittici descritti dagli scienziati dell’Ipcc, l’International panel on climate change delle Nazioni unite. Il loro corposo dossier, considerato dal centrodestra italiano come una iattura anti-sviluppista, valse agli esperti dell’Onu il premio Nobel per la Pace nel 2007.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;“Eppure la tropicalizzazione del clima ci sta presentando il conto – sostiene Tozzi – &lt;b&gt;A iniziare dalle flash flood (le bombe d’acqua, alluvioni istantanee, ndr) che sono figlie del clima che si surriscalda e si estremizza.&lt;/b&gt; Basti pensare alla Liguria dove nei giorni scorsi sono caduti metà dei centimetri d’acqua che in quel territorio cadono in un anno”.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;Una posizione condivisa da Mercalli che ricorda quando durante una recente puntata di Che tempo che fa descriveva in diretta i contenuti del dossier sugli scenari climatici messo a punto dalla Svizzera: &lt;b&gt;“Il governo elvetico ha messo in conto al primo punto gli eventi alluvionali intensi e improvvisi che sono scatenati dall’aumento della temperatura, da noi invece si fanno spallucce e scongiuri per poi dichiarare lo stato di calamità naturale”.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;Infatti a differenza di Berna in Italia si preferisce costruire gigantesche opere infrastruturali, giudicate inutili dagli esperti e invise alle popolazioni locali, invece che mettere a punto un piano organico per fronteggiare il dissesto idrogeologico. Un settore che “a partire dal 2006 ha visto i fondi dimezzati, mentre si trovano, o si dice di trovare, i soldi per la Torino-Lione o per il ponte sullo Stretto di Messina”, fa notare Tozzi. “Ma la prevenzione – continua il geologo – non solo salva le vite umane – conviene anche dal punto di vista economico: per un euro speso oggi se ne risparmiano sette in futuro”. &lt;b&gt;Al posto di faraonici ponti e gigantesche gallerie,&lt;/b&gt; secondo i due conduttori, &lt;b&gt;bisognerebbe aprire mille piccoli cantieri che mettano in sicurezza colline, paesi e letti di fiumi. “Invece noi siamo il paese delle grandi opere che non vedranno mai la luce del sole, degli sciagurati piani casi, della cementificazione selvaggia e soprattutto dei condoni”&lt;/b&gt;, sottolinea amareggiato Tozzi.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;A fianco della prevenzione l’altro grande assente dal dibattito è &lt;b&gt;l’informazione, che “è morta” secondo Mercalli per lasciare il campo alla semplice emotività nel commentare emergenze e catastrofi.&lt;/b&gt; Il meteorologo cita il caso di New York, quando a fine agosto si è trovata a dover fronteggiare la tempesta Irene. Il piano di evacuazione e le informazioni date alla cittadinanza da parte dell’amministrazione Bloomberg hanno fatto sì che in città non si registrasse nessuna vittima. “Quello che sarebbe successo nel Levante ligure si sapeva con 48 ore di anticipo – attacca Mercalli – Se si fosse messo a punto un serio piano di educazione-informazione per i cittadini, come nella Grande Mela, magari non si sarebbero salvati gli edifici, ma di sicuro le vite umane”.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #783f04; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #783f04;"&gt;Tuttavia i due conduttori televisivi guardano al futuro con disillusione e quasi all’unisono dicono: “Dopo la tragedia tornerà il sole e anche questa volta ci si dimenticherà di tutto”. In attesa della prossima alluvione o frana accompagnata dalla solita litania giustificatoria. “Che suonerà ancora più grottesca perché eventi di questa portata non sono più né eccezionali né tantomeno imprevedibili”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br clear="all" /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-2567958916842086857?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/2567958916842086857/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/10/al-posto-del-tav-metta-in-sicurezza-il.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/2567958916842086857'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/2567958916842086857'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/10/al-posto-del-tav-metta-in-sicurezza-il.html' title='«Al posto del Tav metta in sicurezza il territorio»'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-BaRYoKfvqlE/TqkZNLFyj9I/AAAAAAAACNc/sxF-JIo4Rl4/s72-c/11027+alluvione.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-2132291414243118176</id><published>2011-10-27T10:13:00.000+02:00</published><updated>2011-10-27T10:13:41.113+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ecologia'/><title type='text'>Jeremy Rifkin: «La prossima rivoluzione sarà quella ambientale»</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;Jeremy Rifkin: «La prossima rivoluzione sarà quella ambientale»&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;di Antonio Cianciullo, 26.10.2011&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="color: #134f5c; margin-left: 0px; margin-right: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td&gt;&lt;/td&gt;&lt;td&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt; &lt;td align="right"&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="color: #134f5c; margin-left: 0px; margin-right: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td class="articletext"&gt;&lt;i&gt;«Non è l'austerità a essere sbagliata. E' la mancanza di un piano di sviluppo che crea i problemi». &lt;/i&gt;La Repubblica&lt;i&gt;, 25 ottobre 2011, con   &lt;a href="http://eddyburg.it/article/articleview/17887/1/286#postilla" target="_self"&gt;postilla&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; &lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt; Italia ha tagliato drasticamente i suoi bilanci obbedendo alle disposizioni della finanza internazionale. E adesso che succede? Si sente dire che non è credibile perché non ha i fondi per sostenere la crescita. Ma questo è il comma 22, una via cieca. Non si può pensare di continuare a cancellare posti di lavoro e futuro senza che si moltiplichino moti di rivolta come quelli che stanno prendendo piede in Italia e in Grecia. La Germania ha dimostrato che uno sviluppo diverso è possibile. Perché non seguite quella strada?». Jeremy Rifkin, il presidente della Foundation on Economic Trends, è venuto a Roma per presentare il suo ultimo libro, La terza rivoluzione industriale, edito da Mondadori. L´appuntamento doveva essere un momento di confronto accademico, è diventato parte di un´attualità drammatica.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;b style="color: #134f5c;"&gt;L´austerità dei bilanci è sbagliata?&lt;/b&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«Non è l´austerità ad essere sbagliata, è la mancanza di un piano di sviluppo che crea i problemi. Per uscire dalla crisi ci vuole una visione del futuro. Bisogna comprendere il nesso fra le tre crisi che abbiamo di fronte, quella finanziaria, quella energetica e quella ambientale. Il carbone e il petrolio, che hanno animato la prima e la seconda rivoluzione industriale, sono in fase di esaurimento, un ciclo di crescita che si pensava come inesauribile è finito. E nel frattempo emergono i danni ambientali prodotti dall´uso dei combustibili fossili perché il carbonio, accumulato sotto terra in milioni di anni e rilasciato all´improvviso in atmosfera, sta modificando il clima».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;b style="color: #134f5c;"&gt;Insomma abbiamo tre crisi invece di una.&lt;/b&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«Ma la somma delle tre crisi offre una possibile soluzione. A patto di sostituire la speranza alla paura, di abbandonare la logica dei divieti e di guardare all´obiettivo da raggiungere: far decollare le aziende impegnate nell´edilizia sostenibile, nelle fonti rinnovabili, nelle telecomunicazioni, nella chimica verde, nella logistica a emissioni zero, nell´agricoltura biologica. La difesa dell´ambiente è un formidabile motore di sviluppo e di occupazione, non un peso: in Italia può dare centinaia di migliaia di posti di lavoro».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;b style="color: #134f5c;"&gt;Eppure in molti, dovendo tagliare le spese, fanno cadere la scure proprio sugli investimenti ambientali: il governo italiano era arrivato a ridurli del 90 per cento.&lt;/b&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«Vuol dire tagliare via il futuro, restare impantanati. Bisogna fare il contrario: traghettare l´economia dalla parte del nuovo perché siamo nel mezzo di un passaggio epocale, il salto dalla seconda alla terza rivoluzione industriale. Il nuovo modello si basa su cinque pilastri: le fonti rinnovabili; la trasformazione delle case in centri di produzione di energia grazie alle micro centrali domestiche; l´idrogeno per immagazzinare l´energia fornita dal sole e dal vento durante i momenti di picco; la creazione delle smart grid, che sono l´Internet dell´energia; le auto con la spina. È una rivoluzione che si completerà entro la metà del secolo».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;b style="color: #134f5c;"&gt;Tempi lunghi, non scoraggiano gli investimenti immediati?&lt;/b&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«No, perché il processo è già iniziato e sia i pericoli da evitare che i vantaggi da ottenere sono presenti qui e ora. Dagli anni Settanta a oggi il numero degli uragani più gravi è raddoppiato. E nell´agosto del 2008, per la prima volta da 125 mila anni, si poteva navigare attorno al Polo Nord perché i ghiacci si erano fusi».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;b style="color: #134f5c;"&gt;E i vantaggi?&lt;/b&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«Faccio un paio di esempi. Rendere più efficienti le case negli Stati Uniti costerebbe 100 miliardi di dollari l´anno ma permetterebbe di risparmiare energia per 163 miliardi di dollari l´anno. E la mobilità, nell´era in cui l´attenzione si sposta dalla proprietà all´accesso alle reti, offre analoghe opportunità. Zipcar, la più importante società di car sharing, in un decennio di attività ha aperto migliaia di sedi per mettere le auto condivise a disposizione dei suoi clienti: cresce del 30 per cento l'anno e nel 2009 ha fatturato 130 milioni di dollari».&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;b style="color: #134f5c;"&gt;Non c´è il rischio che questa prospettiva affascini i paesi più industrializzati, mentre gli altri continuano a produrre e inquinare sulla vecchia strada?&lt;/b&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;«La cronaca ci racconta una storia diversa: in Cina si moltiplicano le battaglie per conquistare uno spazio libero all´interno delle reti globali, in Nord Africa abbiamo visto che dittature brutali sono state rovesciate attraverso il tam tam dei social media. Il potere laterale, cioè il diritto all´accesso alle reti dell´informazione e dell´energia è la nuova frontiera capace di mobilitare la generazione di Internet. Oggi lo scontro non è tra destra e sinistra ma tra un modello accentrato, autoritario e inefficiente e un modello basato sul decentramento, sulla trasparenza e sulla libertà di accesso alle reti».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;b style="color: #134f5c;"&gt;&lt;a href="http://www.blogger.com/post-create.g?blogID=4672928076426274645" name="postilla"&gt;&lt;/a&gt;Postilla&lt;/b&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;i style="color: #134f5c;"&gt;Giustissima le tesi di Rifkin. Il fatto è che, per ottenere quel risultato, la locomotiva non può essere costituita un sistema economico che ha nella produzione di merci finalizzata alla massima accumulazione di profitto il suo obiettivo determinante. Uscire dalla triplice crisi (che è la crisi del capitalismo) senza uscire dalle finalità del sistema capitalistico non più facile che far passare un cammello (o anche un topo) dalla cruna di un ago.&lt;/i&gt;&lt;span style="color: #134f5c;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-2132291414243118176?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/2132291414243118176/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/10/jeremy-rifkin-la-prossima-rivoluzione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/2132291414243118176'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/2132291414243118176'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/10/jeremy-rifkin-la-prossima-rivoluzione.html' title='Jeremy Rifkin: «La prossima rivoluzione sarà quella ambientale»'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-6579490968724242169</id><published>2011-10-24T11:43:00.000+02:00</published><updated>2011-10-24T11:43:42.845+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Contadino per caso'/><title type='text'>Alla fine ci salva sempre la cara vecchia agricoltura</title><content type='html'>&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Di Carlo Petrini, 23.10.2011&lt;/div&gt;&lt;table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="color: #741b47; margin-left: 0px; margin-right: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td&gt;&lt;a class="byline" href="http://eddyburg.it/article/author/view/2248"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/td&gt; &lt;td align="right"&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="color: #741b47; margin-left: 0px; margin-right: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td class="articletext"&gt;&lt;i&gt;«Per garantire il futuro non sarà tanto questione di quali tecnologie ci inventeremo, ma in quale paradigma le vorremo calare».&lt;/i&gt; La Repubblica&lt;i&gt;, 22 ottobre 2011&lt;/i&gt; &lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Premettendo che ogni previsione su come sarà il mondo tra duecento anni è un esercizio che si lascia volentieri ai premi Nobel, la visione nel nuovo libro di Robert B. Laughlin offre spunti interessanti. Il tema è l´energia, ma soprattutto l´agricoltura. La tanto bistrattata agricoltura, ritenuta da moltissimi un settore marginale, data così tanto per scontata da essere trascurata, lasciata per troppo tempo e con troppo potere in mano a un sistema agroindustriale globale che ha finito con il metterla in ginocchio, prima nei paesi poveri e ora anche in quelli ricchi. E sempre con effetti nefasti per ambiente, contadini e consumatori.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Laughlin sostiene che &lt;b&gt;tra due secoli l´agricoltura sarà fondamentale per continuare a garantirci la vita.&lt;/b&gt; Dice che il settore agricolo sarà il principale produttore di energia nell´era post-fossile. L´idea di coltivare oceani e deserti per non far entrare in competizione cibo ed energia è molto affascinante e neanche tanto fantascientifica. Però bisogna ricordare che il cibo stesso è energia, perché ci nutre e ci fa muovere e perché cresce grazie alla fotosintesi clorofilliana, dunque all´energia del sole. L´agricoltura è sempre stata, lo è oggi e sempre sarà ciò che ci garantisce la vita. &lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Una volta presa coscienza di questo assunto banale ma un po´ troppo spesso dimenticato, va però fatto un discorso su &lt;b&gt;come dovrebbe essere l´agricoltura del futuro.&lt;/b&gt; Che si debba cambiare profondamente, che la si debba rinnovare è un atto dovuto anche per il palese fallimento del modello intensivo-industriale che ha dominato l´ultima metà di secolo. Che l´interazione tra produzione di cibo e produzione di energia sia già nelle cose è dimostrato poi da come facilmente molte aziende agricole facciano già le due cose insieme. Il problema è che quando prevalgono la concentrazione, l´inseguimento di presunte economie di scala, l´idea per cui l´agricoltura è come uno qualsiasi dei settori industriali - e risponde alle stesse leggi economico-produttive - cibo ed energia saranno sempre in competizione tra di loro. &lt;b&gt;Non bisogna fare "cibo o energia", ma "cibo e energia".&lt;/b&gt; Potremo coltivare gli oceani, i deserti e anche gli altri pianeti, ma senza cambiare il nostro modo di pensare continueremo sempre a risolvere un problema creandone un altro.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #741b47;"&gt;Sono sicuro che ci saranno innovazioni importanti in campo energetico, e tecnologie sempre più pulite per sfruttare direttamente o indirettamente l´energia solare (l´unica vera, enorme, sicura, perenne centrale che ci fa piovere addosso, in ogni momento, enormi quantità di energia) con tutte le forme che ne derivano. Ma ci vorrà la consapevolezza che tutto questo andrà realizzato in un sistema complesso che non dovrà più essere governato in maniera centralizzata. &lt;b&gt;Ci vorrà un sistema capillare, diffuso, in cui le comunità e le persone diventano produttrici di cibo ed energia prima di tutto per se stesse e poi per gli altri, in rete tra di loro. È necessaria una democratizzazione della produzione energetico-agricola, con tecnologie accessibili che si diano come obiettivo primario la sostenibilità dei processi e non la possibilità di realizzare speculazioni.&lt;/b&gt; Già ora vediamo come biogas e fotovoltaico, che potrebbero essere dei modi perfetti per integrare la produzione agricola a livello aziendale, in nome del profitto e dei grandi numeri possano diventare altamente insostenibili, ponendosi come alternative, e non complementari, a un´agricoltura che così com´è risulterà sempre perdente, siccome non riesce più a generare entrate dignitose per i contadini. Per garantire il futuro non sarà tanto questione di quali tecnologie ci inventeremo, ma piuttosto in quale paradigma le vorremo calare.&amp;nbsp;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-6579490968724242169?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/6579490968724242169/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/10/alla-fine-ci-salva-sempre-la-cara.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/6579490968724242169'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/6579490968724242169'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/10/alla-fine-ci-salva-sempre-la-cara.html' title='Alla fine ci salva sempre la cara vecchia agricoltura'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-2806788271615982058</id><published>2011-10-12T16:16:00.000+02:00</published><updated>2011-10-12T16:16:59.768+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Contadino per caso'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ecologia'/><title type='text'>desertificazione</title><content type='html'>&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;.... ci mancava solo questo&lt;/b&gt;.&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;di Debora Billida http://petrolio.blogosfere.it/&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Tutti coloro che domenica hanno visto la bell'inchiesta di Riccardo Iacona sullo &lt;b&gt;smantellamento dell'agricoltura in Italia&lt;/b&gt;, hanno avuto lo stesso pensiero: "E se succede qualcosa?". Se lo è chiesto anche uno dei contadini intervistati, peraltro: &lt;i&gt;"Se succede una crisi, una guerra, con questi campi abbandonati &lt;b&gt;come faremo a sfamare la popolazione?&lt;/b&gt;"&lt;/i&gt; Non si sa. D'altronde, le multinazionali dell'agroalimentare hanno tutto il diritto di fare business e muoversi nel mercato, quindi perché lamentarsi se poi non c'è da mangiare?&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Siccome non siamo paghi di tale pessima prospettiva, l'ONU ne aggiunge un'altra: &lt;b&gt;l'Italia è uno dei Paesi europei a maggior &lt;a href="http://gogreen.virgilio.it/news/ambiente-energia/desertificazione-terre-fertili-2050-cibo-insufficiente.html"&gt;rischio desertificazione&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;. Se ne parla in questi giorni a Changwon, in Corea, dove si tiene la &lt;b&gt;&lt;a href="http://www.corriere.it/notizie-ultima-ora/Ambiente/Asia-ospita-lavori-della-COP10-desertificazione/10-10-2011/1-A_000257842.shtml"&gt;decima Sessione dell'UNCCD&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;, l'agenzia ONU che si occupa dell'argomento.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Le regioni italiane più colpite&lt;/b&gt; sono Sicilia, Puglia, Calabria, Basilicata e Sardegna, ma anche altre "insospettabili", come Piemonte, Liguria, Abruzzo e Toscana, di cui ci dice in dettaglio &lt;a href="http://ecoalfabeta.blogosfere.it/2007/06/la-lotta-alla-desertificazione-riguarda-anche-noi-2.html"&gt;&lt;b&gt;qui&lt;/b&gt; Marco Pagani&lt;/a&gt;.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-6UVfprmSGkQ/TpWhSFbdJkI/AAAAAAAACNU/kWrdG8EfjGI/s1600/Mappa+Toscana-thumb.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="154" src="http://3.bp.blogspot.com/-6UVfprmSGkQ/TpWhSFbdJkI/AAAAAAAACNU/kWrdG8EfjGI/s200/Mappa+Toscana-thumb.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;La causa della desertificazione non è il destino ingrato, e neppure, udite udite, il solo cambiamento climatico. La verità è che anche &lt;b&gt;i suoli sono una risorsa non rinnovabile&lt;/b&gt;, a differenza di quel che potrebbe sembrare. Per formare uno strato di qualche centimetro di terra fertile ci vogliono secoli, e solo pochi anni di &lt;b&gt;sfruttamento intensivo&lt;/b&gt; bastano a rendere il suolo del tutto sterile. Non solo: anche l'&lt;b&gt;abbandono delle terre&lt;/b&gt;, specialmente in zone calde, porta ad erosione e desertificazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Così, sommando i terreni ormai abbandonati e incolti a quelli progressivamente sempre più aridi, si potrà ottenere la misura di &lt;b&gt;quanti italiani sarà possibile sfamare&lt;/b&gt; autonomamente nel giro di qualche anno. Io questo conto non oso farlo.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;(La mappa qui sotto, dal &lt;a href="http://maps.grida.no/go/graphic/desertification"&gt;sito ONU&lt;/a&gt;, mostra la situazione della &lt;b&gt;desertificazione in tutta l'area del Mediterraneo&lt;/b&gt; al 2009. Più ancora della situazione italiana, preoccupa lo stato critico dei suoli al di là del Mediterraneo. Decine di milioni di persone senza più terra da coltivare...)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://cdn.blogosfere.it/petrolio/images/desertificazione1.jpg"&gt;&lt;img alt="desertificazione1.jpg" height="241" src="http://cdn.blogosfere.it/petrolio/images/desertificazione1-anteprima-500x241-492611.jpg" width="500" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-2806788271615982058?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/2806788271615982058/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/10/desertificazione.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/2806788271615982058'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/2806788271615982058'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/10/desertificazione.html' title='desertificazione'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-6UVfprmSGkQ/TpWhSFbdJkI/AAAAAAAACNU/kWrdG8EfjGI/s72-c/Mappa+Toscana-thumb.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-8397607492265041530</id><published>2011-10-08T19:14:00.003+02:00</published><updated>2011-10-08T19:26:08.662+02:00</updated><title type='text'>ottobre a Sassos</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-4IQD6y4c28M/TpCCLA0l98I/AAAAAAAACMc/H0IWaEqqs_M/s1600/DSC07096.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://2.bp.blogspot.com/-4IQD6y4c28M/TpCCLA0l98I/AAAAAAAACMc/H0IWaEqqs_M/s200/DSC07096.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-rTfA6HcGdTc/TpCCZJMbr5I/AAAAAAAACMk/FhZ_qGZC0o0/s1600/DSC07098.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://3.bp.blogspot.com/-rTfA6HcGdTc/TpCCZJMbr5I/AAAAAAAACMk/FhZ_qGZC0o0/s200/DSC07098.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-rxH9ft8TGj8/TpCHGKN64rI/AAAAAAAACNQ/hBzmWfos19A/s1600/DSC07099.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="164" src="http://3.bp.blogspot.com/-rxH9ft8TGj8/TpCHGKN64rI/AAAAAAAACNQ/hBzmWfos19A/s200/DSC07099.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-Qx-a7UW_m6Q/TpCCnKUje_I/AAAAAAAACMs/c2Ae1oWvl_4/s1600/DSC07100.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://4.bp.blogspot.com/-Qx-a7UW_m6Q/TpCCnKUje_I/AAAAAAAACMs/c2Ae1oWvl_4/s200/DSC07100.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-qykTO4IYos8/TpCCuKMRa3I/AAAAAAAACMw/aklgvRkGJYU/s1600/DSC07101.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://1.bp.blogspot.com/-qykTO4IYos8/TpCCuKMRa3I/AAAAAAAACMw/aklgvRkGJYU/s200/DSC07101.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-KrnY8o3rVaM/TpCC05Hk9xI/AAAAAAAACM0/fDD2kk6BS78/s1600/DSC07102.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://2.bp.blogspot.com/-KrnY8o3rVaM/TpCC05Hk9xI/AAAAAAAACM0/fDD2kk6BS78/s200/DSC07102.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-X404s4hLXaM/TpCC7-J_4RI/AAAAAAAACM4/Xmvee0bfWfg/s1600/DSC07103.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://2.bp.blogspot.com/-X404s4hLXaM/TpCC7-J_4RI/AAAAAAAACM4/Xmvee0bfWfg/s200/DSC07103.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-aLMceGCnvqs/TpCDC4xWT4I/AAAAAAAACM8/pyi7YwXP_ms/s1600/DSC07104.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://4.bp.blogspot.com/-aLMceGCnvqs/TpCDC4xWT4I/AAAAAAAACM8/pyi7YwXP_ms/s200/DSC07104.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-xCqs7uXhaFg/TpCDKMzNf_I/AAAAAAAACNA/XmqdbgoBUF4/s1600/DSC07105.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://4.bp.blogspot.com/-xCqs7uXhaFg/TpCDKMzNf_I/AAAAAAAACNA/XmqdbgoBUF4/s200/DSC07105.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-DJ8Z9x-CQ3s/TpCDRkk9g5I/AAAAAAAACNE/XhxBMt4dIxU/s1600/DSC07106.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://2.bp.blogspot.com/-DJ8Z9x-CQ3s/TpCDRkk9g5I/AAAAAAAACNE/XhxBMt4dIxU/s200/DSC07106.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-3ziH4jiN0QI/TpCDYknQaWI/AAAAAAAACNI/_n27gH4wucM/s1600/DSC07107.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://3.bp.blogspot.com/-3ziH4jiN0QI/TpCDYknQaWI/AAAAAAAACNI/_n27gH4wucM/s200/DSC07107.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Yi-EOCVXNEk/TpCDfy6nLjI/AAAAAAAACNM/UyZ7kvliYq4/s1600/DSC07108.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://3.bp.blogspot.com/-Yi-EOCVXNEk/TpCDfy6nLjI/AAAAAAAACNM/UyZ7kvliYq4/s200/DSC07108.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: red;"&gt;&lt;b&gt;carrambra..... il cinghiale è QUI!&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-8397607492265041530?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/8397607492265041530/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/10/ottobre-sassos.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/8397607492265041530'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/8397607492265041530'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/10/ottobre-sassos.html' title='ottobre a Sassos'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-4IQD6y4c28M/TpCCLA0l98I/AAAAAAAACMc/H0IWaEqqs_M/s72-c/DSC07096.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-4255893172414160068</id><published>2011-10-05T13:49:00.000+02:00</published><updated>2011-10-05T13:49:49.493+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>riconquistare il futuro</title><content type='html'>&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;di Barbara Spinelli, 5 ott.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;Un aspetto impressionante, nella crisi che traversiamo, è l´impreparazione dei popoli. Non è l´impreparazione di chi si sente riparato. La crisi, inasprendo ineguaglianze divenute smisurate lungo gli anni, pesa sui popoli da tempo. Ma questa volta gli animi sono impauriti, disorientati, come se mancasse loro una bussola che indichi dove sta, veramente, il Nord. Nei Paesi più colpiti, come la Grecia, la disperazione può sfociare in guerra civile: come può sdebitarsi una nazione così sprofondata nella recessione, senza sfasciarsi? Nei Paesi che stanno meglio, come la Germania, cresce un isolazionismo antieuropeo non meno intirizzito. In Italia il disorientamento è diverso: la democrazia è talmente guastata, il legame sociale talmente liso, l´opinione talmente disinformata, che ciascuno scorge nella crisi qualcosa che concerne gli altri, mai se stesso. &lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;Anche se diversi, i popoli hanno però questo, in comune: non sanno la storia che fanno. Vivono come in una caverna: fuori c´è un aperto da cui dipendono - l´Europa, il mondo - ma di cui non sanno nulla. Non vedono il futuro, sempre aperto visto che lo scriviamo noi. Non vedono che il futuro è ormai cosmopolitico nei fatti, non nella teoria. La cosa che più temono è cambiare ottica. Ogni novità appare ominosa, mai si presenta come occasione d´imparare la vita all´aperto. Come in Balzac, gli impauriti accettano che il passato domini il presente, e del presente diventano i proscritti.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;Questa impreparazione non è tuttavia priva di speranze, in Italia. Basta una cifra - 1 milione 200 mila che condannano la legge elettorale - e subito si capisce come il popolo voglia riprendersi il futuro, partecipare al suo farsi. Come sia disgustato da politici che usano il popolo, che gli tolgono sovranità nell´attimo in cui ne magnificano il primato. L´essenza del populismo è questo bluff. Nei quattro ultimi referendum c´è sete non solo di verità ma di società maggiorenne, e non stupisce che tanti partiti li abbiano avversati o vissuti passivamente.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;È stato difficile, trovare i banchetti per affossare il Porcellum: indicazioni assenti, orari fasulli, reticenze nelle sedi del Pd. Se fosse stato facile, forse avrebbero votato 3-4 milioni. Cosa dicono infatti i referendum? Dicono che sì, i popoli sono impreparati, ma perché qualcuno li vuole così: incavernati, frammentati, dunque malleabili. Dicono che la formazione dell´opinione pubblica - ingrediente fondamentale in democrazia - è stata guastata dal dominio politico sulle tv. I firmatari del referendum giudicano che la politica, come organizzatrice del bene comune, non fa il suo mestiere ma protegge poteri e ricchezze di clan. &lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;Paul Krugman spiega bene come tali poteri si nutrano di dottrine economiche «completamente divorziate dalla realtà», fondate sulla menzogna: la menzogna secondo cui non c´è crescita se vengono tassati i ricchi, e quella secondo cui la crisi nasce da troppi regolamenti e non, come i fatti dimostrano, da assenza di regole (New York Times, 29-9-11). Le parole di Napolitano, venerdì a Napoli, smascherano questo fallimento: non sono parole politiche, quelle che promettono mini-Stati padani, ma «grida che si levano dai prati». Così come è grida la difesa di una legge elettorale nella quale «conta soprattutto mantenere buoni rapporti con il partito che ti nomina, non con gli elettori». &lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;In questo la crisi economica somiglia alla guerra che Samuel Johnson descrive nel ´700: le sue «maggiori calamità sono la diminuzione dell´amore della verità, e la falsità dettata dall´interesse e incoraggiata dalla credulità». Questo fanno i moderni pretendenti politici: invece di guidare incoraggiano la credulità, assecondano gli interessi di chi vuol conservare privilegi e ineguaglianze che la deregolamentazione liberista ha creato. &lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;Ma soprattutto di Europa i politici non sanno parlare, in nessun Paese dell´Unione: la evocano sempre come nostro obbligo, mai come nostra opportunità. Denunciano sempre la sua inconsistenza, senza chiarire che se l´Europa è debole è perché i governi la mantengono in questo stato, non affidandole poteri e aggrappandosi al proprio diritto di veto. Loro compito sarebbe di far capire come stiano davvero le cose, di smettere le illusioni di cui nutrono se stessi e gli altri.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;È perché i politici non sono all´altezza - la politica è nulla, senza pedagogia delle crisi - che i popoli s´immobilizzano. Il populismo lusingandoli li sfrutta, per occultare quel che accade: una crisi che rovina non solo l´economia, ma quel che tiene unite le società e dunque la democrazia. Una diserzione delle classi dirigenti, restie a spiegare come solo in un governo europeo ritroveremo la padronanza (la sovranità) che tutti stiamo perdendo, governati e governanti. Secondo alcuni, il populismo è il marchio del XXI secolo. Orfano di alfabeto, proscritto dal presente: ecco il popolo-Golem che i populisti plasmano. Ora i popoli gli si rivoltano contro. Erano consumatori, anziché cittadini. Costretti d´un colpo a consumare meno, sgomenti, si riscoprono cittadini.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;La paura può divorare l´anima, la storia non essendo progressista lo testimonia. Ma può anche aguzzare la vista. Nell´800, una prima previdenza pubblica nacque perché il socialismo incuteva spavento. Bismarck, in Germania, fu il primo a creare lo Stato che protegge i deboli e l´interesse generale, trasformando la paura di perdere il passato in costruzione del futuro. Così la destra storica in Italia. Le prime norme a tutela del lavoro, della vecchiaia, dell´invalidità, degli infortuni vennero dal liberale Giolitti. La destra di oggi non somiglia in niente a quella di ieri. &lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;Va detto che l´Italia, pur anomala, non è un caso isolato. È venditrice di illusioni perfino la Germania, sono populisti Sarkozy e Cameron, per non parlare di governi liberticidi o corrotti come Ungheria o Bulgaria. Se oggi i governanti volessero ritentare la via di Bismarck, dovrebbero abituare i popoli a pensare che da soli non ce la faranno. Ogni giorno constatiamo che la statura conta, nella globalizzazione: sei forte se rappresenti non uno staterello (la Padania ad esempio) ma se competi con le grandezze demografiche della Cina, dell´India, del Brasile, degli Usa, della Russia.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;Inizialmente il populismo sorge come risposta democratica alle oligarchie. Un laccio stringe il capo al suo popolo, e questo laccio, simbolo della sovranità popolare, comanda su tutto, non tollerando né istituzioni intermedie né autorità sovranazionali. Il populismo semplifica, quando per uscire dalla crisi urge complicare, differenziare i poteri. Si parla spesso di una ricaduta nel Trattato di Westfalia, che consacrò gli Stati sovrani assoluti. Si dimentica che l´Europa nel 1648 era in ascesa, mentre oggi precipita frantumandosi. Due guerre mondiali l´hanno emarginata storicamente, e resuscitare Westfalia è grottesco oltre che pericoloso.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;L´Italia è in questo un laboratorio. Il deserto tra leader e popolo non resta vuoto, viene occupato da nuove oligarchie: più mafiose di prima, indifferenti al bene comune. Al posto del legame sociale s´insedia l´identità (etnica, religiosa, sessuale) fondata sul rigetto dell´altro. Le liste di politici gay, apparse in rete giorni fa, è un episodio da Ultimi Giorni dell´Umanità. In una democrazia decente i giornali le ignorano. Se non lo fanno è perché il populismo è l´aria che tutti respiriamo.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #7f6000; text-align: justify;"&gt;La crisi diventa occasione se si dice la verità. Bisogna cominciare a dire che in Occidente non riusciremo a crescere come ieri. Secondo gli esperti, ci vorranno 40-50 anni perché i salari dei Paesi emergenti (Cina, India, Brasile, Russia) raggiungano i nostri. Il nostro futuro sarà fatto di meno consumi. Non di crescita zero, purché sia un crescere diverso. Fu inventata per questo l´Europa unita. Perché non aveva più senso, costruire il futuro facendosi governare dalle menzogne sul passato. &lt;/div&gt;&lt;table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="categoryheadline2" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-4255893172414160068?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/4255893172414160068/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/10/riconquistare-il-futuro.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/4255893172414160068'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/4255893172414160068'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/10/riconquistare-il-futuro.html' title='riconquistare il futuro'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-3825999405892805686</id><published>2011-10-03T12:46:00.001+02:00</published><updated>2011-10-03T12:48:56.928+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ecologia'/><title type='text'>Crash Course</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #0b5394;"&gt;&amp;nbsp;Il Crash Course cerca di darvi una conoscenza di base dell'economia in modo che possiate capire meglio i rischi che stiamo correndo.E' stato ideato da Chris Martenson, cittadino statunitense laureato in Scienze Americane alla Duke University di Durham, North Carolina, ed ha riscosso un notevole successo nella sua versione originale in inglese.Quello che state per vedere e' la versione molto condensata di un seminario che sta facendo da circa 4 anni e nel quale presenta informazioni per la durata di circa 6/8 ore.Il Crash Course cerca di farvi capire la natura di alcune sfide e rischi estremamente gravi per la nostra economia e la sua futura prosperita'. Ci vogliono un totale di 4 ore e 15 minuti per guardare tutte e 30 le sezioni ma ne vale la pena.I video caricati in questa versione sono stati rallentati rispetto all'originale per facilitare la lettura dei sottotitoli e la comprensione dei concetti.Su http://www.chrismartenson.com si trova, oltre ad altre informazioni, il Crash Course completo in inglese, francese, spagnolo.Altre traduzioni (libri, video, documenti) sono disponibili su http://www.indipendenzaenergetica.it &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/playlist?list=PLB048101DAAD68046"&gt;http://www.youtube.com/playlist?list=PLB048101DAAD68046&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-3825999405892805686?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/3825999405892805686/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/10/crash-course.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/3825999405892805686'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/3825999405892805686'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/10/crash-course.html' title='Crash Course'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-7485152721269986246</id><published>2011-09-26T12:01:00.000+02:00</published><updated>2011-09-26T12:01:34.987+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Letture'/><title type='text'>una crescita senza benessere</title><content type='html'>&lt;table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="color: #cc0000; margin-left: 0px; margin-right: auto; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="categoryheadline2"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/td&gt; &lt;/tr&gt;&lt;tr align="left"&gt;&lt;td class="small"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;di Guido Viale , 25.09.2011&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br style="color: #cc0000;" /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt; &lt;span style="color: #cc0000;"&gt; La crescita (che non c'è e, dove c'era, svanisce) è trattata sempre più come un obbligo. Ma quella di cui si parla è solo una crescita contabile (del Pil), finalizzata a riequilibrare i rapporti tra deficit - e debito - e Pil con un aumento del denominatore (Pil) e non solo con una riduzione dei numeratori (deficit e debito). &lt;b&gt;Il tutto soprattutto per «rassicurare i mercati»&lt;/b&gt;. Dalla crescita ci si attende anche un aumento dei redditi tassabili (non tutti i redditi lo sono, o lo sono nella stessa misura: alcuni, per legge; altri, per violazione della legge) e, quindi, delle entrate dello Stato, rendendo più facile il pareggio di bilancio (assurto al rango di obbligo costituzionale) e, forse, anche una riduzione del debito (anch'essa resa obbligatoria dal cosiddetto patto euro-plus). &lt;b&gt;Tuttavia meno spesa e più entrate non bastano a garantire il pareggio;&lt;/b&gt; non è detto che l'avanzo primario programmato (il surplus delle entrate sulle spese) sia compatibile con l'andamento dei tassi. Così gli interessi si accumulano in nuovo debito, una spirale, in contesti di deflazione come questo, senza fine.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br style="color: #cc0000;" /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;La Grecia è da tempo in stato fallimentare (default): la sua economia non potrà più crescere per decenni; meno che mai in misura sufficiente ad azzerare il deficit o ripagare anche solo in parte il debito. Perché, allora, economisti e statisti non ne prendono atto? &lt;b&gt;In parte perché non sanno che fare&lt;/b&gt; (era una sopravvenienza prevedibile, ma mai presa in considerazione); &lt;b&gt;in parte per rapinarla;&lt;/b&gt; pensioni, salari, posti di lavoro, servizi pubblici, isole, riserve auree: tutto quello di cui ci si può appropriare (privatizzandolo) va preso prima di ammettere l'irreversibilità della situazione. La posizione dell'Italia non è molto diversa anche se il suo tessuto industriale è più robusto: &lt;b&gt;una crescita sufficiente a pareggiare i conti non arriverà più; soprattutto strangolando così la sua economia.&lt;/b&gt; Ma qui i beni da saccheggiare - in barba ai risultati dei referendum - sono più succosi, mentre una presa d'atto del fallimento farebbe saltare, insieme all'euro, anche l'Unione europea. Per questo il gioco è destinato a durare più a lungo. Se però un governo ne prendesse atto, annunciando un default concordato - e selettivo: per colpire meno i piccoli risparmiatori - l'Europa correrebbe ai ripari e gli eurobond salterebbero fuori dall'oggi al domani. Ma così, dicono gli economisti, si blocca il circuito bancario e si arresta tutto il processo economico.&lt;/span&gt;&lt;br style="color: #cc0000;" /&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br style="color: #cc0000;" /&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;Certo le cose non sarebbero facili; ma non lo sono, per i più, neanche ora. Però il circuito bancario si era già bloccato dopo il fallimento Lehman Brothers, e sono intervenuti gli Stati nazionalizzando di fatto, per un po', le banche. Succederebbe di nuovo; e anche senza uscire dall'Euro, perché a intervenire dovrebbe essere la Bce.&lt;/span&gt;&lt;br style="color: #cc0000;" /&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br style="color: #cc0000;" /&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;Quella spirale del debito non è una novità: &lt;b&gt;nella seconda metà del secolo scorso quasi tutti i paesi del Sud del mondo si sono indebitati per promuovere una crescita (allora si chiamava "sviluppo") che non è mai venuta. &lt;/b&gt;Poi, non potendo ripagare il servizio del debito, sono stati tutti presi sotto tutela dal Fmi, che ha loro imposto privatizzazioni e riduzioni di spesa analoghe a quelle imposte oggi dalla Bce e dal Fmi ai paesi cosiddetti Piigs: con la conseguenza di avvitare sempre più la spirale del debito. La letterina (segreta) che la Bce ha spedito al governo italiano per dirgli che cosa deve fare quei paesi la conoscono bene: ne hanno ricevute a bizzeffe, e sono andati sempre peggio. Viceversa, le economie cosiddette emergenti sono quelle che avevano scelto di non indebitarsi, o che ne sono uscite con un default: cioè decidendo di non pagare - in parte - il loro debito.&lt;/span&gt;&lt;br style="color: #cc0000;" /&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br style="color: #cc0000;" /&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;La crescita di cui parlano gli economisti - e di cui blaterano tanti politici - è la ripresa, accelerata, del meccanismo che ha governato il mondo occidentale nella seconda metà del secolo scorso e che oggi torna a operare, tra l'invidia generale, nei paesi cosiddetti emergenti (i quali hanno ritmi di sviluppo accelerati solo perché sono partiti da zero, o quasi); &lt;b&gt;mentre da noi quel meccanismo è ormai irripetibile anche in paesi considerati locomotive del mondo. Vorrebbero tornare a moltiplicare la produzione di automobili, di elettrodomestici, di gadget elettronici, in mercati ormai saturi e gravati da eccesso di capacità&lt;/b&gt; (vedi il fiasco di Marchionne); &lt;b&gt;di moda e di articoli di lusso in un mondo in cui i ricchi non sanno più che cosa comprare perché hanno già tutto&lt;/b&gt; e di più (mentre le produzioni a basso costo sono state delocalizzate in paesi emergenti; per cui ogni eventuale, quanto improbabile, aumento dei redditi da lavoro non avrebbe comunque conseguenze sull'occupazione in Occidente); &lt;b&gt;di turismo in ambienti naturali sempre più degradati&lt;/b&gt; e - soprattutto: questa dovrebbe essere la "molla" della ripresa - di &lt;b&gt;Grandi opere&lt;/b&gt;. Si tratta di un modello di impresa fondato su finanziamenti pubblici (spesso contrabbandati come finanza di progetto); &lt;b&gt;su catene senza fine di subappalti (con conseguente corruzione, evasione fiscale, caporalato e mafia: non sono guai solo italiani); guasti irreversibili ai territori; inganni e violenze sulle popolazioni locali per imporre l'opera per poi, alla fine dei lavori, destinare all'abbandono territori e tessuti sociali degradati.&lt;/b&gt; Il Tav in Val di Susa ne è il paradigma. &lt;b&gt;Per la protezione dell'ambiente, invece, niente. &lt;/b&gt;Dicono che per favorire il ritorno alla crescita va - temporaneamente - sospesa. Così si succedono i summit mondiali che non decidono niente, mentre il pianeta corre verso il collasso. Per l'equità - tra paesi ricchi e paesi poveri; tra ricchi e poveri di uno stesso paese; tra l'oggi e le generazioni future - meno ancora.&lt;/span&gt;&lt;br style="color: #cc0000;" /&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br style="color: #cc0000;" /&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;La crescita per fare fronte al debito non riguarda quindi né l'occupazione (c'è da tempo un disaccoppiamento tra occupazione e aumento del Pil, dei fatturati e dei profitti); né la qualità del lavoro (è sempre più precario in tutto il mondo e si investe sempre meno in formazione); né i redditi da lavoro diretti o differiti (le pensioni); né il benessere delle comunità, messo sotto scacco dal degrado ambientale, dal taglio dei servizi e del welfare, dall'aumento delle persone disoccupate, scoraggiate o emarginate (sospinte sempre più numerose sotto la soglia della povertà); né dalla distruzione della socialità e della socievolezza. Infine, la crescita affidata ai meccanismi di mercato aborre dalle politiche industriali; e se le propone o le invoca, è solo per dare una spinta - con incentivi, sgravi fiscali, tassi di interesse sotto zero o investimenti pubblici in Grandi opere - a un meccanismo che poi dovrebbe andare avanti da sé: non ci sono obiettivi generali da perseguire, perché deve essere il mercato a selezionare quelli che corrispondono alle propensioni del consumatore (esaltato come sovrano quanto più viene soggiogato dai meccanismi della pubblicità e della moda); non ci sono problemi di governance - intesa come composizione degli interessi e partecipazione dei lavoratori e delle comunità alla gestione delle attività che si svolgono su un territorio - perché è l'impresa che deve avere il controllo assoluto su di esse (come sostiene Marchionne tra gli applausi generali). Le privatizzazioni sono la traduzione di questa logica: il trasferimento della sovranità da quel che resta degli istituti della democrazia rappresentativa al dispotismo di imprese sempre più grandi, potenti, centralizzate, lontane dai territori e dalle comunità. Anche questa è una spirale senza fine: più si smantella quanto di pubblico, condiviso, egualitario è stato conquistato negli anni, più si imputa la mancanza di risultati al fatto che non si è ancora smantellato abbastanza. Il liberismo è un dogma senza possibilità di verifiche praticato da una setta incapace di tornare sui suoi passi.&lt;/span&gt;&lt;br style="color: #cc0000;" /&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br style="color: #cc0000;" /&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;&lt;b&gt;Per far fronte alla crisi - che è innanzitutto crisi delle condizioni di vità della maggioranza della popolazione - valorizzando le risorse che territori, comunità e singoli sono in grado di mettere in campo - ci vuole invece una vera politica economica e industriale; che oggi non può che essere un programma di riconversione ecologica di consumi e produzioni, tra loro strettamente interconnessi.&lt;/b&gt; Non c'è spazio - né ambientale, né economico, né sociale - per rilanciare i consumi individuali: &lt;b&gt;generazione ed efficienza energetiche, mobilità sostenibile, agricoltura e alimentazione a km0, cura del territorio, circolazione dei saperi e dell'informazione&lt;/b&gt; (e non della patonza) &lt;b&gt;non possono che essere imprese condivise, portate avanti congiuntamente dai lavoratori, dalle loro organizzazioni, dalle iniziative comunitarie, dalle amministrazioni locali, dalle imprese legate o che intendono legarsi a un territorio di riferimento&lt;/b&gt; (rime tra le quali, i servizi pubblici locali: non a caso sotto attavvo). Le produzioni che hanno un avvenire, e per questo anche un mercato vero, sono quelle che corrispondono a questi orientamenti; ad esse dovrebbero essere riservate tutte le risorse finanziarie impiantistiche, tecniche e soprattutto umane che è possibile mobilitare. Questo è anche un preciso indirizzo di governance per prendere in carico la conversione ecologica. &lt;b&gt;Sostituire un'economia fondata sul consumo individuale e compulsivo con un sistema orientato al consumo condiviso (che non vuol dire collettivo o omologato: la condivisione esige attenzione per le differenze e per la loro realizzazione) non può essere programmata in modo verticistico;&lt;/b&gt; né gestita con i meccanismi autoritari delle Grandi opere. &lt;b&gt;La conversione ecologica è un processo decentrato, diffuso, differenziato sulla base delle esigenze e delle risorse di ogni territorio, integrato e coordinato da reti di rapporti consensuali, basato sulla valorizzazione di tutti i saperi disponibili. &lt;/b&gt;Una politica economica e industriale che si ponga questi obiettivi può anche affrontare, in modo selettivo e programmato, l'azzardo di un default: per non destinare più le risorse disponibili al pozzo senza fondo del debito pubblico. &lt;b&gt;Ma certo questo richiede l'esautoramento di gran parte delle attuali classi dirigenti (e di molti economisti).&lt;/b&gt; L'alternativa non è dunque tra crescita e decrescita, ma tra cose da fare e cose da non fare più.&lt;/span&gt;&lt;br style="color: #cc0000;" /&gt;&lt;span style="color: #cc0000;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-7485152721269986246?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/7485152721269986246/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/09/una-crescita-senza-benessere.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/7485152721269986246'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/7485152721269986246'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/09/una-crescita-senza-benessere.html' title='una crescita senza benessere'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-7811761157786098101</id><published>2011-09-23T17:12:00.000+02:00</published><updated>2011-09-23T17:12:57.739+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ecologia'/><title type='text'>la (ri)conversione ecologica</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div style="color: #38761d;"&gt;&lt;a href="http://www.democraziakmzero.org/files/2011/09/pannelli_fotovoltaici.jpg"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-2102" height="225" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2011/09/pannelli_fotovoltaici-300x225.jpg" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d;"&gt;&lt;i&gt;di MARIO AGOSTINELLI&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;Quato articolo è stato pubblicato dal numero di settembre della rivista Inchiesta.&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/i&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Introduzione&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Il concetto di &lt;em&gt;conversione&lt;/em&gt;&amp;nbsp; richiama la categoria del comportamento e le convinzioni essenziali a cui si ispira&amp;nbsp; la coscienza individuale e/o sociale. E’ parola a dimensione prevalentemente etica, che riguarda innanzitutto la sfera personale e indica, anche metaforicamente, il percorso cosciente di un cammino altro da quello precedentemente compiuto. Quando invece parliamo di &lt;em&gt;riconversione&lt;/em&gt; e la associamo, come in genere accade, alla produzione di merci o servizi, indichiamo per lo più&amp;nbsp; una decisione presa nella sfera economica – e talvolta politica -&amp;nbsp; per destinare a nuove finalità delle attività ritenute in qualche modo esaurite, o non più “convenienti”, o, addirittura, non più compatibili con l’evoluzione della situazione di cui hanno fatto parte.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;In effetti, queste definizioni sono fornite qui in forma&amp;nbsp; approssimativa, ma mi servono per fornire la “cifra”&amp;nbsp; della crisi più profonda e più complessa che la modernità abbia fin qui affrontato. Davanti alla minaccia di sopravvivenza della biosfera , alla crisi autentica di civiltà e all’incapacità di alimentare il meccanismo di crescita sviluppato e portato al parossismo dalla dittatura di un potere finanziario avverso alla democrazia, conversione e riconversione avvicinano i loro campi di azione: nel dibattito in corso tutti convengono che non sarebbe possibile una efficace alternativa economica e politica al meccanismo economico distruttivo in atto senza una profonda revisione dei comportamenti, del rapporto uomo-natura, della finalità sociale, “extraeconomica” del lavoro.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;La&amp;nbsp; “conversione ecologica”, che ho avuto l’occasione di apprendere da&amp;nbsp; Alex Langer quando già era in corso la mia esperienza sindacale, comunicando così lungo un crinale che allora sembrava dover mantenere separati due mondi,&amp;nbsp; oggi rimanda obbligatoriamente sia alla dimensione personale e soggettiva delle trasformazioni proposte, sia alla loro dimensione oggettiva e sociale (dai nuovi prodotti, ai nuovi rapporti di mercato e di cooperazione, alla nuova organizzazione del lavoro).&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;E, a sua volta, la riconversione produttiva non può più prescindere dalla sua desiderabilità sociale e ambientale. Lungo questo percorso, è stato soprattutto Wolfgang Sachs&amp;nbsp; negli anni ’90 a chiarire come giustizia sociale e giustizia ambientale dovessero ricongiungersi inevitabilmente. E a dieci anni da Porto Alegre e da Genova, il movimento può ormai far propria una lettura organica delle ragioni della crisi in corso e della sua irreversibilità, che riguardano una serie di rotture e conflitti oltre quello tradizionale-&amp;nbsp; pur sempre determinante – tra capitale e lavoro e che hanno ormai conquistato la parte più avanzata delle organizzazioni dei lavoratori.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Per l’ambito che riguarda queste note, ciò comporta di riportare, tanto in sede locale e nazionale, quanto in campo continentale e planetario, il sistema produttivo entro un quadro di sostenibilità imposto dai limiti fisici e biologici del pianeta in cui viviamo, salvaguardando, potenziando e qualificando l’occupazione e valorizzando la dotazione di tecnologia, di impianti e di conoscenze dell’apparato industriale e produttivo esistente, fino a farne il punto di partenza di una riconversione votata sì alla discontinuità, ma gestita democraticamente.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Si può finalmente aprire un dibattito nel Paese sulla mancanza di una politica industriale e sul declino del nostro sistema produttivo, che riproduce condizioni di lavoro dequalificate, perde posizioni nella competitività internazionale, è fonte primaria di una precarizzazione che investe l’intera esistenza e alimenta un sistema di consumi e uno spreco di risorse naturali che pregiudicano la salute e le possibilità di vita delle prossime generazioni. Si può partire da una coscienza individuale diffusa che percepisce il cambiamento in modo diverso dal passato e non più progressivo e che esige perciò valori e priorità da ridefinire. Si può tener conto di come il territorio, all’esperienza lavorativa, sia fonte di constatazione dell’inadeguatezza di una crescita che non redistribuisce ricchezza e spreca lavoro e natura. Si può, infine, considerare l’attuale sconfitta del sindacato come la perdita di rappresentanza e di potere all’interno di un conflitto a cui la politica, aderendo in blocco all’ideologia neoliberista, non riconosce più centralità. Ma proprio riconnettendo individui, produzione, territorio e organizzazione, si può prendere atto della crisi dell’attuale modello di sviluppo e dei danni sociali e ambientali da riparare, per suggerire come percorso di lotta indispensabile quello di una diffusa riconversione industriale e di una nuova organizzazione del modo di vivere e di consumare nel territorio.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Una proposta in tal senso può trovare così un punto di iniziale agglutinazione nel lavoro di elaborazione intorno all’obiettivo della riconversione dell’apparato produttivo: a livello sia locale – soprattutto nei punti di maggior crisi occupazionale – che regionale, nazionale e planetario (agire localmente, ma pensare globalmente). Riguarda sia il fronte del lavoro e della produzione che quello del consumo e della distribuzione, oltreché, ovviamente, quello di una cultura condivisa che tenga tutto insieme.&amp;nbsp; Ha poi il vantaggio di mettere alla prova o di far maturare le conoscenze che ogni gruppo ha del proprio territorio di riferimento e di chi ci vive e ci lavora e offre il vantaggio – e il rischio – di mettere a confronto i saperi acquisiti con le urgenze del mondo del lavoro – le fabbriche che chiudono, o che chiedono di sopravvivere sussidiando produzioni insostenibili,&amp;nbsp; il mondo dell’impresa,&amp;nbsp; quello del terzo settore, ma anche il mondo agricolo e della piccola distribuzione – e le amministrazioni locali.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Se si riflette sulla molteplicità di lotte in corso, saperi tecnico scientifici, conoscenze del territorio e buone pratiche sono già il punto di forza delle esperienze di autorganizzazione più rilevanti degli ultimi anni: sia nei confronti di esperienze passate (per esempio nei confronti del ’68),&amp;nbsp; sia nei confronti degli avversari con cui ci si confronta oggi. Valga per tutti l’esempio della Valle di Susa: ma così è un po’ in tutti i campi (energia, trasporto, agricoltura, alimentazione, urbanistica, educazione, gestione rifiuti, mobilità, salute). Di conseguenza, sulla valorizzazione di saperi, conoscenze e buone pratiche e sull’innesco diretto con le rivendicazioni territoriali e del mondo del lavoro può essere a mio avviso costituito un patrimonio comune e condiviso da tutte le aggregazioni impegnate nella costruzione di una alternativa radicale al pensiero unico e al sistema liberista.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Dopo i referendum &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Interpreto la straordinaria vittoria ai referendum di giugno (tutti e 4 insieme!) come un esplicito richiamo alla supremazia della vita sull’economia, nella specifica riscoperta e valorizzazione&amp;nbsp; dei&amp;nbsp; &lt;em&gt;cicli&lt;/em&gt; vitali sul territorio per acqua, sole, terra e aria e come un inedito privilegio riconosciuto alle leggi della natura rispetto a quelle dominanti dell’economia. La questione energetica, dentro il nostro ragionamento, assume allora un’importanza cruciale, dato che l’abbandono del nucleare prevede un passaggio accelerato da sistemi centralizzati ed extraterritoriali, propri dell’era fossile, a &lt;em&gt;sistemi decentrati&lt;/em&gt;, alimentati da fonti rinnovabili e integrati e programmati&amp;nbsp;&amp;nbsp; nel complesso delle risorse territoriali, anche per i loro riflessi sullo sviluppo dell’occupazione, oltre che per gli effetti sulla salubrità della produzione e sulla riduzione del consumo.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Vengono così portate in primo piano le ragioni di un modello che prende ad imitazione la natura, che si riappropria del tempo, che applica la parola tagli agli sprechi, anzichè ai bisogni e ai diritti e che punta a riarmonizzare lavoro e natura. In una simile prospettiva, che implica una gigantesca riconversione, c’è un assoluto bisogno di sindacati autonomi e di riportare al centro del conflitto l’impiego stabile, la sua qualità complessiva, i diritti di un potere democratico diffuso che non si ferma alle soglie del mondo del lavoro.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Altro che accettare, come improvvidamente ha fatto anche la Cgil, quel collegamento in negativo tra riconversione e investimenti imposto da Marchionne e dalla Confindustria con l’accordo del 28 giugno! Una sottrazione di titolarietà nei confronti di un soggetto costituzionalmente preposto a organizzare il negoziato per le scelte produttive e per le condizioni di lavoro e costretto invece a subire l’arbitrio dell’impresa, accettare deroghe al contratto nazionale, fino a rinunciare agli strumenti di lotta che conferiscono potere ai lavoratori.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Partire dal territorio&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Le “&lt;em&gt;parole chiave&lt;/em&gt;” di seguito riportate alludono a concetti e, più precisamente, a fratture, che contraddistinguono un’epoca in cui le trasformazioni risultano spesso più profonde delle nostre radici culturali e denotano conflitti che rivelano l’affanno della stessa democrazia liberale che conosciamo, segnalata dalla pesante estromissione cittadini dalla partecipazione e dalle decisioni che li riguardano. Si tratta di autentici “cleavages”, la cui ricomposizione si situa per ora ancora lontana nel tempo e evoca semplicisticamente, ma efficacemente,&amp;nbsp; &lt;em&gt;un mondo diverso e possibile&lt;/em&gt;&lt;strong&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;Ho provato a&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;stilare un elenco di termini attorno al quale concretamente si stanno sviluppando pratiche, lotte, cenni di riunificazione: pace e multiculturalità; beni comuni e stili di vita; riconversione produttiva e senso del lavoro; rappresentanza e autogoverno.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Se dovessi indicare una linea di percorso, sosterrei&amp;nbsp; – a fronte di una crisi di civiltà – che il territorio è il luogo da cui ripartire, la riappropriazione del lavoro e i diritti dei lavoratori sono il passaggio cruciale per sostenere il conflitto per un mondo diverso, l’abbandono del concetto di crescita costituisce la direzione univoca verso cui procedere, la ricostruzione della rappresentanza il nodo politico da risolvere.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Per tornare al tema della riconversione, non possiamo prescindere dal fatto che, nel complesso, il futuro dell’economia dell’Occidente sarà dominato dalla stagnazione. Il percorso che cerchiamo di individuare – e che chiamerei &lt;em&gt;“riconversione-conversione ecologica”- &lt;/em&gt;&amp;nbsp;deve pertanto potersi adattare, nel bene e nel male, ad una situazione per la cui soluzione non abbiamo ancora “una cassetta degli attrezzi” adeguata, ma per cui disponiamo di una analisi ormai matura, che ho sommariamente tentato di abbozzare in precedenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;La riconversione-conversione ecologica dovrà essere un fattore di condivisione di orientamenti, di collegamento operativo e di coinvolgimento diretto per gli attori dei prossimi conflitti sociali, per i promotori di buone pratiche, per i soggetti delle mille forme di resistenza molecolare alle forme in cui si esercita il dominio attuale del capitale, a partire dalla finanza.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Il fulcro della riconversione possibile è costituito dal passaggio da un modello di consumo fondato su un accesso individuale ai beni e ai servizi a forme sempre più spinte di consumo condiviso.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;In questa prospettiva il fattore determinante che si evidenzia è la &lt;em&gt;territorializzazione &lt;/em&gt;dei processi, il collegamento più diretto possibile tra produzione e consumo, al fine di ricostituire legami sociali che non siano fondati esclusivamente sul mercato, bensì “governati” attraverso il conflitto e la ricostituzione di un controllo condiviso (una forma di autogoverno) sui processi economici e sociali. Non tutto ovviamente può o deve essere “riterritorializzato” e gli stessi poteri da contrastare hanno sovente dimensione extraterritoriale. Ma è molto importante cominciare con l’avvicinare quanto più possibile&amp;nbsp; la produzione di beni fisici ai luoghi del loro uso o del loro consumo.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Mi è chiaro che per le&amp;nbsp; produzioni industriali, i cicli richiedono spesso economie di scala che le collocano necessariamente al centro di “reti lunghe” di fornitura e di smercio che non possono essere ridimensionate oltre certi limiti. “Ciò non toglie che – come afferma Guido Viale – la conquista di nuove forme di controllo da parte delle comunità nel cui territorio questi impianti sono insediati (e che ne ricavano reddito e ne subiscono gli impatti sociali e ambientali) rientri a pieno titolo tra le finalità della conversione ecologica”.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Sono quattro le principali aree da porre sotto attenzione: le&amp;nbsp; reti energetiche decentrate e il passaggio alle fonti rinnovabili; la lotta al cambiamento climatico e l’accesso alla mobilità; la tutela e la manutenzione dei beni comuni (acqua, suolo, alimentazione, salubrità dell’aria);&amp;nbsp; la riqualificazione dell’assetto urbano e il non consumo di suolo. Gran parte di questi temi è già stata sviluppata in varie sedi. Si tratta di realizzarne una sintesi con una dimensione operativa, esplicitando le diversità di orientamenti e di valutazioni riscontrate, per renderla disponibile a una platea di “utenti” non specialistici e più ampia possibile.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-7811761157786098101?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/7811761157786098101/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/09/la-riconversione-ecologica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/7811761157786098101'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/7811761157786098101'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/09/la-riconversione-ecologica.html' title='la (ri)conversione ecologica'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-1756050995424809496</id><published>2011-09-13T14:13:00.000+02:00</published><updated>2011-09-13T14:13:58.572+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><title type='text'>nel pozzo del nostro debito</title><content type='html'>&lt;table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="color: #38761d; margin-left: 0px; margin-right: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="categoryheadline2"&gt;&lt;i&gt;di Guido Viale, 13 sett.&lt;/i&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="small"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br style="color: #38761d;" /&gt;&lt;span style="color: #38761d;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="color: #38761d; margin-left: 0px; margin-right: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt; &lt;td class="articletext"&gt; &lt;/td&gt;&lt;td class="articletext"&gt;&lt;i&gt;Non certo ancora nel primato della finanza staccata dal territorio e dalle risorse si deve cercare la via d’uscita dalla crisi attuale. &lt;/i&gt;Il manifesto&lt;i&gt;, 13 settembre 2011&lt;/i&gt; &lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;span style="color: #38761d;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br style="color: #38761d;" /&gt;&lt;span style="color: #38761d;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" style="color: #38761d; margin-left: 0px; margin-right: 0px; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr align="justify"&gt; &lt;td class="articletext" style="text-align: justify;"&gt; Ora si comincia a parlare di default (fallimento) come esito - o come soluzione - del debito pubblico italiano. La discussione assume aspetti tecnici, ma il problema è politico e merita approfondimenti sui due versanti. Dichiarare fallimento imboscando dei fondi, è truffa. Ma è truffa anche se una condizione insostenibile viene protratta oltre ogni possibilità di recupero; in particolare, per spremere quelli che si riesce a spennare con la scusa di rimettersi in sesto, prima di dichiarare che «non c'è più niente da fare». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proprio quello che l'Unione Europea e i suoi governi (e non solo la Bce) stanno chiedendo a Grecia, Portogallo e Irlanda, ma forse anche all'Italia. C'è chi, senza escludere il default, vede una soluzione alla crisi del debito nell'uscita dall'euro. Il problema, vien detto, non è tanto il debito pubblico quanto il debito estero; in cui si riflette la perdita di competitività del paese, costretto dalla propria inflazione e dalla minore "produttività" a finanziarsi all'estero per importare più di quanto esporta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'uscita dall'euro consentirebbe un recupero di competitività attraverso la svalutazione - oggi resa impossibile dalla moneta unica - riequilibrando così, con maggiori esportazioni, i conti con i paesi che, come la Germania, possono evitare di rivalutare la loro moneta e perdere competitività proprio grazie all'appartenenza all'eurozona. L'aumento delle esportazioni produrrebbe, sostiene per esempio Alberto Bagnai, «risorse sufficienti a ripagare i debiti, come nel 1992. Se non lo fossero - aggiunge - rimarrebbe la possibilità del default ... come hanno già fatto tanti paesi che non sono stati cancellati dalla geografia economica per questo». &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma una svalutazione - posto che l'uscita dall'euro sia praticabile - basterebbe a riequilibrare la bilancia dei pagamenti dell'Italia, o quella di altri paesi dell'eurozona in difficoltà? In altre parole, costando il 15 o il 20 per cento in meno le auto della Fiat prodotte con il metodo Marchionne - a cui forse Bagnai attribuisce eccessiva credibilità - potrebbero ancora sottrarre consistenti quote di mercato alla Volkswagen? O costando il 15 o il 20 per cento in più l'Italia cesserebbe di importare turbine eoliche dalla Danimarca e pannelli fotovoltaici o impianti di cogenerazione dalla Germania, mettendosi finalmente a produrli in proprio? O ancora, con la lira l'Italia potrebbe tornare a esportare arance - raccolte con manodopera schiava - nei paesi dove l'organizzazione commerciale degli agricoltori spagnoli le ha portato via il mercato? Eccetera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non siamo più nel '92; da allora non è cambiato solo il secolo, ma tutto il contesto. Forse ora, e in futuro, il problema non è esportare (o tornare a esportare) di più, ma importare - per quanto è possibile - di meno: produrre di più in loco (o il più vicino possibile) quello che si consuma; e consumare o utilizzare di più quello che ogni comunità è in grado di produrre. Non con il protezionismo, predicato a fasi alterne dalla Lega (e un tempo anche da Tremonti), ma inattuabile nel contesto odierno; bensì con una progressiva riterritorializzazione dei processi economici con cui accompagnare l'inevitabile e non più rimandabile conversione ecologica di produzioni e consumi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma in Italia ogni possibilità di recupero risulta inibita dalla scomparsa del concetto stesso di politica industriale, che altri paesi hanno invece in qualche misura mantenuto, nonostante che sulle scelte di fondo la delega ai "mercati", cioè all'alta finanza, sia per tutti totale. Quello che ora manca è una politica industriale adeguata ai tempi, cioè a una crisi ambientale planetaria che rende inutile e dannoso rincorrere chi ci ha da tempo superato in settori - come quello dell'auto - destinati a immani crisi di sovrapproduzione. E che impone invece di attrezzarsi per svolte improcrastinabili con progetti e produzioni ecologiche dal sicuro avvenire (anche di mercato, se per "mercato" si intende non lo strapotere del capitale finanziario, ma uno dei modi per mettere in rapporto produzione e consumo).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In gioco ci sono questioni come efficienza e conversione energetiche; agricoltura e alimentazione a chilometri zero; mobilità sostenibile (proprio mentre Fiat chiude l'unica fabbrica di autobus urbani del paese); manutenzione del territorio e del patrimonio edilizio e storico esistente; gestione accurata di risorse e rifiuti; accoglienza ed educazione per tutti; e una ricerca mirata a tutti questi obiettivi. Se iniziative del genere venissero finanziate invece di dissanguare i lavoratori per pagare gli interessi sul debito, ben venga il default; costringerebbe i responsabili dell'eurozona a correre ai ripari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diversi economisti pensano invece che il default degli Stati membri si possa evitare, e non solo procrastinare, se un organo dell'eurozona rilevasse - magari "sterilizzandoli" con un rinvio a lungo termine del loro rinnovo - i debiti degli Stati membri in difficoltà; o una loro quota consistente. È la proposta degli eurobond; per alcuni sono "la soluzione"; per altri - come l'agenzia di rating S&amp;amp;P - non farebbero che trasferire lo stato comatoso dai paesi beneficiati a tutta l'eurozona. Default per tutti.&lt;br /&gt;Ma gli eurobond difficilmente potrebbero risolvere il problema; nemmeno nella versione proposta da Prodi e Quadrio Curzio, che ai bond emessi a copertura dei debiti di alcuni Stati ne affianca altri per finanziare un programma europeo di Grandi opere. Con l'intento di promuovere quello che l'Italia e altri paesi non riescono a fare da soli: "rilanciare la crescita" - da tutti considerata la strada maestra per azzerare il deficit e ridurre il debito - avendo però messo "al sicuro" i conti pubblici. Ma quella crescita non è così facile "rilanciarla": in Italia non c'è più da tempo e sta non a caso svanendo anche in paesi fino a ieri considerati "locomotive" economiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Inoltre, la principale iniziativa europea per produrre crescita si chiama Ten (Rete transeuropea di trasporto). Anche se con gli organi di governo che l'Unione si è data non sembra che per ora ci siano molte altre modalità di intervento praticabili, proposte del genere sono comunque inaccettabili. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È con quella iniziativa, infatti, che oggi si cerca di giustificare lo scempio del Tav in Valsusa, che persino l'Economist considera uno spreco. Ma non è di Grandi Opere che c'è bisogno, bensì di tante "piccole opere" di manutenzione del patrimonio esistente e di conversione ambientale nei settori portanti della vita economica e sociale. Interventi concepiti, progettati, realizzati e gestiti a livello quanto più decentrato; e sottoposti a un controllo dal basso - analogo a quello richiesto per la gestione dei "beni comuni" - imponendo a tutti regole di trasparenza integrale. Esattamente l'opposto di quel che succede sia in Valsusa che altrove. Il Tav infatti non è un caso isolato; rappresenta in modo paradigamatico il modus operandi di un'economia governata dalla grande finanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dove, proprio come in Valsusa, progettazione ed esecuzione di opere gigantesche - costose, inutili, altamente dannose e completamente dissociate dalle esigenze del territorio - vengono realizzate a spese delle finanze pubbliche mediante una catena senza fine di appalti e subappalti sottratti a qualsiasi controllo; e devono essere imposte con la forza - o, in altri casi, fatte svanire con una improvvisa delocalizzazione - tanto che in Valsusa si è arrivati a schierare i carri armati (sì, i carri armati) e 2000 militari per aprire un cantiere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema allora non è "costituzionalizzare" il pareggio di bilancio per soddisfare il capitale finanziario che tiene in pugno le politiche, non solo economiche, degli Stati con il controllo dei debiti pubblici; né promuovere, con interventi senza senso e prospettiva - e senza ricadute per lavoro e occupazione - una crescita del Pil evanescente, nel vano tentativo di azzerare il deficit con le imposte ricavate da un ancor più evanescente aumento dei redditi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema è invece quello di imporre con lotte e mobilitazioni le misure necessarie per recuperare risorse da chi le ha e non ha mai pagato. Ma non per buttare il ricavato nel pozzo senza fondo degli interessi sul debito. Quello che occorre è mobilitare le risorse sia finanziare che umane - le conoscenze e i saperi diffusi; la fiducia reciproca che si crea nella lotta - necessarie alla riconversione ecologica del tessuto produttivo. Non saranno né questo governo né il prossimo a promuovere o consentire una svolta del genere. Ma se non si mette in chiaro che quel debito non va saldato e che è inevitabile affrontare il rischio di un default, ancorché selettivo, si lascia la palla in mano a chi sostiene, e sempre sosterrà, che ai diktat della finanza "non c'è alternativa"; azzerando così qualsiasi prospettiva di riscatto sociale e politico. Per questo è bene capire a che cosa si va incontro e come far fronte a un default; e qui un maggiore impegno degli economisti che condividono queste prospettive sarebbe benvenuto.&lt;br /&gt; &lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br clear="all" /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-1756050995424809496?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/1756050995424809496/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/09/nel-pozzo-del-nostro-debito.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/1756050995424809496'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/1756050995424809496'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/09/nel-pozzo-del-nostro-debito.html' title='nel pozzo del nostro debito'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-5180868938358480112</id><published>2011-09-09T14:03:00.000+02:00</published><updated>2011-09-09T14:03:25.485+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='architettura'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='ecologia'/><title type='text'>api in città</title><content type='html'>&lt;i&gt;da http://www.ilpost.it/lucamolinari/2011/09/09/agricoltura-citta/&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Nei giorni scorsi la Stampa ha riportato una notizia curiosa riprendendo un articolo dell’Independent in cui si annunciava la decisione di Xavier Rolet, presidente del London Stock Exchange, di &lt;b&gt;impiantare due alveari sul tetto dell’edificio nel cuore della City.&lt;/b&gt; Tralasciando la passione per l’apicultura di Rolet, il tema preoccupante della &lt;b&gt;moria crescente di api nel pianeta, il valore economico incrementale del miele,&lt;/b&gt; trovo significativo che alcuni monumenti contemporanei come appunto la LSE, ma anche &lt;b&gt;la stazione di St.Pancras e la Tate Modern sempre a Londra, la Banca Nomura a Tokyo e il Grand Palais a Parigi, si stiamo attrezzando offrendo i propri tetti alle celle di milioni di api operaie.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Questa notizia, come altre che popolano i media sotto la voce “curiosità e stranezze”, a volte non sono che spie impercettibili che indicano &lt;b&gt;una trasformazione profonda che andrà a incidere sempre di più sulle nostre metropoli riportandoci ad un immaginario  inaspettato, quasi medioevale&lt;/b&gt;: il ritorno deciso e sempre più visibile dell’agricoltura e di una natura non addomesticata nelle città.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Alveari sui tetti, orti urbani negli spazi pubblici e sulle terrazze comuni dei grandi palazzi residenziali, campi produttivi nei lotti liberi non costruiti all’interno della città, piccoli allevamenti animali, sono alcuni degli elementi che popoleranno le nostre metropoli modificandone la percezione e l’immagine.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Non si tratta di una nuova moda, ma di &lt;b&gt;una pressante e crescente esigenza economica oltre che sociale che modifica inevitabilmente i luoghi che viviamo.&lt;/b&gt; La pratica del chilometro zero deriva dalla volontà di evitare sprechi e di controllare la qualità dei prodotti, ma risponderà sempre di più all’esigenza delle singole comunità di produrre alimenti stagionali rispondendo a quella che sarà una pressante diminuzione dei generi alimentari e un conseguente aumento dei costi.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;Uno dei grandi temi e problemi dei prossimi decenni sarà sicuramente l’individuazione di nuove strategie di produzione alimentare per una massa crescente di popolazione, ed è interessante notare come in ogni grande metropoli mondiale (da New York alla megalopoli asiatica) si stiano sviluppando strategie dal basso per aggredire il problema e progettare soluzioni adeguate.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;E una delle conseguenze più interessanti di questo processo sarà &lt;b&gt;la metamorfosi degli spazi comunitari sulla base di un diverso patto sociale solidale, che modificherà inevitabilmente l’immagine diffusa delle nostre città. &lt;/b&gt;Un’azione che rimescolerà le carte della nostra vita minuta in una relazione inedita con la natura in città tutta da sperimentare e vivere. E tutto questo cosa c’entra con l’architettura? Non dimentichiamoci che solo il 10 per cento del costruito nel mondo è a malapena firmato da progettisti e che, spesso, incide di più un’azione diffusa, anonima di questo tipo per modificare i luoghi che viviamo quotidianamente che un grande progetto d’archistar.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-5180868938358480112?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/5180868938358480112/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/09/api-in-citta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/5180868938358480112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/5180868938358480112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/09/api-in-citta.html' title='api in città'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-6746978545419109186</id><published>2011-09-09T12:58:00.000+02:00</published><updated>2011-09-09T12:58:48.324+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Letture'/><title type='text'>verso il default</title><content type='html'>&lt;i style="color: purple;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Verso il default, questione di tempo&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i style="color: purple;"&gt;&lt;b&gt;di GUIDO VIALE&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: purple;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class="datetime" style="color: purple;"&gt;, 17 agosto 2011&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.democraziakmzero.org/2011/08/17/verso-il-default-questione-di-tempo/#commentspost" title="Jump to the comments"&gt; &lt;/a&gt;&lt;span style="color: purple;"&gt;    &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: purple; text-align: justify;"&gt;Gli alti e bassi, ma sostanzialmente bassi, dei cosiddetti mercati, ci fanno capire che nei prossimi anni, e per molto tempo ancora, &lt;b&gt;non ci sarà alcune «crescita»:&lt;/b&gt; né in Italia (dove la manovra ha messo una pietra tombale su qualsiasi velleità di rilancio economico), né in Europa, Germania compresa: che sconterà presto il disastro a cui sta condannando metà dei suoi partner commerciali. Meno che mai negli Stati Uniti; di conseguenza soffrirà anche l’economia cinese, dovesostituire la domanda estera con quella interna non è così facile. Nemmeno il Brasile se la passerà più molto bene, mentre l’economia giapponese è scomparsa dai radar.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: purple; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;In Italia, e in molti altri paesi senza «crescita», il pareggio di bilancio diventerà irraggiungibile: anche ridurre la spesa pubblica non basta per colmare i deficit. &lt;/b&gt;Così gli interessi si accumulano, anno dopo anno, e il debito cresce, facendo aumentare a sua volta i tassi, e con essi il deficit. Anche se prescritto dalla Costituzione (con una norma che seppellisce tutto il pensiero economico originale del Novecento) il pareggio di bilancio diventa una chimera.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: purple;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="color: purple; text-align: justify;"&gt;Per anni i titoli di Stato avevano offerto ai cosiddetti risparmiatori – cittadini che avevano un avanzo di reddito a disposizione – una specie di cassaforte dove mettere al sicuro il loro denaro. Ma da tempo, e soprattutto con la liberalizzazione dei mercati finanziari, quei titoli, ormai nelle mani di grandi operatori internazionali (compresi quelli che oggi gestiscono i fondi dei risparmiatori), sono stati trasformati in assets su cui lucrare, giorno per giorno, in base a variazioni dei rendimenti che chi quei titoli li ha emessi non può più controllare. &lt;b&gt;Non è vero, come ci raccontano, che la spesa pubblica supera le entrate fiscali: in Italia non lo fa da tempo. Sono gli interessi accumulati ad aver portato il bilancio fuori controllo: è il meccanismo tipico dell’usura (quello dei famigerati cravattari); a cui gli Stati di quasi tutto il mondo si sono sottomessi: non per salvare se stessi, ma le banche e i fondi che detengono i loro titoli.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: purple;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="color: purple; text-align: justify;"&gt;Tuttavia la crisi finanziaria non è che un risvolto di un meccanismo economico, quello dello sviluppo – che è poi l’accumulazione del capitale – che si è inceppato; perché è anch’esso a sua volta un risvolto della crisi ambientale: il pianeta Terra non è più in grado di sostenere con le sue risorse gli attuali flussi della produzione; e meno che mai i flussi di scarti e residui – a partire dalle emissioni che alterano il clima – che accompagnano inevitabilmente uno sviluppo guidato dal profitto. «L’età della pietra – diceva lo sceicco Yamani, già ministro del petrolio dell’Arabia Saudita – non è terminata per mancanza di pietre. Nemmeno l’era del petrolio terminerà per l’esaurimento del petrolio». Non lo farà, anche se le riserve tradizionali di petrolio sono agli sgoccioli: finirà perché il petrolio, e gli altri idrocarburi, saranno sostituiti da fonti rinnovabili ed efficienza energetica; oppure perché le loro emissioni avranno provocato disastri tali da rendere il pianeta inagibile e ogni ulteriore estrazione di idrocarburi impossibile o superflua.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: purple;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="color: purple; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Con il procedere della crisi, l’esito ineluttabile di uno Stato preso nella spirale di un debito insanabile come quello italiano è ciò che tutti dicono di voler evitare, ma che nessuno vuole prepararsi ad affrontare: il fallimento (default). Il problema non è il se, ma è solo il quando&lt;/b&gt;; e chi sarà a subirlo e chi a imporlo; e in che modo gestirlo. Il dibattito politico, se ci fosse, dovrebbe vertere su questo. Invece tutti parlano di rilanciare una crescita che non tornerà più; o che, se anche tornasse, sarà talmente stentata da non poter interrompere quella spirale infernale. &lt;b&gt;Mentre si parla di “crescita”&lt;/b&gt; (ma di che cosa? dei saldi contabili per fare fronte al debito) &lt;b&gt;qualcuno, anzi molti, si affrettano ad arraffare tutto, prima che non ci sia più niente da prendere. Proprio come i deprecati protagonisti delle rivolte inglesi; che sono al tempo stesso il prodotto di quel saccheggio e della cultura che la civiltà dei consumi e la pubblicità promuovono ogni giorno.&lt;/b&gt; Ma là non si tratta di rubare uno smartphone o un paio di sniker, ma di privatizzazioni, di questi tempi vere e proprie svendite; e dopo le pessime prove – in termini di tariffe e di efficienza – di tutte le privatizzazioni realizzate negli ultimi anni. E dopo che l’Italia, ma anche Berlino, ma anche Parigi, ma anche Bolivia ed Equador, si sono pronunciati contro le privatizzazioni: non solo dell’acqua, ma di tutti i servizi pubblici e i beni comuni.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: purple;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="color: purple; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Ma la democrazia è da tempo incompatibile con le esigenze dei mercati. Oggi più che mai.&lt;/b&gt; Poi tocca alle pensioni (quelle dei poveri), ai salari, al welfare, alla sanità, alla scuola all’occupazione, al posto fisso, alle finanze dei Comuni: gli unici enti che sono, o potrebbero essere, vicini ai governati. Ovviamente è un saccheggio pericoloso: in Grecia, in Spagna, in Portogallo, in Medio Oriente – per non parlare dell’Islanda: infatti nessuno ne parla perché la strada del default è stata imboccata per scelta; e senza grandi danni, se non per i banchieri finiti in galera – domani in Italia, lavoratori e cittadini sfruttati e taglieggiati potrebbero ribellarsi. E non è detto che lo facciano in forme gentili. Londra insegna.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: purple;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="color: purple; text-align: justify;"&gt;Per fare fronte a questa eventualità – scrivono i corifei del saccheggio di Stato – ci vuole una vera leadership. Quella attuale non è all’altezza: tanto è vero che quella italiana – ma non solo quella – è stata commissariata. Ma anche quella europea, che ne ha assunto la tutela, lascia a desiderare. E nemmeno Obama naviga in buone acque. Mancano le idee e mancano gli uomini, scrive sul Corriere della Sera un alfiere del liberismo, Alberto Alesina, subito rincalzato dal suo gemello, Francesco Giavazzi, che solo tre giorni prima si era invece accontentato – su input del suo direttore – dell’«inventiva imprenditoriale» di Berlusconi. Ma di idee intanto non ne tirano fuori nemmeno una, se non la solita solfa: privatizzazioni, liberalizzazioni, tagli alla politica e alla spesa pubblica (continuano a pensare che la “crescita” sia una molla che scatta da sé); e di come e dove farle nascere non parlano nemmeno (non sarà certo la riforma Gelmini a produrre nuove idee; nemmeno quei due, che pure la esaltano, osano sostenerlo). In queste condizioni la leadership tanto invocata ha sempre di più l’aspetto di un “Uomo della Provvidenza”. Una débacle più sonora del pensiero unico liberista, che ha dominato un trentennio di disastri, e che ancora pretende di interpretare i tempi senza riuscire a comprenderli, non potrebbe esserci. Ma in questo vuoto di conoscenze (ambientali e sociali) e di pensiero strategico i rischi autoritari si moltiplicano.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: purple;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="color: purple; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Davanti a noi c’è un’altra strada; perché sedi dove si producono idee le abbiamo, anche se ancora gracili: sono i mille comitati di lotta, i centri sociali, i circoli culturali, le associazioni civiche, alcune riviste, molti blog, le associazioni studentesche, le pratiche alternative dei GAS, dei DES, delle reti di insegnati, molte imprese sociali, alcune rappresentanze sindacali. Anche alcune idee importanti e condivise, nuove rispetto ai termini di un dibattito politico ormai sclerotizzato, ci sono. Sono quella dei “beni comuni”: da difendere dall’accaparramento privato e dalla gestione burocratica e corrotta degli organismi statuali attraverso forme di trasparenza integrale, di controllo dal basso e di gestione partecipata; e da estendere a tutte le risorse naturali indivisibili, ai servizi pubblici, ai saperi. E poi l’idea della territorializzazione dei rapporti economici: mercati agricoli e alimentari a chilometri zero; rapporti diretti con i fornitori che garantiscono qualità dei prodotti, dei processi e delle condizioni di lavoro; coinvolgimento di tutti gli stakeholder (lavoratori, utenti, amministrazioni locali, associazioni, centri di ricerca, imprese fornitrici e utilizzatrici) nella riconversione di produzioni in crisi, obsolete o dannose (a partire dalle armi: meno spese, meno consumo di risorse, meno guerre); e impegno in tutte le attività di salvaguardia dei territori e della loro vivibilità.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: purple;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="color: purple; text-align: justify;"&gt;Di qui la convinzione che &lt;b&gt;la salvezza non verrà dalla “crescita”,&lt;/b&gt; che significa ogni giorno di più devastazione del pianeta, delle condizioni di vita e dei rapporti sociali; e che i vincoli imposti dai mercati – dalle parità di bilancio agli aumenti di fatturato, dal rendimento dei bot agli andamenti delle borse – non sono totem a cui ci si debba piegare. Lungo questi filoni di pensiero, e dentro queste pratiche e questi organismi, può rendere forma e formarsi una nuova classe dirigente: una cittadinanza attiva che si metta in grado di esautorare e sostituire gli uomini che oggi sono al potere, in tutti gli ambiti e a tutti i livelli, sia negli organismi statali e amministrativi, che nelle imprese: quelle che hanno sostenuto per anni Berlusconi e che oggi vogliono far pagare il costo dei loro disastri a chi non ne ha mai condiviso le responsabilità, né avrebbe potuto farlo.&lt;/div&gt;&lt;span style="color: purple;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="color: purple; text-align: justify;"&gt;Ma può un movimento dal basso, fatto di organismi dispersi e pratiche differenti, governare e dirigere un processo di transizione di questa portata? Che per di più sta andando e andrà incontro a resistenze pesanti e reazioni violente? Certamente no. Nessuno, credo, prospetta una cosa simile. Ma le forze, le idee e la determinazione per intraprendere un percorso del genere non possono nascere in nessuna altra sede e in nessun altro modo. D’altronde non si tratta di processi isolati: le donne e gli uomini alla ricerca di un mondo diverso, che lo ritengono possibile, sono milioni in ogni parte della Terra. &lt;b&gt;E se il processo avrà un seguito, anche molti spezzoni delle attuali classi dirigenti potranno separarsi dalla matrice in cui sono cresciute e forgiate; ma è un processo che può svilupparsi intorno a idee e sedi che oggi occorre ancora diffondere e consolidare.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;i&gt;da il manifesto&lt;/i&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-6746978545419109186?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/6746978545419109186/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/09/verso-il-default.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/6746978545419109186'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/6746978545419109186'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/09/verso-il-default.html' title='verso il default'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-5542672568822494434</id><published>2011-09-09T12:51:00.000+02:00</published><updated>2011-09-09T12:51:51.475+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Contadino per caso'/><title type='text'>acqua, acqua !</title><content type='html'>il mese di agosto è stato terribile&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-wkZW9d_QJFM/TmnrhwT_COI/AAAAAAAACMA/jtsSZRNU844/s1600/DSC06904.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://4.bp.blogspot.com/-wkZW9d_QJFM/TmnrhwT_COI/AAAAAAAACMA/jtsSZRNU844/s320/DSC06904.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;sorgente Sassos&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Xi_Gjqm1G3I/TmnszNwGpuI/AAAAAAAACME/0trdCVvnl1U/s1600/DSC06930.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://3.bp.blogspot.com/-Xi_Gjqm1G3I/TmnszNwGpuI/AAAAAAAACME/0trdCVvnl1U/s200/DSC06930.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-KXWhzZp5j_w/TmntOaV7wKI/AAAAAAAACMI/2NQHcnqeUi0/s1600/pere+1.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://1.bp.blogspot.com/-KXWhzZp5j_w/TmntOaV7wKI/AAAAAAAACMI/2NQHcnqeUi0/s200/pere+1.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nonostante tutto....&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-fYb1KNP1Ww8/TmnuexMqf9I/AAAAAAAACMM/3h2PXUXeA1A/s1600/DSC07007.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://3.bp.blogspot.com/-fYb1KNP1Ww8/TmnuexMqf9I/AAAAAAAACMM/3h2PXUXeA1A/s200/DSC07007.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-vWSNPg2FVRc/TmnujDYxT1I/AAAAAAAACMQ/SrD2_c1q3N4/s1600/DSC07010.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://1.bp.blogspot.com/-vWSNPg2FVRc/TmnujDYxT1I/AAAAAAAACMQ/SrD2_c1q3N4/s200/DSC07010.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-IMGaRYgDn10/Tmnumwc_ctI/AAAAAAAACMU/ejB67iOn6LU/s1600/DSC07006.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="150" src="http://2.bp.blogspot.com/-IMGaRYgDn10/Tmnumwc_ctI/AAAAAAAACMU/ejB67iOn6LU/s200/DSC07006.JPG" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-eXb9iRIpixk/Tmnvp5b_rgI/AAAAAAAACMY/_UIEqDlnGdI/s1600/DSC07031.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="301" src="http://4.bp.blogspot.com/-eXb9iRIpixk/Tmnvp5b_rgI/AAAAAAAACMY/_UIEqDlnGdI/s320/DSC07031.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;a mali estremi....&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-5542672568822494434?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/5542672568822494434/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/09/acqua-acqua.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/5542672568822494434'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/5542672568822494434'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/09/acqua-acqua.html' title='acqua, acqua !'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-wkZW9d_QJFM/TmnrhwT_COI/AAAAAAAACMA/jtsSZRNU844/s72-c/DSC06904.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-7040108113100135247</id><published>2011-08-10T16:47:00.000+02:00</published><updated>2011-08-10T16:47:54.828+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Contadino per caso'/><title type='text'>il raccolto (e il pranzo) di oggi</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-udYe6EEDSI0/TkKYkhiyJBI/AAAAAAAACLc/eYOPOs7uRRQ/s1600/DSC06895.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/-udYe6EEDSI0/TkKYkhiyJBI/AAAAAAAACLc/eYOPOs7uRRQ/s320/DSC06895.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-sSWd_UEntYE/TkKYrXGUm9I/AAAAAAAACLg/pfjW2r6luYA/s1600/DSC06896.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/-sSWd_UEntYE/TkKYrXGUm9I/AAAAAAAACLg/pfjW2r6luYA/s320/DSC06896.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-3eX39kngp44/TkKYyIdLqgI/AAAAAAAACLk/urvUOb4RzD8/s1600/DSC06897.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/-3eX39kngp44/TkKYyIdLqgI/AAAAAAAACLk/urvUOb4RzD8/s320/DSC06897.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-TIonIG1rwR0/TkKY5NUIT_I/AAAAAAAACLo/uupvjs3wHeE/s1600/DSC06898.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://3.bp.blogspot.com/-TIonIG1rwR0/TkKY5NUIT_I/AAAAAAAACLo/uupvjs3wHeE/s320/DSC06898.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-F6dHfZR-0Pg/TkKZAAJEBXI/AAAAAAAACLs/GhMoMcq15zs/s1600/DSC06899.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://4.bp.blogspot.com/-F6dHfZR-0Pg/TkKZAAJEBXI/AAAAAAAACLs/GhMoMcq15zs/s320/DSC06899.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-vrDXfhcfm1s/TkKZG6hvX2I/AAAAAAAACLw/iM220C8MrHA/s1600/DSC06900.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/-vrDXfhcfm1s/TkKZG6hvX2I/AAAAAAAACLw/iM220C8MrHA/s320/DSC06900.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-wXCqbNPBv2I/TkKZN2u-G2I/AAAAAAAACL0/Ib1aVWc9qC8/s1600/DSC06901.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://3.bp.blogspot.com/-wXCqbNPBv2I/TkKZN2u-G2I/AAAAAAAACL0/Ib1aVWc9qC8/s320/DSC06901.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ffjq5Y7gzZc/TkKZU_k7qnI/AAAAAAAACL4/nRAvgpI78Z8/s1600/DSC06902.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/-ffjq5Y7gzZc/TkKZU_k7qnI/AAAAAAAACL4/nRAvgpI78Z8/s320/DSC06902.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ToKy2V093mg/TkKZcdzC56I/AAAAAAAACL8/ne3M4mwKeUc/s1600/DSC06903.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/-ToKy2V093mg/TkKZcdzC56I/AAAAAAAACL8/ne3M4mwKeUc/s320/DSC06903.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="https://www.facebook.com/media/set/?set=a.2093889600090.2113746.1630825049&amp;amp;l=916cd8f914&amp;amp;type=1"&gt;https://www.facebook.com/media/set/?set=a.2093889600090.2113746.1630825049&amp;amp;l=916cd8f914&amp;amp;type=1&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-7040108113100135247?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/7040108113100135247/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/08/il-raccolto-e-il-pranzo-di-oggi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/7040108113100135247'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/7040108113100135247'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/08/il-raccolto-e-il-pranzo-di-oggi.html' title='il raccolto (e il pranzo) di oggi'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-udYe6EEDSI0/TkKYkhiyJBI/AAAAAAAACLc/eYOPOs7uRRQ/s72-c/DSC06895.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-7622648370132191440</id><published>2011-07-14T15:07:00.001+02:00</published><updated>2011-07-14T15:17:09.949+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Letture'/><title type='text'>TED - secondo giorno</title><content type='html'>&lt;div style="color: #674ea7; text-align: justify;"&gt;Correre al tramonto verso il mare tra prati scintillanti di verde e castelli arroccati non ha prezzo, per tutto il resto c’è &lt;a href="http://www.ted.com/"&gt;Ted Global&lt;/a&gt;. La seconda giornata è stata così densa di contenuti e sorprese che meriterebbe quattro o cinque post distinti. Metterò tutto in questo invece. Partendo dall’inizio. La prima sessione del mattino, titolo &lt;i&gt;Future Billions&lt;/i&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #674ea7; text-align: justify;"&gt; Non so se conoscete &lt;b&gt;Niall Ferguson&lt;/b&gt;. Io no. L’ho scoperto oggi e ho scoperto che è una sorta di star della storia (lo aiuta il fatto che è good looking e very smart speaking). Insegna ad Harvard, collabora con Oxford, ha scritto libri su quasi tutto, non scherzo, e il suo masterpiece è &lt;i&gt;Civilization, the West and the Rest&lt;/i&gt;. Il suo talk era su questo. Alcune cose che ha detto. Le persone vissute nel mondo sono 106 miliardi. Il motivo del successo del mondo occidentale rispetto al resto non dipende dalla geografia né dal carattere nazionale come dismostrano i casi delle due Germanie (una fa la Trabant, l’altra la Mercedes) e delle due Coree. &lt;b&gt;Dipendono dalle leggi e dalla istitutizioni come ci spiego duecento anni fa un grande scozzese Adam Smith. Sei le killer app, ha usato questa metafora, degli occidentali: &lt;i&gt;Competition, Scientific revolution, Property rights, Modern medicine, The consumer society, The work ethic&lt;/i&gt;. Tutto ruotava e ruota attorno all’e&lt;i&gt;ducation&lt;/i&gt;, l’istruzione. E da questo punto di vista la pacchia è finita, o, per dirla con Ferguson &lt;i&gt;“the great divergence is over” &lt;/i&gt;visto che gli studenti cinesi battono al test Pisa gli americani nella stessa proporzione in cui gli americani battono gli albanesi.&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #674ea7;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #674ea7; text-align: justify;"&gt; Sul tema Usa-Cina è poi tornato un docente del Mit molto brillante, &lt;b&gt;Yasheng Huang&lt;/b&gt;, ma il discorso che mi ha davvero colpito è stato quello di &lt;b&gt;Josette Sheeran&lt;/b&gt;. Lei è direttrice del World Food Program e naturalmente è venuta a parlare di fame nel mondo. Quando si tocca il tema di solito uno si gira dall’altra parte, oppure fa una faccia di circostanza come dire, sì certo mi colpisce molto la cosa ma che posso farci? La Sheeran ce lo ha detto cosa possiamo farci. Ha detto delle scomode verità come. &lt;b&gt;&lt;i&gt;“There’s enough food on earth for everyone to have 2700 kC/day. But we lose a child to hunger every 10 seconds”&lt;/i&gt;.&lt;/b&gt; E poi: &lt;i&gt;“”The cost of malnutrition is an average of 6% of GDP per year. We cannot afford to not invest in nutrition”&lt;/i&gt;. E ancora: &lt;i&gt;“It’s unacceptable that a child wake up and not find a cup of food”&lt;/i&gt;. Cosa fare? Secondo Josette oggi abbiamo la tecnologia e la scienza per poter affrontare e risolvere il problema. Qui, per l’Huffington Post, &lt;a href="http://www.huffingtonpost.com/josette-sheeran/we-can-end-hunger-10-ways_b_746997.html"&gt;la sua ricetta in 10 mosse&lt;/a&gt;. Mi ha molto colpito la sua determinazione e anche la sua concretezza. Speriamo bene.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #674ea7; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #674ea7; text-align: justify;"&gt; A proposito di concretezza la session aveva anche lo speech di&lt;b&gt; Tim Harford&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Undercover Economist&lt;/i&gt;, firma del Financial Times e autore di un libro che sembra intrigante &lt;i&gt;Adapt: why success always starts with failure&lt;/i&gt;. E’ giovane ma ha parlato da saggio.&lt;b&gt; Ha detto che il mondo è molto complesso e che non ci sono soluzioni semplici. Anzi, nella gran parte dei casi nemmeno le conosciamo le soluzioni. Che l’unica cosa da fare è tornare umili, abbandonare il &lt;i&gt;God’s Complex&lt;/i&gt; e provare. &lt;i&gt;Trial and Error &lt;/i&gt;la sua ricetta. Chiusa con una bellissima citazione: &lt;i&gt;“It is very difficult to make good mistakes”&lt;/i&gt;.&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #674ea7; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #674ea7; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.ilpost.it/riccardoluna/files/2011/07/markpagel.jpeg"&gt;&lt;/a&gt; M&lt;b&gt;att Ridley&lt;/b&gt;, che si definisce Ottimista Razionale come il suo bel libro, ha guidato la sessione &lt;i&gt;Emerging Order&lt;/i&gt;. Qui ho annotato con orgoglio che il genetista &lt;b&gt;Svante Paabo&lt;/b&gt; &lt;i&gt;(“We Are all africans… We mixed with Neanderthal… We have always mixed!”&lt;/i&gt;), ha attinto a piene mani ai lavori del nostro Cavalli-Sforza. Mi ha molto incuriosito invece il percorso di &lt;b&gt;Mark Pagel&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;Evolutionary Biologist&lt;/i&gt; alla Reading, presentato da Ridley come “virtuoso darwiniano”. I suoi studi sulla origine del linguaggio sono brillanti, dimostrano che il linguaggio è nato per &lt;i&gt;“put ideas together and prosper”&lt;/i&gt;, la premessa di quel &lt;i&gt;social learning&lt;/i&gt; che rende l’uomo diverso dallo scimpanzé. E ha concluso, arditamente che &lt;i&gt; “Our destiny is to be one World with One language”&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #674ea7; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #674ea7; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.ilpost.it/riccardoluna/files/2011/07/rebeccamackinnon.jpeg"&gt;&lt;/a&gt; A fine mattinata è stato solennemente annunciato il primo talk messo online. Quello di &lt;b&gt;Rebecca MacKinnon&lt;/b&gt;, fondatrice con &lt;b&gt;Ethan Zuckerman&lt;/b&gt; di Global Voices. E solo allora mi sono accorto di non aververlo segnalato. Perché? La risposta più ovvia è che abbia fatto un errore di valutazione. La MacKinnon ha fatto un potente discorso sulla Rete, auspicando una Magna Charta che ridia peso e potere ai cittadini della Rete rispetto ai governi e alle corporation. GIustissimo. Solo che quando si parla di mettere regole a Internet io penso all’Italia, ai ministri che ci rappresenterebbero, ai parlamentari che non sanno, all’AgCom e mi spavento. Sbagliando però, &lt;a href="http://www.ted.com/talks/rebecca_mackinnon_let_s_take_back_the_internet.html"&gt;il discorso della MacKinnon&lt;/a&gt; pone problemi giusti e indica una strada che va percorsa.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #674ea7; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #674ea7; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.ilpost.it/riccardoluna/files/2011/07/brunogiussani.jpeg"&gt;&lt;/a&gt; Quando qualche giorno fa ho scritto che qui non c’erano speaker italiani non ho aggiunto che il gran capo del Ted Global è un italiano, &lt;b&gt;Bruno GIussani&lt;/b&gt; che dal 2005 ha affiancato &lt;b&gt;Chris Anderson&lt;/b&gt; nella costruzione della macchina del TED. Ieri Bruno ha incontrato i giornalisti alla pausa pranzo, una occasione per capire di più come funziona il TED e a cosa punta. Ecco in estrema sintesi cosa ha detto (scusate se mischierò italiano e inglese qui). &lt;/div&gt;&lt;div style="color: #674ea7; text-align: justify;"&gt;&lt;blockquote&gt;Il TED oggi punta tutto sulla forza della community e dei network che riesce a creare. Siamo una &lt;i&gt;Open platform&lt;/i&gt; per la condivisione della idee, &lt;i&gt;and we put only framework &lt;/i&gt;all’interno dei quali le persone decidono come partecipare. La formula del &lt;b&gt;talk da 18 minuti&lt;/b&gt; non è molto partecipativa è vero ma è quella che ci garantisce la massima trasmissione di conoscenza. Il face to face lo abbiamo fatto ma funziona solo se hai le persone giuste. &lt;i&gt;A panel is extremely boring, the dynamic does not work, does not transmit real knowledge&lt;/i&gt;. La questione dei messaggi in tempo reale è un problema di filtri visto che ne arrivano tremila l’ora.&lt;br /&gt;Il motivo per lasciare la sede di Oxford e spostarsi in Scozia è stato essenzialmente una questione di infrastrutture. Il centro congressi di Edimburgo ha spazi e mezzi che ci consentono cose che erano impossibili nel teatro di Oxford. Per non parlare della mancanza di alberghi che costringeva molti a dormire negli alloggi universitari, il che può essere curioso ma alla lunga non funziona. Il fatto è che chi viene al TED non solo spende molti soldi, ma ci offre una cosa ancora più importante, una settimana del proprio tempo. Ed è giusto che viva grandi esperienze in ogni momento.&lt;br /&gt;Perché abbiamo scelto di lanciare online il talk della MacKinnon? Perché è &lt;i&gt;“the talks best representing us”&lt;/i&gt;, è una specie di chiamata alle armi ai cittadini del mondo, e poi TED ha una tradizione nella tecnologia. E naturalmente perché era un gran bel discorso. Non nego che ieri sera fra noi c’è stato un acceso dibattito, eravamo indecisi fra questo talk e un altro che andrà online domani.&lt;br /&gt;Il discorso di Julia Bacha ha fatto arrabbiare gli israeliani? Lo sapevamo. Julia ha le stesse risposte negative in certi ambienti dei territori palestinesi. &lt;i&gt;TED is not political but this does not mean that we do Not debate politics&lt;/i&gt;: ieri Wilkinson e Blond hanno dato ricette opposte, una di sinistra e una di destra, ma partendo dalle stesse premesse:&lt;i&gt; the system is broken&lt;/i&gt;.&lt;br /&gt;Tornando al TED, nel 2005 eravamo solo una conferenza e un sito internet. Allora decidemmo di mettere online il primo talk: ricordo che avevamo dei timori, pensavamo, c’è gente che ha pagato per sentirlo e noi lo diamo a tutti? Era l’anno in cui nasceva YouTube e lo facemmo. Mettemmo il discorso di Malcom Gladwell che sarà qui domani. Ebbe 15 mila views che per allora era un trionfo. Chi era venuto alla conferenza ci scrisse: avete fatto bene, queste idee vanno condivise. Mentre dal resto del mondo ci arrivavano mail del tipo, quel video ha cambiato la mia vita, grazie! That turned the company around: da conferenza a piattaforma di condivisione di idee.&lt;br /&gt;Il futuro? Stiamo ragionando su un progetto scuola, si chiama TedED, è un progetto di radical openess. Qualche mese fa abbiamo lanciato l’idea e abbiamo fatto un brain trust online: ci sono arrivate settemila risposte. Non ho ancora dettagli su cosa faremo di preciso, Ma so che la vera sfida del futuro è l’educazione scolastica, e che ci sono mille strade per rifare un sistema che non va, magari usando la tecnologia e i video, vedremo come portare la scuola al next level. Intanto abbiamo rilasciato il primo video non in inglese: è in spagnolo e viene da un TedX, una delle migliaia di conferenze autogestite che si fanno nel mondo.&lt;br /&gt;Viviamo un incredibile momento di trasformazione mondiale, è come essere dentro un gigantesco esperimento sociale: che succede quando tutti hanno accesso gratuito a tantissime informazioni? Non lo sappiamo ma sappiamo che è una grande opportunità per l’innovazione e la creatività. In questa traformazione molti ci chiedono di fare conferenze verticali su un tema ma noi crediamo che la forza del TED sia la sua interdisciplinarietà, la capacità di mischiare approcci e soluzioni diverse: prendete il discorso sulle città che ha fatto Geoffrey West ieri, solo un fisico poteva farlo. &lt;/blockquote&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #674ea7; text-align: justify;"&gt;Infine ho chiesto a Bruno, che conosco da qualche anno: non ci sono speaker italiani perché? abbiamo un problema di innovazione in Italia? L’ho chiesto sapendo bene che a febbraio in California c’erano &lt;b&gt;Carlo Ratti e Fiorenzo Omenetto&lt;/b&gt; (che lavorano negli Usa) e che ad Oxford c’erano &lt;b&gt;Loretta Napoleoni&lt;/b&gt; (da Londra) e &lt;b&gt;Stefano Mancuso&lt;/b&gt; da Firenze la cui storia Giussani aveva scoperto proprio su Wired Italia. Giussani l’ha presa larga la risposta: ha detto che tanti paesi hanno problemi con l’innovazione, ha spiegato che ormai le segnalazioni gli arrivano da tutto il mondo grazie alla rete dei TedX e che &lt;b&gt;quando deve prendere uno speaker non valuta solo la storia ma anche la capacità di raccontarla in un inglese perfetto, il che, aggiungo io, taglia fuori molti italiani.&lt;/b&gt; La conferenza stampa è finita lì e &lt;b&gt;Luca De Biase&lt;/b&gt;, che la sta seguendo per il Sole 24 ore, mi si è avvicinato ripetendo la mia domanda finale calcando sull’accento romano. Una amabile presa in giro ma anche un consiglio: &lt;b&gt;tutti dobbiamo migliorare l’inglese, non è un modo di dire, è un imperativo.&lt;/b&gt; Io questa estate ricomincio a studiarlo. Subito. &lt;/div&gt;&lt;div style="color: #674ea7; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #674ea7; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;post scriptum. C’è poi stato anche un lungo pomeriggio. Di cose belle e bizzare. Come &lt;b&gt;un robot che viaggia su una sfera, un mago di realta&lt;/b&gt; (&lt;b&gt;Marco Tempest&lt;/b&gt;, bravissimo!!!), e&lt;b&gt; una strana ragazza che vestita da fungo che ci ha parlato di un progetto di funghi che vengono allevati a riconoscere il nostro corpo così quando moriremo ci mangeranno e non lasceremo scorie in giro&lt;/b&gt; (non è uno scherzo anche se in sala qualcuno ha riso rumorosamente, per saperne di più cercate infinity mushrooms). Ma soprattuto &lt;b&gt;Misha Glenny&lt;/b&gt; e poi &lt;b&gt;Mikko Hypponen&lt;/b&gt; hanno fatto due discorsi intelligenti e molto avanzati sul tema degli hackers. Ma direi che per oggi basta così.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-7622648370132191440?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/7622648370132191440/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/07/ted-secondo-giorno.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/7622648370132191440'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/7622648370132191440'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/07/ted-secondo-giorno.html' title='TED - secondo giorno'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-6205617280908941851</id><published>2011-07-12T12:24:00.000+02:00</published><updated>2011-07-12T12:24:08.113+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='impegno'/><title type='text'>TED</title><content type='html'>&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;TED&lt;/b&gt; (&lt;b&gt;Technology Entertainment Design&lt;/b&gt;) è una conferenza che si tiene ogni anno in diverse città del mondo. La sua missione è riassunta nella formula "ideas worth spreading" (idee degne di essere diffuse) e, in effetti, le migliori conferenze sono state pubblicate gratuitamente sul sito web del TED. Le lezioni abbracciano una vasta gamma di argomenti che include scienza, arte, politica, temi globali, architettura, musica e altri. Gli speaker stessi provengono da molte comunità e discipline diverse, tra cui l'ex presidente degli USA Bill Clinton, il Premio Nobel James Dewey Watson; il produttore televisivo e attivista politico Norman Lear, il fisico Murray Gell-Mann&amp;gt;, il co-fondatore di Wikipedia Jimmy_Wales e i co-fondatori di Google, Sergey_Brine  e Larry Page. Al TED Conference si è aggiunto il TED Global, che si svolge in varie località.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; text-align: justify;"&gt;La sede centrale del personale del TED è a New York City e Vancouver.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: #38761d;"&gt;E'diventato il sinonimo di conferenza di successo, ma in realtà è molto di più: è un movimento per cambiare il mondo ed è forse un modello di come sarà l’università di domani. Questo circo di sognatori, inventori, ricercatori, missionari e scienziati pazzi guidati da un visionario sanissimo di nome Chris Anderson apre per la prima volta le tende in Scozia, a Edinburgo e per cinque giorni, il cuore dell’innovazione pulserà lì. Semplicissima la formula: ogni speaker ha 18 minuti esatti per fare il discorso della vita (che poi diventa un video visto da milioni di persone in decine di lingue). La messa in scena è hollywoodiana. Le luci, la musica, le pause sapienti e le presentazioni roboanti. Anche uno salisse sul palco e dicesse solo “Uno due tre prova” all’inizio in platea avremmo un brivido. In realtà i prescelti sono dei geni assoluti e in quello scenario i loro interventi acquistano un significato quasi mistico: alcuni sono famosissimi, e solo per il TED si esibiscono gratis; ma la vera forza di questa conferenza sono gli sconosciuti. Ogni volta uno va lì, paga circa cinquemila dollari per il privilegio di far parte del pubblico, e ascolta delle storie pazzesche di persone mai sentite prima che ci stanno cambiando la vita. Peccato solo che a questa edizione non ci sia nemmeno uno speaker italiano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span class="" id="result_box" lang="it" style="color: #38761d;"&gt;&lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;" - Credo&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;al 100 per&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;100 che&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;le storie&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;possono cambiare il mondo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;-&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;La novità deve &lt;/span&gt;&lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;distruggere&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;la tua vita&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;in modo positivo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;-&lt;/span&gt; &lt;span class="hps atn" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;L'&lt;/span&gt;&lt;span title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;invenzione non è&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;una novità&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;fino a quando non&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;arriva&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;nelle mani&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;delle persone&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;-&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;Immagina che la&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;storia&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;possa essere immaginata in modo diverso&lt;/span&gt; &lt;span class="hps atn" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;(&lt;/span&gt;&lt;span title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;Shake your&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;iPad)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;-&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;Tutti possono&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;aumentare&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;tutto&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;su qualsiasi cosa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;- Ambiente&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;del nuovo&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;capitalismo&lt;/span&gt;&lt;span title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;:&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;in rapida crescita&lt;/span&gt;&lt;span title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;,&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;a basso reddito,&lt;/span&gt; &lt;span class="hps" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;giovani&lt;/span&gt;&lt;span class="" title="Fai clic per visualizzare le traduzioni alternative"&gt;, collegato&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #38761d;"&gt; "&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-6205617280908941851?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/6205617280908941851/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/07/ted.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/6205617280908941851'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/6205617280908941851'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/07/ted.html' title='TED'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-4281680495245971009</id><published>2011-07-08T16:33:00.000+02:00</published><updated>2011-07-08T16:33:14.020+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna'/><title type='text'>radar anti-migranti tossici</title><content type='html'>da http://www.democraziakmzero.org&lt;br /&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;    &lt;/div&gt;&lt;div class="sep" style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;        &lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.democraziakmzero.org/files/2011/07/Radar-Screensaver.jpg"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-full wp-image-1678" height="275" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2011/07/Radar-Screensaver.jpg" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;di ANTONIO MAZZEO&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;Cortei, sit-in, presidi permanenti, interrogazioni parlamentari, petizioni popolari, esposti e ricorsi al Tar. &lt;b&gt;Cresce la protesta di cittadini e associazioni ambientaliste contro l’installazione in alcune riserve naturali di Puglia, Sardegna e Sicilia dei famigerati radar anti-migranti EL/M-2226 ACSR prodotti dall’azienda israeliana Elta System.&lt;/b&gt; I potenti sensori sono stati acquistati dalla Guardia di Finanza grazie alle risorse del “Fondo europeo per le frontiere esterne”, programma quadro 2007-08 contro i flussi migratori, e costituiranno l’ossatura della nuova &lt;b&gt;&lt;em&gt;Rete di sensori radar di profondità per la sorveglianza costiera&lt;/em&gt; che sarà integrata al sistema di comando, controllo, comunicazioni, computer ed informazioni della forza armata per individuare e respingere le imbarcazioni di migranti di piccole dimensioni.&lt;/b&gt; &lt;b&gt;Un affare di decine e decine di milioni di euro&lt;/b&gt; per il complesso militare industriale israeliano e per la società romana Almaviva (già Finsiel), scelta d’imperio dal Comando della Gdf per approntare i siti e posare i tralicci radar.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;La lista delle località prescelte per gli impianti si fa ogni giorno sempre più fitta e comprende zone costiere del sud Italia sottoposte a vincoli ambientali e archeologici. La regione più colpita è senza dubbio la Sardegna: le località individuate per insediare i mostri a microonde sono l’isola di &lt;b&gt;Sant’Antioco, Capo Pecora a Fluminimaggiore, Punta Foghe a Tresnuraghes, Capo Falcone a Stintino, Punta Scomunica all’Asinara e Capo Argentiera&lt;/b&gt; nel comune di Sassari. Nel caso di Sant’Antioco, l’installazione radar dovrebbe sorgere presso l’ex stazione militare di Capo Sperone – Su Monti de su Semaforu, sull’altura di Tinnias, splendida area oggi di proprietà della Regione Sardegna, ricadente nel parco naturale di “Carbonia ed Isole Sulcitane”, dove sono presenti pure fabbricati particolarmente significativi dal punto di vista storico-culturale ed architettonico. &lt;b&gt;L’impianto di Punta Foghe a Tresnuraghes incide invece in un territorio classificato come “Zona di Protezione Speciale”, sottoposto a rigidi vincoli di natura ambientale per consentire il ripopolamento della fauna selvatica.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;Ciononostante, &lt;b&gt;la Regione Sardegna è giunta ad autorizzare Almaviva ad eseguire lavori “in deroga” alle norme di tutela.&lt;/b&gt; A Capo Pecora –&amp;nbsp;Fluminimaggiore, le ruspe hanno deturpato l’arenile di Portixeddu, area SIC (sito di interesse comunitario), &lt;b&gt;grattando via in particolare il cocuzzolo di Murru Biancu, la collina che dominava il litorale roccioso.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;In Puglia, nelle mire della Guardia di Finanza ed Almaviva c’è invece un terreno di 300 mq ubicato tra le località “Sciuranti” e “Salanare”, all’interno del perimetro del&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;parco naturale Otranto – Santa Maria di Leuca – Bosco di Tricase. In questo caso, tuttavia, lo scorso 17 giugno il Tribunale amministrativo regionale di Lecce ha accolto la richiesta di sospensiva dei lavori d’installazione del radar presentata dal Comitato regionale di Legambiente Puglia, invalidando il parere favorevole reso dalla Soprintendenza dei Beni Architettonici e Paesaggistici per le Province di Lecce, Brindisi e Taranto e dal comune di Gagliano del Capo.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;Per quanto riguarda invece la Sicilia, il radar è stato già montato da diversi mesi a Capo Murro di Porco presso la stazione di sollevamento fognario del Comune di Siracusa, zona sottoposta a vincolo paesaggistico ed archeologico e prospiciente l’oasi marina protetta del Plemmirio, istituita nel 2005. A seguito delle proteste dei residenti dell’area, dei &lt;em&gt;no war&lt;/em&gt; e dell’Associazione Plemmyrion, il 16 aprile 2011 la ministra dell’ambiente Stefania Prestigiacomo (siracusana) aveva strappato al Comando della Guardia di finanza l’impegno ad “individuare in tempi brevi un sito alternativo per eliminare un traliccio che deturpa l’ambiente in una zona di pregio e sottoposta a tutela”, ma sino ad oggi non è stato fatto alcun intervento per rimuovere da Capo Murro di Porco le infrastrutture realizzate.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;“L’installazione dei radar potrebbe comportare rischi per la salute dei cittadini, oltre che creare delle servitù militari permanenti e aggiuntive&lt;/b&gt; che in Sardegna, in particolare, andrebbero ad aggiungersi alle servitù già esistenti, le quali hanno prodotto per la popolazione residente già gravi conseguenze”, denuncia con un’interrogazione presentata ai ministri dell’Interno, dell’Economia e delle Finanze, della Difesa e dell’Ambiente, l’onorevole Francesco Ferrante (Pd). “Assolutamente insufficienti appaiono al riguardo le rassicurazioni del direttore generale di Almaviva, dott. Antonio Amati, secondo il quale &lt;em&gt;i radar verranno installati su colline, lontane 300 metri dalle coste, seguendo le procedure senza imboccare scorciatoie militari. E le emissioni elettromagnetiche saranno inferiori a quelle delle antenne dei telefonini”,&lt;/em&gt; riporta Ferrante. &lt;b&gt;“Appare viceversa più attuale il rischio che si crei uno &lt;em&gt;scempio ambientale, urbanistico e paesaggistico&lt;/em&gt;, come denunciato pubblicamente tra gli altri da Legambiente Sardegna, che ha chiesto su questi temi l’immediato avvio di un confronto a livello nazionale”.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;In conclusione, il parlamentare del Pd ha chiesto di conoscere&lt;b&gt; “le procedure di assegnazione dell’appalto alla società Almaviva; l’iter amministrativo che ha condotto al rilascio delle autorizzazioni ad installare i radar in zone incontaminate delle coste italiane; se, e con quale decreto, siano state riconosciute tali strutture “opere di difesa militare”&lt;/b&gt;; se non si ritiene improcrastinabile adoperarsi per tutelare le aree interessate dalle installazioni, nonché opportuno avviare un monitoraggio in modo che sia garantita l’assenza di pericolo di inquinamento elettromagnetico”.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;Sul &lt;b&gt;pericolo elettromagnetico rappresentato dall’ultima generazione di radar anti-immigrati&lt;/b&gt; è intervenuto Massimo Coraddu dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) di Cagliari. Il fisico ha analizzato lo studio di impatto elettromagnetico prodotto dagli ingegneri Antonio Casinotti e Giampaolo Macigno per conto della società Almaviva, relativo all’installazione dei radar a Gagliano del Capo e Siracusa. “Gli EL/M2226 ACSR sono trasmettitori &lt;em&gt;Linear Frequency Modulated Continuous Wave&lt;/em&gt; (LFMCW) in X-band (dagli 8 ai 12.5 GHz di frequenza), con una potenza di emissione di 50 W e onde molto corte comprese tra i 300MHz e i 300 GHz”, esordisce Coraddu per poi denunciare come &lt;b&gt;le due analisi &amp;nbsp;“appaiano gravemente carenti sotto molteplici aspetti”, mentre i “risultati vengono riportati in modo poco trasparente e di difficile lettura”. “Esistono notevoli incertezze e imprecisioni riguardo le caratteristiche tecniche e l’esatta modalità di funzionamento del radar, dovute all’incompletezza di quanto riportato nell’analisi d’impatto e a incoerenza con quanto riportato dal costruttore”&lt;/b&gt;, scrive il fisico. “La procedura di calcolo adottata nello studio di Almaviva non è chiara (non è specificato quali strumenti software sono stati utilizzati e come); &lt;b&gt;parte delle formule riportate sono erronee o inadeguate alla situazione&lt;/b&gt; (adozione di una approssimazione di “campo lontano” a distanze inferiori al limite che lo consente); non si è tenuto conto di tutti i contributi alle emissioni”.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;Tra le gravi “incongruenze” delle caratteristiche tecniche del sistema radar, Massimo Coraddu individua quella relativa alla sua presunta &lt;em&gt;velocità di rotazione costante&lt;/em&gt;. “Nella sua documentazione, &lt;b&gt;la casa produttrice Elta-System vanta la grande capacità di risoluzione di questo radar, a loro dire capace di individuare il periscopio di un sommergibile tra i flutti a decine di km di distanza, valutare direzione, velocità e numero di persone a bordo di una piccola imbarcazione a 20 km di distanza. &lt;/b&gt;Sembra poco probabile che tali prestazioni si possano raggiungere semplicemente scansionando a velocità costante il tratto di mare antistante. È verosimile invece che la velocità di rotazione sia costante solo in fase di sorveglianza, mentre nel momento in cui un bersaglio viene individuato, il dispositivo possa essere bloccato e il fascio diretto sul bersaglio sino alla sua completa definizione. In questo caso, &lt;b&gt;nella valutazione del possibile danno alle persone, deve essere individuato come peggior incidente possibile quello in cui il radar viene puntato e rimane fisso sul soggetto”.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;Inoltre, in entrambe le analisi di impatto elettromagnetico, le uniche misure sul campo riportate sono quelle relative al livello di fondo dei campi presenti. “Una scelta immediatamente incongrua” scrive Coraddu. “Le misure sono state effettuate infatti con la sonda isotropa EP330, fabbricata dalla Narda S.r.l., che registra campi sino alla frequenza massima di 3 GHz, mentre il radar anti-migranti emetterà a frequenze molto superiori (oltre 9 GHz), alle quali la sonda non è sensibile, e il cui fondo quindi non può essere rilevato”.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;Finanche “erronee” appaiono poi le procedure di calcolo dell’intensità delle onde irradiate negli impianti di Gagliano del Capo e Siracusa. Nello specifico, il calcolo del cosiddetto “campo vicino” – i cui effetti elettromagnetici vengono definiti “trascurabili” – è stato effettuato adoperando le formule adottate per la zona di “campo lontano”, non ottemperando a quanto previsto dalla norma CEI 211-7, per cui “ il limite di campo vicino deve essere posto alla maggiore delle due distanze, e dunque le formule approssimate per il campo lontano si potranno usare solo a distanze maggiori o uguali a 470 mt, e non &lt;em&gt;a pochi metri dal sistema radiante&lt;/em&gt;, come specificato nella relazione”.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; text-align: justify;"&gt;A conclusione del suo studio, Massimo Coraddu individua un’altra grave incongruenza nelle procedure di calcolo dell’elettromagnetismo dei sistemi &lt;em&gt;made in Israele&lt;/em&gt;. “Tutte le stazioni radar di sorveglianza prevedono anche un dispositivo di telecomunicazione, un ponte radio per inviare i dati, in tempo reale, al centro di Comando, Controllo, Comunicazioni, Computing ed Informazioni C4I del Comparto Aeronavale della Guardia di Finanza”, scrive il fisico. “Come specificato dall’Ingegner Ferri dell’impresa Almaviva spa, in sede di conferenza dei servizi, per quanto riguarda l’installazione radar di Capo Sperone (Sardegna), ad esempio, il ponte radio è realizzato con un &lt;em&gt;sistema radiante fisso di 120 cm di diametro operante nella banda di 8 GHz&lt;/em&gt;. Le emissioni di questo sistema di telecomunicazioni devono quindi essere valutate, mentre invece in entrambe le analisi di impatto elettromagnetico viene invece misurata, in modo scorretto, solo la componente di fondo, mentre non si tiene conto in alcun modo del contributo del ponte radio. Possiamo pertanto affermare che &lt;b&gt;è stata applicata una procedura inconsistente e inadeguata per la valutazione delle emissioni nella zona circostante il radar”.&lt;/b&gt; I nuovi radar della Guardia di Finanza, &lt;b&gt;prima ancora di scatenare la loro guerra ai migranti, hanno già fatto le prime vittime: l’ambiente, il paesaggio e la salute delle popolazioni residenti.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-4281680495245971009?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/4281680495245971009/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/07/radar-anti-migranti-tossici.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/4281680495245971009'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/4281680495245971009'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/07/radar-anti-migranti-tossici.html' title='radar anti-migranti tossici'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-7410617559662973193</id><published>2011-07-07T12:22:00.000+02:00</published><updated>2011-07-07T12:22:04.752+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='impegno'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sardegna'/><title type='text'>NO TAV. NO poligoni, NO radar - Cagliari, 9 luglio</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div class="sep"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://www.democraziakmzero.org/files/2011/07/poligono.jpg"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-1661" height="224" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2011/07/poligono-300x224.jpg" width="300" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: #0b5394; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Cagliari, SABATO 9 luglio a PARTIRE DALLE ORE 17,30, manifestazione con inizio da Piazza Garibaldi. No Tav, No radar, No poligoni.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #0b5394; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #0b5394;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #0b5394; text-align: justify;"&gt;Tre sostantivi preceduti da una negazione. Sì, &lt;b&gt;non vogliamo che venga realizzata quell’opera faraonica, inutile e dispendiosa che va sotto il nome di Tav, frutto di un gigantesco imbroglio.&lt;/b&gt; Un’ opera pensata e progettata venti anni fa e ormai vecchia,&amp;nbsp; visto che le merci che viaggiano su quella tratta non aumentano ma diminuiscono; devastante per un territorio particolarmente sensibile dal punto di vista ambientale e paesaggistico e che si vuole portare avanti comunque ed&amp;nbsp; a qualsiasi costo&amp;nbsp; contro gli interessi e il volere&amp;nbsp; delle popolazioni che abitano quelle valli. &lt;b&gt;Un atto di imperio perpetrato da parte del governo centrale e di buona parte delle opposizioni! Un atto di arroganza sorda e cieca concretizzatasi nella militarizzazione di quella Valle e nell’ uso della violenza!&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #0b5394; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #0b5394; text-align: justify;"&gt;Ci chiediamo quanto possa durare questa militarizzazione! Non possiamo non denunciare la cialtronaggine di chi, a parole, si dichiara federalista, difensore delle “piccole patrie”, “ognuno padrone in casa propria”, salvo poi comportarsi come il peggiore assertore di un governo centralista, sordo alle istanze dei territori.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #0b5394; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #0b5394; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #0b5394; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;E dicendo No Tav non possiamo non dire No Radar.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #0b5394; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #0b5394; text-align: justify;"&gt;No, perché non si riesce a comprendere l’utilità di questi aggeggi. Noi crediamo che &lt;b&gt;facciano un torto all’intelligenza del popolo sardo coloro che ci ammanniscono &amp;nbsp;la storiella “dell’avvistamento dei clandestini” per giustificare l’installazione di questi ordigni,&lt;/b&gt;&amp;nbsp; Noi vogliamo che&amp;nbsp; la Sardegna sia una terra di pace&amp;nbsp; e non vogliamo che venga ulteriormente militarizzata mediante l’installazione di nuovi strumenti di guerra; tali noi consideriamo questi radar. Non dimentichiamo, non vogliamo dimenticare, anzi &lt;b&gt;abbiamo il dovere di ricordare che, mentre si attrezza per impiantare questi aggeggi, lo stato italiano, in combutta con altri, conduce una guerra di aggressione contro una nazione che&amp;nbsp; fino ad ieri veniva considerata “amica” ( la Libia ) mentre continua a condurne un’altra in Afghanistan.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #0b5394; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #0b5394; text-align: justify;"&gt;Stiamo ‘’scoprendo’’ ( in realtà si sa già da molto tempo! ) giorno dopo giorno &lt;b&gt;i disastri provocati da un poligono militare, quello di Quirra, a persone, animali, acqua, aria e suolo,&lt;/b&gt; e siamo convinti che si verrà informati solo su una piccolissima parte di quanto si nasconde, già da diverso tempo, alla popolazione locale su quel territorio e su tutti i territori sardi oggi occupati da basi o servitù militari. Per questo diciamo &lt;b&gt;NO &amp;nbsp;A QUESTO E AGLI ALTRI POLIGONI MILITARI, utilizzati per sperimentare armi e logistiche di guerra in Sardegna e nel resto del mondo.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #0b5394; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i style="color: #0b5394;"&gt;da http://www.democraziakmzero.org/2011/07/06/cagliari-no-tav-no-poligoni/ &lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-7410617559662973193?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/7410617559662973193/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/07/no-tav-no-poligoni-no-radar-cagliari-9.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/7410617559662973193'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/7410617559662973193'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/07/no-tav-no-poligoni-no-radar-cagliari-9.html' title='NO TAV. NO poligoni, NO radar - Cagliari, 9 luglio'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-124550774522082447</id><published>2011-07-06T11:21:00.000+02:00</published><updated>2011-07-06T11:21:26.205+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Letture'/><title type='text'>la doppia impostura della "ripresa"</title><content type='html'>&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://www.democraziakmzero.org/files/2011/07/crisi-greca.jpg"&gt;&lt;img alt="" class="alignleft size-medium wp-image-1616" height="225" src="http://www.democraziakmzero.org/files/2011/07/crisi-greca-300x225.jpg" style="background-color: #a64d79;" width="300" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="color: #741b47;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: #741b47;"&gt;di SERGE LATOUCHE *&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Introduzione&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Che cosa è la «ripresa»?&lt;/b&gt; E’ in sostanza quel che è stato proposto al vertice (G8 / G20) di Toronto, &lt;b&gt;un programma che contiene allo stesso tempo sia la ripresa che l’austerità.&lt;/b&gt; La cancelliera tedesca Angela Merkel chiedeva una politica vigorosa di rigore e di austerità. Il presidente degli Usa Barak Obama, temendo di colpire la timida ripresa dell’economia mondiale e di quella statunitense con una politica deflazionista, chiedeva un rilancio ragionevole. L’accordo finale è stato raggiunto su una sintesi zoppicante: la ripresa controllata nel rigore e l’austerità moderata dal rilancio. Il ministro dell’economia francese Christine Lagarde, che non era ancora presidente del Fondo monetario internazionale, ha allora azzardato il &lt;b&gt;neologismo «rilance» (contrazione di «rigueur e «rilance»).&lt;/b&gt; Con ciò sincronizzando il passo con il consigliere del presidente Sarkozy, Alain Minc, che, interrogato su quel che bisognava fare nella situazione critica provocata dalla destabilizzazione degli Stati da parte di mercati finanziari che i medesimi Stati avevano appena salvato dalla rovina, si è prodotto in questa ammirevole formula: bisogna schiacciare allo stesso tempo il freno e l’acceleratore.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;In ogni modo, denunciare la doppia impostura di questo programma costituisce per me una tripla sfida.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Prima di tutto, si tratta parlare in questo luogo, nell’ambito del parlamento europeo a Bruxelles – tempio della religione della crescita – a partire da una posizione iconoclasta, la decrescita, per di più a proposito di una materia di cui non sono uno specialista, la Grecia e la crisi del debito sovrano.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Poi, si tratta di parlare in questo luogo – tempio della politica – a partire da una posizione da «scienziato» e dunque, per riprendere la distinzione e l’analisi di Weber, secondo l’etica della convinzione e non quella della responsabilità.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Infine, si tratta di sostenere un punto di vista paradossale: né rigore, né ripresa.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Rifiutare il rigore o l’austerità è una posizione sulla quale posso almeno trovare degli alleati (benché molto minoritari) sia tra gli economisti, ad esempio Fréderic Lordon, che tra i politici, come J-L Mélanchon secondo il suo attuale programma.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Rifiutare la ripresa della crescita produttivista e uscire dalla religione della crescita è una posizione ammessa da alcuni ecologisti sul lungo termine, ma del tutto esclusa nel breve termine.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;E’ dunque a questa tripla sfida che cercherò di rispondere, a cominciare dai due rifiuti: quello del rigore e quello della ripresa.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Rifiutare l’austerità&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;La crisi greca si inscrive nel contesto più largo di una crisi dell’euro e di una crisi dell’Europa. E naturalmente di una crisi di civilizzazione della società del consumo, vale a dire &lt;b&gt;una crisi che unisce una crisi finanziaria, una crisi economica, una crisi sociale, una crisi culturale e una crisi ecologica.&lt;/b&gt; La mia convinzione profonda è che, risolvendo la crisi dell’Europa e dell’euro, se non la crisi della civilizzazione dei consumi, si risolverà la crisi greca, ma che, tenendo la Grecia sotto trasfusione a colpi di prestiti condizionati a iniezioni sempre più massicce di austerità, non si salverà né la Grecia, né l’Europa, e si getteranno i popoli nella disperazione.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Rifiutare l’austerità presuppone prima di tutto cancellare due tabù che sono alla base della costruzione europea: l’inflazione e il protezionismo.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Il progetto della decrescita, ossia la costruzione una società dell’abbondanza frugale o della prosperità senza crescita, implica due fenomeni che hanno potuto essere gli oggetti di politiche sistematiche, nel passato: il protezionismo e l’inflazione. Le politiche tariffarie sistematiche di costruzione e ricostruzione dell’apparato produttivo, di difesa delle attività nazionali e di protezione sociale, e quelle di finanziamento del deficit di bilancio con un ricorso ragionevole all’emissione di moneta che provocasse una «gentle rise of price level» (una inflazione moderata) preconizzata da Keynes, hanno accompagnato l’eccezionale crescita delle economie occidentali nel dopoguerra, gli anni che in Francia sono stati chiamati «i trenta gloriosi». a dire il vero il solo periodo nella storia moderna in cui le classi lavoratrici hanno goduto di un relativo benessere.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Questi due strumenti sono stati banditi dalla controrivoluzione neoliberista, e le politiche che li vorrebbero prevedere sono oggi colpite da anatema, anche se tutti i governi che possono vi hanno fatto ricorso in maniera più o meno surrettizia e insidiosa.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Come tutti gli strumenti, il protezionismo e l’inflazione possono avere degli effetti negativi e perversi&amp;nbsp; – e sono quelli che soprattutto si osservano oggi nel loro utilizzo nascosto (1) – ma è indispensabile farvi ricorso in modo intelligente per risolvere in modo soddisfacente, da un punto di vista sociale, le crisi attuali, ed evitare la catastrofe di una austerità deflattiva, ma anche il disastro certo di una ripresa produttivista.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Per questo oggi bisogna probabilmente uscire dall’euro, non potendo correggerlo. Bisogna riappropriarsi della moneta, che deve ritrovare il suo ruolo: servire e non asservire. Il denaro può essere un buon servitore, ma è sempre un cattivo padrone.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Notiamo per altro che la ripresa della signora Lagarde non è il rilancio produttivista di Joseph Stiglitz: è essenzialmente il rilancio dell’economia del casinò, quella della speculazione di borsa e immobiliare.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;In effetti, per i governi in carica, lo slogan «&lt;em&gt;sia&lt;/em&gt; ripresa &lt;em&gt;sia&lt;/em&gt; austerità» significa la ripresa per il capitale e l’austerità per le popolazioni. In nome della ripresa, per altro largamente illusoria, degli investimenti e quella totalmente fallace dell’occupazione, vengono abbassati o soppressi gli oneri sociali, le imposte sulle professioni e l’imposta sugli utili delle imprese. Si rinuncia ad ogni imposizione sui super-profitti bancari e finanziari, mentre l’austerità colpisce duramente i salariati e i ceti medi e inferiori con tagli degli stipendi, riduzione delle prestazioni sociali, allungamento dell’età legale per la pensione (che significa concretamente la diminuzione del suo ammontare). Per completare il tutto, e preparare la mitica ripresa, si smantellano sempre più i servizi pubblici e si privatizza a tutta velocità ciò che ancora non è stato privatizzato, con una soppressione massiccia di posti di lavoro (nell’istruzione, nella sanità, ecc.).&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Assistiamo a una strana corsa masochista all’austerità. Il Paese A annuncia una diminuzione dei salari del 20 per cento, allo stesso tempo il paese B annuncia che farà di meglio, con una diminuzione del 30 per cento, mentre il paese C, per non essere da meno si ingegna di aggiungere misure ancora più rigorose. Annunci per di più sommati alla pubblicità onnipresente, che incita a continuare a consumare sempre di più senza averne i mezzi e a indebitarsi senza la prospettiva di poter rimborsare il debito: bisogna in qualche modo espiare la pseudo festa del consumo pur continuando a sostenerla nella parte dei debitori.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Questa politica di austerità stupida non può che provocare un ciclo deflattivo che farà precipitare la crisi, ciò che la ripresa puramente speculativa non impedirà; e gli Stati dissanguati non potranno più, questa volta, salvare le banche a colpi di miliardi di dollari.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Questa politica non è solo immorale, ma è anche assurda. Otterremo il fallimento dell’euro, se non dell’Europa, e la catastrofe sociale.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;In attesa di questa eventualità, se gli obiettori della crescita fossero incaricati di gestire gli affari della Grecia, per esempio, quale sarebbe la loro politica? Il ripudio puro e semplice del debito, ossia la bancarotta dello Stato, sarebbe una medicina da cavallo che risolverebbe il problema sopprimendolo. Tuttavia, questa soluzione radicale, che non è da escludere e avrebbe facilmente il favore dei «decrescitisti», rischierebbe di gettare il paese nel caos. Il problema è che, in effetti, in pratica la crisi dell’indebitamento degli Stati non è che una parte del problema. La risposta teorica alla sola questione del debito degli Stati che, anche per i più indebitati, è dell’ordine dell’ammontare del Pil, è per altri versi più facile a farsi di quella che concerne il trovare una soluzione per la bolla mondiale dei crediti nati dalla speculazione finanziaria (2). La minaccia di un rischio sistemico è lontana dal poter essere scartata.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Per quel che riguarda il debito pubblico, il suo annullamento rischierebbe di colpire non solo le banche e gli speculatori, ma anche direttamente o indirettamente i piccoli risparmiatori che hanno dato fiducia al loro Stato o che si sono fatti rifilare dalla loro banca, a loro insaputa, degli investimenti complessi che comprendono titoli dubbi. Una riconversione negoziata (che equivarrebbe a una bancarotta parziale), come quella che si è fatta in Argentina dopo il crollo del peso, o dopo un compromesso, come propongono Eric Toussaint e una coalizione di Ong per determinare la parte abusiva del debito, è senza dubbio preferibile. Si può anche prevedere di mantenere la quotazione dei titoli per i piccoli investitori e un deprezzamento per il 40 e il 60 per cento degli altri, o ancora ricorrere a un «haircut» fiscale (3). Per onorare il debito residuo, un aumento dei prelievi fiscali grazie a una tassa eccezionale sui profitti finanziari, come fa l’Ungheria, non sarebbe una cattiva idea, oltre che l’avvio di una fiscalità progressiva con, prima di tutto, nel caso francese l’abbandono reale dello scudo fiscale e delle nicchie scandalose.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;In una società della crescita senza crescita, ossia più o meno la situazione attuale, lo Stato è condannato ad imporre ai cittadini l’inferno dell’austerità, con prima di tutto la distruzione dei servizi pubblici e la privatizzazione di quel che è ancora possibile vendere dei gioielli di famiglia. Facendo questo, si corre il rischio di creare una deflazione e di entrare nel ciclo infernale di una spirale depressiva. E’ precisamente per evitare questo che bisogna adoperarsi per uscire dalla società della crescita e di costruire una società della decrescita.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Uscire dalla religione della crescita&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Di fronte a questa minaccia reale ci sono buoni spiriti, come Joseph Stiglitz, che raccomandano le vecchie ricette keynesiane del rilancio del consumo e dell’investimento per far ripartire la crescita. Questa terapia non è desiderabile. Non lo è perché il pianeta non può più sopportarla, ed è forse impossibile perché, dato l’esaurimento delle risorse naturali (in senso ampio) già dagli anni settanta, i costi della crescita (quando c’è) sono superiori ai suoi benefici. I guadagni di produttività che ci si può aspettare sono nulli o quasi nulli. Bisognerebbe privatizzare ancora e mercificare le ultime riserve di vita sociale e far crescere il valore di una massa immutata – o in diminuzione – dei valori d’uso, per prolungare solo di qualche anno l’illusione della crescita.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Tuttavia, questo programma socialdemocratico, che costituisce la missione dei partiti di opposizione, non è credibile, innanzitutto perché questi partiti non sono in grado di rimettere in questione la gabbia di ferro del quadro neoliberista che essi stessi hanno contribuito a costruire nel corso degli ultimi trent’anni, e che presuppone una sottomissione senza riserve ai dogmi monetaristi. L’esempio della Grecia è in questo abbastanza eloquente.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;b&gt;Si tratta di uscire dall’imperativo della crescita; altrimenti detto, di rifiutare la ricerca ossessiva della crescita. Che non è evidentemente (e non deve essere) uno scopo in sé; essa non rappresenta più il mezzo per abolire la disoccupazione (4). Bisogna tentare di costruire una società dell’abbondanza frugale, o per dirla come Tim Jackson di prosperità senza crescita.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;In effetti, il primo obiettivo della transizione dovrebbe essere al ricerca del pieno impiego per rimediare alla miseria di una parte della popolazione. Questo potrebbe essere fatto con una &lt;b&gt;rilocalizzazione sistematica delle attività utili, una riconversione progressiva delle attività parassitarie, come la pubblicità, o nocive, come il nucleare e gli armamenti, e una riduzione programmata e significativa del tempo di lavoro.&lt;/b&gt; Per il resto, è il ricorso a una inflazione controllata (diciamo più o meno il 5 per cento l’anno) quel che noi ci augureremmo. Questa soluzione keynesiana, che equivale al ricorso a una moneta complementare per stimolare l’attività economica senza per questo rientrare nella logica della crescita illimitata, faciliterebbe la soluzione dei problemi provocati dall’abbandono della religione della crescita.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Certo, questo bel programma è più facile da enunciare che da realizzare. Nel caso della Grecia, presuppone come minimo di uscire dall’euro e ristabilire la dracma, probabilmente non convertibile, con quel che questo implica: controllo dei cambi e ristabilimento delle dogane. Il necessario protezionismo di questa strategia provocherebbe l’orrore degli esperti di Bruxelles e dell’Omc. Bisognerebbe dunque aspettarsi delle misure di ritorsione e dei tentativi di destabilizzazione dall’estermo collegati al sabotaggio degli interessi lesi all’interno. Questo programma sembra perciò oggi molto utopico, ma quando saremo al fondo del marasma e della vera crisi che ci aspetta al varco sembrerà realistico e desiderabile.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Conclusione&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;Nella tragedia greca antica&amp;nbsp; la catastrofe è la scrittura della strofa finale. Qui siamo. &lt;b&gt;Un popolo vota massicciamente per un partito socialista il cui programma è classicamente socialdemocratico e, sotto la pressione dei mercati finanziari, si vede imporre una politica di austerità neoliberista da parte di quello stesso partito, che obbedisce alle ingiunzioni congiunte di Bruzxelles e del Fondo monetario internazionale. Rifiutare democraticamente questo diktat, quel che l’Islanda ha potuto fare, è impedito alla Grecia dall’euro.&lt;/b&gt; E’ chiaro che il popolo greco non accetterebbe probabilmente più, nella sua maggioranza, e comunque facilmente, le conseguenze delle rotture necessarie a un’altra politica (uscita dall’euro, disconoscimento almeno parziale del debito pubblico, messa al bando probabile da parte dell’Europa e embargo da parte dei paesi «derubati», fuga dei capitali, ecc.). Ma «il sangue e le lacrime», secondo la famosa frase di Churchill, sono già qui, purtroppo senza la speranza della vittoria. Il progetto della decrescita non pretende di fare un’economia di questo sangue e di queste lacrime, ma per lo meno apre la porta alla speranza. La sola maniera di cavarsela, noi ce lo auguriamo ardentemente, sarebbe di riuscire a fare uscire l’Europa dalla dittatura dei mercati e di costruire l’Europa della solidarietà, della convivialità, quel cemento del legame sociale che Aristotele chiamava «philia».&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Note&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;(1) Secondo la Banca mondiale le conseguenze del protezionismo agricolo del Nord equivarrebbe a un mancato guadagno di 50 miliardi di dollari all’anno per i paesi esportatori del Sud. Il deputato verde tedesco Sven Giegold ne ha fornito un altro esempio con la politica fiscale tedesca per forzare le esportazioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;(2) Secondo la Banca dei regolamenti internazionali di Basilea, in effetti, nel febbraio 2008 la creazione di prodotti derivati arrivava a 600.000 miliardi di dollari, ossia tra 11 e 15 volte il prodotto lordo mondiale! E qui, a parte il crollo, anche un «decrescitista» non ha una medicina miracolosa per un atterraggio morbido…&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;(3) E’ quel che ha proposto Thomas Piketti in un intervento sul giornale &lt;em&gt;Libération&lt;/em&gt; del 28 giugno. Si tratta di far pagare alle banche una parte del rimborso del debito.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;(4) Secondo il calcolo di Albert Jacquard («J’accuse l’economie triomphante», Calmann Lévy 1995 / Poche 2004, p. 63), si stima che una crescita del Pil francese del 4 per cento comporterebbe la diminuzione del tasso di disoccupazione del 2 per cento. A un tale ritmo, tra cinquant’anni il Pil sarà stato moltiplicato per sette (più 600 per cento), ma il numero dei disoccupati non si ridurrebbe che del 64 per cento. Dato che la disoccupazione, tutte le categorie incluse, riguardava nel 2010 5 milioni di persone, saremmo ancora molto lontani dal pieno impiego nel 2060, perché rimarrebbero un po’ meno di due milioni di disoccupati.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #741b47; text-align: justify;"&gt;* Professore emerito di economia all’Université d’Orsay, obiettore della crescita.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-124550774522082447?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/124550774522082447/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/07/la-doppia-impostura-della-ripresa.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/124550774522082447'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/124550774522082447'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/07/la-doppia-impostura-della-ripresa.html' title='la doppia impostura della &quot;ripresa&quot;'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-730955658377110885</id><published>2011-07-05T15:22:00.002+02:00</published><updated>2011-07-05T15:36:48.084+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Letture'/><title type='text'>RUTILIO NAMAZIANO  E IL SUO DIARIO DI VIAGGIO</title><content type='html'>&lt;div style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;Nell’agosto del 410 d.C. i Goti di Alarico presero e saccheggiarono Roma.&lt;/b&gt; Fu un evento di immensa risonanza e lo stato d’animo dei contemporanei si può scorgere riflesso in una frase di San Girolamo: &lt;i&gt;&lt;b&gt;«che cosa mai si potrà salvare, se perisce Roma?»&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;Dopo quell’impresa, i Goti misero a ferro e fuoco l’Italia intera, poi passarono in Provenza e, infine, nella Penisola Iberica, nel 415.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;Claudio Rutilio Namaziano&lt;/b&gt; era un aristocratico, originario della Gallia Narbonese che aveva percorso una brillante carriera nella città di Roma, culminata nel 412 con la carica di prefetto della città, una sorta di moderno sindaco.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;b&gt;Fra il 415 e il 417 decise di lasciare la città che più aveva amato per fare ritorno ai suoi possedimenti familiari in Provenza&lt;/b&gt; al fine di porre riparo alle devastazioni provocate dal passaggio &lt;img align="left" border="0" height="161" src="http://www.giottoulivi.it/progetti/progettididattici/didattici04-05/NAMAZIANO/deReditu_file/image002.gif" width="158" /&gt;dei Goti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;… È tempo di costruire, dopo i feroci incendi,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;sui fondi laceri anche soltanto casette&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;&amp;nbsp;da pastori.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Che se le stesse fonti, anzi, dare voce,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;se i nostri arbusti potessero parlare,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;con giusti pianti mi stringerebbero&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;&amp;nbsp;mentre tardo mettendo &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;al mio desiderio le vele…&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;b&gt;Organizzò quindi una sorta di trasloco&lt;/b&gt; e salpò con una flottiglia di piccole barche, in grado di fare fronte a un carico piuttosto cospicuo, ma nel contempo in grado di potersi rifugiare prontamente sulla costa in caso di maltempo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il viaggio infatti si svolgeva fra autunno e inverno, durante il periodo del cosiddetto &lt;i&gt;&lt;b&gt;mare clausum&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;, il che sconsigliava la soluzione più comoda e più breve: trasportare il tutto su un’unica nave oneraria e affrontare una traversata in alto mare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;&amp;nbsp; … Si sceglie il mare, perché le vie di terra,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;fradice in piano per i fiumi, sui monti sono&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;aspre di rocce: dopo che i campi di Tuscia, dopo che la via Aurelia, sofferte a ferro e fuoco le orde dei Goti, non domano più le selve con locande, né i fiumi con ponti, è meglio affidare le vele al mare, sebbene incerto….&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;…Salpiamo all’alba, in una luce ancora irrisolta, quando il colore, da poco tornato sui campi,li lascia scorgere.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;Tenendoci stretti alla costa avanziamo con piccole barche cui spesso la terra a rifugio apra insenature.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="color: blue;"&gt;D’estate escano in mare aperto le vele dei grossi carichi, d’autunno è più cauto disporre di un’agile fuga …&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;img align="left" border="0" height="219" src="http://www.giottoulivi.it/progetti/progettididattici/didattici04-05/NAMAZIANO/deReditu_file/image004.gif" width="221" /&gt;Dunque viaggiò a piccole tappe, mantenendosi lungo la costa, fermandosi a pernottare presso amici o in locande, costretto a volte dal maltempo a soste prolungate.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Di questo viaggio, avviatosi dal Porto di Roma – il Portus Augusti – poco a nord di Ostia, nell’area dell’odierna Fiumicino, che forse doveva giungere fino a Narbona in Gallia, Rutilio tenne un diario poetico, in distici elegiaci, &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;che appunta i minimi eventi dei singoli giorni. Il poemetto, solitamente indicato con il titolo De reditu suo, è giunto lacunoso e ci consegna l’itinerario di Rutilio fra Roma e Luni, vicino all’attuale La Spezia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;In questa sorta di singolare giornale di bordo, o meglio di diario di viaggio, pochi nitidi tratti&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;disegnano paesaggi, porti, marine, ma anche profili di amici e digressioni erudite. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ai nostri occhi di oggi gli&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; appunti poetici di Rutilio consegnano una realtà sconvolta: &lt;b&gt;ponti e strade in rovina, città ridotte a cumuli di ruderi a causa dell’azione combinata del tempo, del disamore e delle invasioni, ed anche attacchi al giudaismo e al monachesimo cristiano, insieme alla &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;parallela valorizzazione dei culti pagani di Osiride e della stessa dea Roma.&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ma come si conclude il viaggio e cosa accade dopo? &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&amp;nbsp;Possiamo solo affidarci a ipotesi. È lecito pensare che Rutilio sia arrivato a destinazione e che laggiù si sia dedicato in seguito alla redazione definitiva del poemetto, confortato&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;dagli appunti già presi a suo tempo e dal vigile sentimento della nostalgia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Una volta che ne ebbe ottenuto il desiderato nitore e se ne vide soddisfatto, pensò alla sua diffusione e ne promosse la riproduzione in più esemplari, destinati, in primo luogo agli amici della sua cerchia, ed è verosimile pensare che un giorno abbia organizzato nella sua villa una grande festa, adeguata cornice a una prima recitazione.&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="MsoNormal" style="font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;E possiamo anche immaginare questa sorta di vernissage tardolatino, ma l’incertezza delle informazioni sfuoca le immagini e ci invita alla dissolvenza …&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h1 class="firstHeading" id="firstHeading" style="color: #b45f06;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Claudio Rutilio Namaziano, Nato forse a Tolosa, fu praefectus urbi di Roma nel 414. L'anno seguente o poco dopo fu costretto a lasciare Roma per far ritorno nei suoi possedimenti in Gallia devastata dall'invasione dei Vandali. Tale viaggio - condotto per mare e con numerose soste, dato che le strade consolari erano impraticabili ed insicure dopo l'invasione dei Goti - venne descritto nel De Reditu suo, un componimento in distici elegiaci, giunto all'epoca odierna incompleto; l'opera si interrompe al sessantottesimo verso del secondo libro con l'arrivo del protagonista a Luni, ma recentemente è stato ritrovato un nuovo, breve frammento che descrive la continuazione del viaggio fino ad Albenga. L'opera è ricca di osservazioni topografiche e citazioni di classici latini e greci.Il poemetto raggiunge i toni più commossi quando esprime il clima di decadenza e lo squallore dei tempi che l'autore attribuisce ai Barbari e al trionfante Cristianesimo. Namaziano è, cronologicamente, l'ultimo autore del mondo letterario latino, prima del transito verso il Medioevo.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/h1&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #b45f06;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-730955658377110885?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/730955658377110885/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/07/rutilio-namaziano-e-il-suo-diario-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/730955658377110885'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/730955658377110885'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/07/rutilio-namaziano-e-il-suo-diario-di.html' title='RUTILIO NAMAZIANO  E IL SUO DIARIO DI VIAGGIO'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-8578330195739850481</id><published>2011-07-04T12:26:00.001+02:00</published><updated>2011-07-04T12:52:57.089+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Contadino per caso'/><title type='text'>Sassos</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-YB2oVE1lwKw/ThGbGEUlN1I/AAAAAAAACLY/5Jw_YVtMCcE/s1600/aaaaaasassos+2009.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="254" src="http://4.bp.blogspot.com/-YB2oVE1lwKw/ThGbGEUlN1I/AAAAAAAACLY/5Jw_YVtMCcE/s320/aaaaaasassos+2009.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-BQvSdRFykYw/ThGVSS-9gzI/AAAAAAAACLM/ZWPwUvVU6gA/s1600/10701+Sassos.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="266" src="http://1.bp.blogspot.com/-BQvSdRFykYw/ThGVSS-9gzI/AAAAAAAACLM/ZWPwUvVU6gA/s320/10701+Sassos.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; color: #cc0000; text-align: center;"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-family: Arial,Helvetica,sans-serif; font-size: large;"&gt;giugno 2009 - luglio 2011&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://maps.google.it/maps/myplaces?ctz=-120&amp;amp;ie=UTF8&amp;amp;ll=40.256465,8.518387&amp;amp;spn=0.001582,0.003433&amp;amp;t=h&amp;amp;z=19&amp;amp;lci=com.panoramio.all"&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-8578330195739850481?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/8578330195739850481/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/07/sassos-luglio-2011.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/8578330195739850481'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/8578330195739850481'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/07/sassos-luglio-2011.html' title='Sassos'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-YB2oVE1lwKw/ThGbGEUlN1I/AAAAAAAACLY/5Jw_YVtMCcE/s72-c/aaaaaasassos+2009.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-5534432235259177282</id><published>2011-07-04T12:07:00.000+02:00</published><updated>2011-07-04T12:07:21.490+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Contadino per caso'/><title type='text'>Ailanthus altissima: sterminare senza pietà</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/--gYLYxbZITk/ThGQV_1lSGI/AAAAAAAACLI/w8ub2xYN8p0/s1600/10704+ailanthus.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://4.bp.blogspot.com/--gYLYxbZITk/ThGQV_1lSGI/AAAAAAAACLI/w8ub2xYN8p0/s1600/10704+ailanthus.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #274e13; text-align: justify;"&gt;Pianta infestante, dalla rapidissima proliferazione, le cui radici si estendono in larghezza anche fino a trenta metri sul suolo, dando luogo a colonie di nuove piante figlie. &lt;b&gt;È noto il cattivo odore delle sue foglie.&lt;/b&gt; Il fusto è generalmente eretto e molto ramificato con corteccia grigio-brunastra più chiara sui rami giovani. Le foglie sono composte, pennate, spiralate o opposte, e prive di stipole. I fiori, riuniti in infiorescenze a spiga o a pannocchia, sono generalmente unisessuali. Produce frutti secchi indeiscenti.Il nome del genere deriva dalla parola ailanto, termine che in lingua locale significa letteralmente "albero così alto da raggiungere il cielo". La presenza dell'"h" è dovuta ad una sovrapposizione del termine greco άνθος che significa "fiore".&lt;b&gt;In Europa si è ormai diffusa in modo sostanzialmente incontrollabile la specie Ailanthus altissima Swingle&lt;/b&gt;, nota volgarmente col nome di &lt;i&gt;&lt;b&gt;albero del paradiso&lt;/b&gt;&lt;/i&gt; che può raggiunge i 25 m di altezza, molto ramificato, con numerosi polloni basali, originario della Cina e delle Molucche.Questa specie, introdotta in Italia per un tentativo di allevamento del lepidottero Philosamia cynthia originario dell'estremo Oriente per la produzione della seta, ormai &lt;b&gt;si trova rinselvatichita nei boschi, sulle ripe, sui greti e anche su terreni aridi, sassosi e instabili, dalla pianura fino ai monti, diventando un'infestante molto aggressiva. Sostituisce piano piano la vegetazione preesistente, formando colonie.&lt;/b&gt; Si trova sempre più spesso anche in città, dove è usata, inopinatamente, come rapido rimedio contro i raggi solari; la pianta è infatti nota anche per l'estrema rapidità di crescita in  altezza. &lt;b&gt;Le sue caratteristiche infestanti, tuttavia, dovrebbero  suggerire un attento controllo della sua incredibile propagazione.&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-5534432235259177282?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/5534432235259177282/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/07/ailanthus-altissima-sterminare-senza.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/5534432235259177282'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/5534432235259177282'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/07/ailanthus-altissima-sterminare-senza.html' title='Ailanthus altissima: sterminare senza pietà'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/--gYLYxbZITk/ThGQV_1lSGI/AAAAAAAACLI/w8ub2xYN8p0/s72-c/10704+ailanthus.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-7717564058594828955</id><published>2011-06-28T10:06:00.000+02:00</published><updated>2011-06-28T10:06:38.248+02:00</updated><title type='text'>150 motivi per dire NO alla TAV</title><content type='html'>&lt;strong style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;Pro Natura Piemonte &lt;/strong&gt;&lt;strong style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;ALTRE 150 BREVI RAGIONI TECNICHE CONTRO IL TAV IN VAL DI SUSA &lt;/strong&gt;&lt;strong style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;Per i 150 anni dell’ Unità d’ Italia&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;i&gt;di Mario Cavargna&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://informarexresistere.fr/2011/06/27/no-tav-lattesa/notav-2/" rel="attachment wp-att-74192" target="_blank"&gt;&lt;img alt="" class="aligncenter size-full wp-image-74192" height="165" src="http://informarexresistere.fr/wp-content/uploads/2011/06/notav.jpg" title="notav" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;1)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Una grande opera o è fortemente utile o è fortemente dannosa&lt;/strong&gt;, perché richiede investimenti che vengono sottratti ad altri capitoli di spesa e perché ha un forte impatto sul territorio che la ospita. La questione fondamentale del progetto della nuova linea ferroviaria Lione-Torino, che è anche la più costosa opera pubblica mai progettata in Italia, è la sua inutilità, perché le ipotesi di traffico su cui si basa sono state smentite dalla realtà dei fatti, che mostrano una inarrestabile caduta dei movimenti di merci e di passeggeri sulla sua direttrice.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;2)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Al traforo del Frejus, il traffico merci della ferrovia esistente è sceso nel 2009 a 2,4 milioni di tonnellate (MT). Si tratta di poco più di un decimo del traffico di 20 MT che erano previsti all’orizzonte del 2010, dalla dichiarazione di Modane dei ministri dei trasporti italiano e francese. &lt;/strong&gt;La diminuzione è stata largamente indipendente dai lavori di ampliamento del tunnel esistente, perché era cominciata due anni prima dei cantieri, aperti nel 2002, ed è proseguita in modo costante.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;E’ incredibile che, con dati che si rivelano quasi un decimo di quelli previsti, l’intero arco politico ignori il fatto, non si ponga alcun problema della verifica delle previsioni e continui a premere sull’acceleratore di un progetto che ha perso ogni ragion d’essere.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;3)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;L’insieme del traffico merci dei due tunnel autostradali del Frejus e del Monte Bianco è sceso nel 2009 a 18 MT, come nel 1988, cioè 22 anni fa&lt;/strong&gt;. Il traffico merci del Frejus, nel 2009, è stato di 10 MT, come nel 1993; quello del Monte Bianco si attesta addirittura ai livelli degli anni ’70. La punta massima si è avuta tra il 1994 ed il 1998: da allora i due tunnel hanno perso un terzo del traffico. Questo dimostra che non c’è ragione di costruire delle nuove infrastrutture.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;L’insostenibilità dei costi&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;4)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;A fronte della inconsistenza delle motivazioni, vi è l’insostenibilità del costo&lt;/strong&gt;: per la parte comune italo-francese, che comprende il tunnel di base, il dossier presentato alla Unione Europea nel 2007, che rappresenta ancora il documento più attendibile essendo stato firmato dai due ministri competenti, preventiva, al gennaio 2006, il costo di 13,950 miliardi di euro correnti, comprensivi cioè degli oneri finanziari che si formano durante l’arco dei lavori, considerando che prima che l’opera sia finita decorrono gli interessi sulle parti già costruite. L’aumento derivante è calcolato intorno al 33% della cifra totale: il 63%, di questa cifra, che è a carico dell’Italia, corrisponde a 8,8 miliardi che, sommati ai 2 miliardi di euro di opere tecnologiche, fa un totale di 10,8 miliardi di euro.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;5)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Per la tratta italiana sino al raccordo con Torino&lt;/strong&gt;, per cui non esiste il confronto con dati ufficiali più recenti, il costo in euro correnti ricavabile dal dossier presentato alla Unione Europea è di 5 miliardi, in valuta del gennaio 2006. A questi vanno sommati gli 0,8 miliardi di euro di opere tecnologiche.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Il totale dei costi a carico dell’Italia per la Torino-Lione sarebbe di almeno 17 miliardi di euro. In più ci sarebbero l’adeguamento dei prezzi, le modifiche di tracciato che hanno comportato oneri aggiuntivi, le eventuali mitigazioni e l’allungamento del periodo di lavori per problemi tecnici. Infine gli interventi necessari al nodo di Torino e l’acquisto del nuovo materiale rotabile, per il trasporto sia di merci sia di passeggeri.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;6)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Gli adeguamenti dei prezzi possono riservare sorprese&lt;/strong&gt;. A livello di progetto preliminare per la tratta italiana della parte comune, presentata ad agosto 2010, viene dato un costo che è solo del 5,5% in più rispetto alla valutazione di 4 anni e mezzo prima. Ma a livello di progetto definitivo, per la&amp;nbsp;galleria geognostica di Chiomonte, a maggio 2010, viene dato un costo che raddoppia quello del progetto preliminare del 2005, pur affermando che si tratta di un progetto talmente simile a quello di Venaus da poter essere riaffidato allo stesso gruppo di imprese che aveva vinto l’appalto precedente. Si passa dai 65 milioni di euro per 7 km di galleria (+19 milioni per un eventuale prolungamento di 3 km) del 2005, ai 137 milioni di euro per 7,5 km del progetto di maggio 2010. Il solo adeguamento dei prezzi 2004-2009 ha comportato un aumento del 30 % in 5 anni!&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;7)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Su queste basi non sembra fuori luogo prevedere un raddoppio dei costi &lt;/strong&gt;di tutta l’opera ed ipotizzare per la Torino-Lione un costo per l’Italia di 35 miliardi di euro, più le voci che, come si è detto, sono ancora da calcolare. I consuntivi per il progetto dell’Alta Velocità italiana fanno ritenere corretta tale cifra. Le spese della Roma-Firenze sono cresciute di 6,8 volte rispetto ai preventivi, quelle della Firenze-Bologna di 4 volte, quelle per la Milano-Torino di 5,6 volte rispetto al 1991. Il costo ipotizzato rappresenterebbe un aumento di 6 volte rispetto ai corrispondenti preventivi di 20 anni fa e quindi rientrerebbe nella norma.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;8)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il costo al km dà dei dati impressionanti&lt;/strong&gt;: se facciamo una media della intera parte comune italo-francese dividendo i 14 miliardi di euro della domanda di finanziamento all’Unione Europea per gli 80 km allora previsti, arriviamo ad un costo di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;175 milioni di euro per km&lt;/strong&gt;, in euro del gennaio 2006. Ma se dividiamo gli 8,8 miliardi che pagherà effettivamente l’Italia per i suoi 35,5 km della parte comune&amp;nbsp;&lt;strong&gt;si arriva a 250 milioni per km&lt;/strong&gt;. Per la tratta esclusivamente italiana, la valutazione è più incerta per via della mancata presentazione del tracciato preliminare, ma le notizie di stampa fornite dagli stessi proponenti ammettono un costo storico di 120 milioni di euro per Km, che, tradotto in euro correnti, corrisponde a&amp;nbsp;&lt;strong&gt;160 milioni di euro per km&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;9)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Le merci della nuova Torino-Lione non possono attraversare le gallerie del nodo di Torino, &lt;/strong&gt;perché le normative di sicurezza impediscono il passaggio contemporaneo di passeggeri e merci nelle gallerie che passano sotto la città. Pertanto sarà necessaria la costruzione di una “Gronda merci” a Nord e Nord-Ovest della città, i cui costi andranno ad incrementare quelli del progetto perché il trattato vigente non riguarda il nodo di Torino.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;10)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Per quanto riguarda l’occupazione indotta&lt;/strong&gt;, il progetto della tratta italiana della parte comune italo-francese, presentato ad agosto 2010, prevede una occupazione media di 1020 unità lavorative su una durata media di 7 anni. Rimanendo sempre all’ipotesi ottimistica di 8,8 miliardi di euro del 2006, per le opere civili, in termini di occupazione questa cifra, tenendo conto della globalità del lavoro indotto, corrisponde ad&amp;nbsp;&lt;strong&gt;un preventivo di 9 milioni di euro per ogni addetto che lavori per 7 anni&lt;/strong&gt;. Poiché 7 anni sono un quinto di una vita lavorativa questo significa, in termini di occupazione, che alimentare il settore delle grandi opere significa, per le risorse nazionali, investire 45-50 milioni di euro per ogni addetto, cioè poco meno di 100 miliardi di vecchie lire. Ci si può chiedere quanti interventi a favore dell’occupazione, della sanità o dell’istruzione pubblica si potrebbero fare utilizzando diversamente importi di questo peso. E quanto costi allo stato alimentare questo settore anche oltre le effettive necessità infrastrutturali.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;11)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il tunnel di base avrà costi altissimi anche per la sola manutenzione ordinaria&lt;/strong&gt;. Per questa voce, in cui incidono fortemente le spese di raffreddamento, necessario per far scendere la temperatura a 32°C, i proponenti preventivano&amp;nbsp;&lt;strong&gt;65 milioni di euro all’anno&lt;/strong&gt;. Remy Prud’homme, professore emerito di economia alla Università di Parigi, sulla base dei costi del TGV France Nord, ha calcolato il costo annuale di gestione sulla base del 3,2% dell’investimento, che significherebbe una spesa di 450 milioni di euro.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;12)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Ma questo sarebbe solo l’inizio&lt;/strong&gt;: il presidente della Commissione Trasporti del Parlamento Europeo, Paolo Costa, in una lettera del 2008 a “La Stampa”, ha scritto che dopo la Torino-Lione bisogna trovare altri 26 miliardi (di primo preventivo) per completare il corridoio italiano sino alla frontiera slovena. Anche qui si tratta di cifre di cui bisogna ipotizzare perlomeno il raddoppio e che,&amp;nbsp;sommate a quelle che sarebbero necessarie per la Torino-Lione, danno l’idea di quale sia l’entità dell’esborso che è nell’interesse di tutti fermare, prima che affondi l’economia italiana.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;13)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;I fondi necessari per la Torino Lione sono direttamente sottratti ad altri interventi. &lt;/strong&gt;Già con i primissimi finanziamenti necessari al tunnel geognostico di Chiomonte si è cominciato a prelevare dai fondi che erano già destinati ad altri capitoli di spesa: in questo caso all’ art. 6 del DL 112/2008, che assegnava risorse alla messa in sicurezza delle scuole, alle opere di risanamento ambientale e all’innovazione tecnologica. L’economista Marco Ponti, insieme ad altri, ha calcolato che sulla base dei soli preventivi esistenti, la Torino-Lione costerà 1300 euro per ogni famiglia media italiana di quattro persone.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Le critiche ufficiali al progetto&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;14)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Le due perizie più autorevoli fatte sulla Torino-Lione &lt;/strong&gt;sono quella commissionata dal Ministro dei Trasporti francese a Christian Brossier ed ad altri due esperti del Conseil Général des Ponts et Chaussées, e resa pubblica a maggio 1998. Vi è poi quella del cosiddetto “audit” sui grandi progetti ferroviari, commissionato dal Governo francese al Conseil Général des Ponts et Chaussées, presentata a maggio del 2003: entrambe hanno stroncato decisamente il progetto. In Italia non è mai stata fatta una analoga verifica.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;15)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il rapporto Brossier dice che “occorre attendere &lt;/strong&gt;l’evoluzione del contesto internazionale e particolarmente in Svizzera ed Austria, prima di intraprendere un nuovo traforo sotto le Alpi”; che il nuovo tunnel per il TGV e l’autostrada ferroviaria sulla Torino-Lione “non sono una priorità”, e che “conviene intervenire sulla linea esistente”.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;16)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Nell’audit realizzato nel 2003 dal Conseil Général des Ponts et Chaussées &lt;/strong&gt;sui progetti di grandi infrastrutture ferroviarie, la stroncatura della Torino-Lione, sotto tutti i punti di vista, è ancora più netta. Le proiezioni presentate da LTF vengono giudicate inattendibili. L’audit rileva che “la capacità di trasporto dei nuovi itinerari svizzeri si collocherà tra 40 e 65 MT all’anno, e che saranno in netta concorrenza con gli itinerari francesi”. Sviluppando diverse simulazioni, conclude che nell’orizzonte ventennale del 2023 “al Frejus passerà un traffico nettamente inferiore (!) a quello del recente passato e che la Lione-Torino sarà ininfluente nel rapporto gomma/rotaia ma, al massimo, si limiterà a catturare un traffico che sarebbe transitato non per i tunnel autostradali del Frejus e del Monte Bianco, ma per le ferrovie svizzere”.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;L’audit non fu posto in votazione perché i deputati della regione Rhone Alpes minacciarono di ritirare l’appoggio al governo.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;17 )&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Remy Prud’homme, economista, professore emerito di Economia all’Università di Parigi&lt;/strong&gt;, che si è interessato delle linee ad alta velocità francesi, ha valutato anche il progetto della Lione- Torino, giungendo alla conclusione che la linea comporterebbe uno spreco di circa 19 miliardi di euro per la tratta internazionale, anche quando si accettino il punto di vista dei proponenti sui cosidetti benefici esterni dell’opera.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;18 )&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Marco Ponti, professore di Economia dei Trasporti al Politecnico di Milano&lt;/strong&gt;, Marco Boitani, professore di Economia Politica all’Università di Milano e Francesco Ramella, ingegnere di trasporti, tutti e tre importanti articolisti su giornali economici come “Il Sole 24 Ore”, hanno pubblicato nel 2007 un lungo saggio dal titolo “Le ragioni liberali del No alla Torino-Lione”, che sottolinea “la inesistenza di una domanda passeggeri merci tale da giustificare questa linea”. Per Marco Ponti, che è stato il primo, nel 2005, a calcolare il preventivo per la nuova linea in 17 miliardi di euro di allora, “questo progetto non andava neppure presentato“. Se lo si fosse ascoltato, l’Italia avrebbe già risparmiato spese per mezzo miliardo di euro.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;19)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Una ricerca svolta all’Università di Siena da M. Federici e continuata da M.V. Chester e A. Horvarth &lt;/strong&gt;sottolinea che “&lt;em&gt;Il trasporto ferroviario è peggiore del trasporto stradale per le emissioni di CO&lt;/em&gt;&lt;em&gt;2&lt;/em&gt;&lt;em&gt;, particolato ed SO&lt;/em&gt;&lt;em&gt;x&lt;/em&gt;&lt;em&gt;, mentre sono confrontabili i valori di altre specie gassose. Il TAV mostra valori sistematicamente peggiori del trasporto ferroviario classico e la causa è da ricercarsi nella eccessiva infrastrutturazione del TAV e nella eccessiva potenza dei treni: un TAV emette il 26% di CO&lt;/em&gt;&lt;em&gt;2 &lt;/em&gt;&lt;em&gt;in più rispetto ad un treno classico ed il 270% in più rispetto ad un camion. Quindi da un punto di vista energetico ambientale il trasferimento delle merci dalla gomma al TAV non trova nessuna giustificazione. Questi risultati, relativi al tratto Bologna-Firenze, sono assolutamente applicabili anche al progetto della Val di Susa, in entrambi i casi si tratta di opere assolutamente sproporzionate ed ingiustificate rispetto al carico di trasporto che possono avere.&lt;/em&gt;”&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;L’ampia capacità delle infrastrutture esistenti&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;20)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il Trattato italo-francese, firmato a Torino il 29 gennaio 2001&lt;/strong&gt;, dice al primo articolo che la nuova linea “dovrà entrare in servizio alla data di saturazione delle opere esistenti”, e l’avvocatura di stato francese ha sentenziato nel 2003 che questo significa che se non c’è prospettiva di saturazione, non c’è impegno. Da allora la saturazione dei valichi italo-francesi, sia ferroviari sia autostradali, non solo non si è avvicinata, ma è addirittura svanita dall’orizzonte, a causa della radicale e duratura inversione di tendenza: eppure il progetto è rimasto.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;21)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La Valle di Susa ospita già la linea ferroviaria internazionale del Frejus &lt;/strong&gt;il cui binario di salita è stato terminato solo nel 1984 e su cui, da sempre, si susseguono lavori di ampliamento ed ammodernamento, per mantenerla ai massimi livelli di efficienza. Sino al 2000 è stata la seconda ferrovia come volume di traffico con l’estero, poi ha cominciato a calare ed a perdere posizioni. I lavori effettuati tra il 2002 ed il dicembre 2010 l’hanno riportata ai migliori livelli di funzionalità tra i tunnel ferroviari esistenti, ma&amp;nbsp;&lt;strong&gt;nella tratta alpina è stata utilizzata negli ultimi tre anni mediamente per meno di un quarto della sua capacità. &lt;/strong&gt;Sembra ovvio che prima di costruire nuove infrastrutture si debba dimostrare di saper sfruttare quelle esistenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;22)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il tunnel della attuale ferrovia del Frejus è stato rifatto &lt;/strong&gt;per permettere il transito dei container su camion sino alla sagoma di 4,05 metri, ed è agibile da dicembre 2010: i lavori hanno restituito un’opera grandiosa e modernissima. La questione della differenza di sagoma con i 4,20 del nuovo progetto è peregrina, perché anche i più grandi container passano senza problemi, se non sono caricati su di un camion ed un pianale alto tipo Modalhor: pertanto il nuovo progetto è del tutto inutile.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;23)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;In Val di Susa tra il 1973 ed il 1994 sono stati costruiti anche il tunnel autostradale &lt;/strong&gt;e l’autostrada del Frejus. La loro realizzazione ha causato irreparabili ferite al territorio: un loro ragionevole utilizzo ai livelli attuali evita che i danni sopportati si trasformino in una beffa. Anche perché l’efficienza energetica e l’abbattimento delle emissioni dei camion attuali ribaltano il vantaggio ambientale delle ferrovie dal punto di vista delle emissioni e del rendimento energetico.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;24)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il Piemonte ha già una sufficiente rete di collegamenti&lt;/strong&gt;: ad Ovest un tunnel autostradale ed un tunnel ferroviario transalpini, a Nord può sfruttare in modo quasi esclusivo i due della Valle d’Aosta. A Sud è a ridosso dei tre grandi porti della Liguria a cui è collegato da 3 autostrade, e ad Est è collegato con la pianura Padana da tre ferrovie e due autostrade.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;25)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Non è vero che le infrastrutture creino un vantaggio in un territorio già ben servito&lt;/strong&gt;. Le imprese emigrano verso paesi stranieri che hanno strutture per i trasporti decisamente inferiori alle nostre, perché là il costo del lavoro è minore e perché l’ Italia non ha risorse per ridare competitività e per incentivare ricerca ed innovazione. Pertanto i miliardi destinati alla Torino-Lione, che vengono sottratti a questi capitoli di spesa, penalizzano l’Italia.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;26)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;L’insieme delle nostre infrastrutture transalpine è utilizzato al 30% &lt;/strong&gt;della sua capacità, in un quadro in cui anche la domanda globale di trasporto attraverso le Alpi ha cominciato a scendere ovunque. Le situazioni di collasso e di ingolfamento sono tutte nei nodi urbani, ed è lì che bisogna intervenire: la Torino-Lione affronta il problema dei trasporti dal verso sbagliato, dilatando la capienza ai valichi dove essa è sovrabbondante anche negli scenari futuri e sottraendo risorse che sarebbero necessarie a risolvere il congestionamento delle strutture urbane.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La caduta del traffico merci su questa direttrice alpina&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;27)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Anche escludendo l’anno di crisi del 2009, dal 2005 al 2008 il traffico delle merci al traforo autostradale del Frejus è calato del 12%, che equivarrebbe, tra 20 anni, ad avere una ulteriore riduzione del 60% dei TIR rispetto ad oggi, anche in assenza di qualsiasi intervento. Le previsioni di alluvioni di TIR attraverso le nostre Alpi si rivelano del tutto false.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;28)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La perdita di traffico mercantile da parte dei tunnel alpini italo-francesi&lt;/strong&gt;, sia ferroviario sia stradale, è dovuta al fatto che Italia e Francia sono due economie mature che scambiano meno che in passato perché il mercato globale ha sostituito quello reciproco. I traffici transalpini hanno avuto un incremento solo per la crescita di quegli stati che hanno avuto un rapido sviluppo economico dopo la loro adesione all’Unione Europea: il primo era stato la Spagna, a seguito della quale il valico di Ventimiglia decrebbe fortemente tra il 1994 e 2004. Ma da 6 anni anche questo è rimasto stabile come prevede la curva matematica che descrive tutti fenomeni di saturazione, compresi quelli dei mercati dei beni di consumo.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;29)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;I soli valichi alpini che hanno avuto una crescita in periodi recenti sono quelli della direttrice Nord-Sud, &lt;/strong&gt;per il collegamento con le economie dell’ex blocco sovietico che si sono unite alla Unione Europea, ma la Torino-Lione è inequivocabilmente una direttrice Est – Ovest, sul margine occidentale della penisola e non può intercettare nulla. Il valico del Brennero è arrivato quasi a 50 MT tra strada e ferrovia: ma dal 2008 sono comparsi i segni del consueto termine della crescita e nel 2009 è sceso a 39 MT (ha perso cioè il 22% in due anni).&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;30)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La caduta dei traffici ha spinto l’Austria a mettere una moratoria di cinque anni sul progetto del traforo ferroviario del Brennero &lt;/strong&gt;i cui lavori dovevano iniziare nel 2011. E’ la premessa ad una sua definitiva cancellazione, perché negli ambienti governativi non ci si fa illusione su un miglioramento della situazione e gli investimenti sono stati indirizzati su opere minori. Se ci si è fermati sulla direttrice del Brennero dove, all’interno del traffico totale, il transito internazionale è di 39 MT, come si può continuare su quella del Frejus, dove il transito è di soli 2.5 MT?&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;31)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Le cose non vanno meglio per il traffico passeggeri internazionale&lt;/strong&gt;. Nel 1993, alla presentazione del progetto, i passeggeri erano 1,5 milioni e si prevedeva che salissero ad 8,5 milioni nel 2002, invece sono scesi a 750.000!&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Dati reali contro false previsioni&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;32)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Le previsioni di traffici sono l’elemento fondamentale per la decisione &lt;/strong&gt;su di una grande infrastruttura di trasporto perché è da esse che si deve capire se l’intervento avrà una sua utilità o peserà con un gigantesco buco finanziario. Per convenzione, la fonte dei dati storici transalpini sono le statistiche ALPINFO elaborate annualmente presso il Dipartimento Federale dei Trasporti svizzero, che armonizza le diverse rilevazioni nazionali per quantificare con precisione i flussi di merci passanti attraverso i 17 più importanti valichi dell’arco alpino.&amp;nbsp;Ma i proponenti della Torino-Lione, pur riconoscendole, non hanno mai accettato di confrontarsi con esse; manca quindi loro l’elemento essenziale per convalidare il progetto.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;33)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Tutto il progetto della Torino-Lione si basa su un modello di previsioni creato da LTF, con condizioni particolarissime, che non tiene conto delle rilevazioni dei transiti come quelle di Alpinfo &lt;/strong&gt;e non ha mai accettato di discutere la propria validità o la propria taratura, anche quando si è visto che, dal 2002, i suoi dati mostravano una tendenza opposta all’andamento effettivo della ferrovia attuale. Il primo criterio per convalidare un modello è quello di poter descrivere l’andamento dei dati esistenti; eppure, anche se ad oggi lo scostamento tra dati reali e dati previsti è del 500%, cioè 2,2 MT reali contro i 10 MT previsti da LTF per il 2009, e la curva di discesa dei dati reali è convalidata da un andamento omogeneo dal 2000 al 2009, LTF non ha mai operato alcun ripensamento.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Ma anche l’ Osservatorio, nonostante la discordanza dei dati non ha mai messo in discussione il modello proposto da LTF.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;34 )&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Le previsioni di traffici merci della Torino-Lione sono state calcolate anche dalla SBB &lt;/strong&gt;che si occupa del progetto di traforo ferroviario del Brennero. Il loro modello, applicato ai dati Alpinfo, prevede che il nostro asse ferroviario, fatti gli opportuni interventi, possa stabilizzarsi appena sopra 10 MT, ed all’orizzonte del 2025, le loro previsioni danno un traffico di 11 MT che è circa un quarto di quello di 40 MT “previsto” da LTF per il 2030 ! Ma anche di fronte a questo dato l’ Osservatorio e LTF non hanno fatto alcuna verifica ed hanno sentenziato che è SBB a dover cambiare i propri metodi di calcolo .&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;35)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Una delle più gravi omissioni delle previsioni di LTF &lt;/strong&gt;è la mancata valutazione dell’impatto sui trasporti transalpini che sarà creata dalla messa in esercizio delle due direttrici ferroviarie che la Svizzera ha concordato con l’Unione Europea, per accettare il traffico merci in attraversamento lungo il suo territorio. L’ampliamento del Lötschberg-Sempione (già in esercizio) per ulteriori 20 MT e soprattutto il Gottardo (in esercizio dal 2017) per 40 MT, creeranno una forte capacità di traffico, mettendo insieme la tradizionale efficienza ferroviaria svizzera con la necessità di utilizzare a fondo le strutture costruite per compensare i costi di realizzazione. Questo provocherà una nuova concorrenza che renderà ancor più labili le prospettive di utilizzo dei nostri valichi occidentali.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;36)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;L’indifferenza verso la fornitura di dati scorretti e tendenziosi&lt;/strong&gt;, a puro scopo di propaganda, si è resa evidente anche nel grande stand che fu allestito dalla Regione nell’atrio di Porta Nuova tra il gennaio 2006 ed il 2007. Val la pena di ricordare alcuni dei grandi slogan che campeggiavano dietro le pareti di cristallo: “&lt;em&gt;Il traffico commerciale delle Alpi è cresciuto di 11 volte in 25 anni”&lt;/em&gt;,&amp;nbsp;&lt;em&gt;“La attuale linea ferroviaria Torino-Lione non può più far fronte al sempre maggiore aumento di scambi commerciali (!)”, “In assenza della nuova linea ferroviaria la ferrovia raggiungerà il suo limite di capacità tra il 2015 ed il 2017 (!)”&lt;/em&gt;. Queste affermazioni erano irrealistiche allora e lo sono in modo ancor più evidente oggi, ma val la pena di sottolineare la prima perché evidenzia bene il modo in cui procedevano i promotori: il tabulato 1980-2004 di Alpinfo, l’ultimo ad essere disponibile in quel momento, dava una crescita sull’arco alpino del 117%. Quindi LTF e la Regione avevano addirittura omesso una virgola, ma non hanno corretto il dato neppure di fronte ad un esposto per propaganda scorretta e tendenziosa.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;37)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Va anche sottolineato che l’Osservatorio ha capovolto la questione&lt;/strong&gt;: il trattato di Torino motiva il tunnel di base con l’ipotesi della saturazione dei valichi. Ma l’Osservatorio, visto che non c’è questa prospettiva, ha lavorato per dimostrare la presunta saturazione della linea di pianura, “se si fa il tunnel di base”!&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Per la Valle di Susa vi è anche un’altra una questione di fondo: è inaccettabile sviluppare iniziative che dirottino artificialmente i traffici su una sola direttrice, anche a scapito delle strade naturali, perché nessun territorio può essere sacrificato a corridoio di traffico a vantaggio di altri.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il flop dell’Autostrada Ferroviaria e del trasferimento modale&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;38)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;L’Autostrada Ferroviaria Alpina era lo strumento con cui si doveva realizzare l ‘ Alta Capacità ed il trasferimento modale&lt;/strong&gt;. Secondo il Rapporto Finale di Alpetunnel, che è alla base del Trattato di Torino del 2001, l’Autostrada Ferroviaria della nuova linea (A. F. A.) sarebbe stata costituita da vagoni di nuovo tipo, i Modalohr, per formare treni tre volte più lunghi e più pesanti dei merci attuali, che potevano arrivare a 1500 metri di lunghezza. Ogni convoglio sarebbe stato formato da 70 vagoni che caricavano un TIR completo, motrice compresa. E’ stata l’ipotesi di questi treni, che impone le pendenze inferiori al 15‰, ad aver imposto la scelta del tunnel di base e le sagome. Ma, dopo 7 anni di sperimentazione, i risultati di questo sistema sono stati disastrosi, mancando tutti gli obiettivi, e l’ultimo progetto relega l’uso dei Modalohr ad un misero 15% del totale.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;39)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il servizio sperimentale era iniziato a novembre 2003 sulla linea attuale. &lt;/strong&gt;Era nato con 4 coppie di treni da 17 carri al giorno, che presto sarebbero dovute salire ad 8 coppie. Le coppie sono rimaste 4, ma ogni treno, dal 2006, è stato ridotto ad 11 carri: il motivo della riduzione è stato l’insuccesso tecnico ed economico della sperimentazione, nonostante l’impegno ed i finanziamenti spesi dai due governi che l’avevano indicata come elemento esclusivo e qualificante della nuova linea.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;40)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;L’ Autostrada ferroviaria con i Modalohr è stata un completo fallimento&lt;/strong&gt;: i TIR completi, per cui è stata costruita, sono solo una piccola quota dei ridottissimi traffici che riesce a catturare. Il resto sono semirimorchi di merci pericolose che viaggiavano sulla ferrovia già da prima, con due treni che sono stati soppressi per darle spazio. Tutto compreso, l’A.F.A. ha trasportato 15- 17.000 mezzi all’anno: contro gli 800.000 che passavano nel tunnel autostradale del Frejus. Il che vuol dire&amp;nbsp;&lt;strong&gt;che è riuscita ad assorbire solo il 2% del traffico su strada anche nelle condizioni più agevolate&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;41)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Ma il fallimento è soprattutto nel deficit di gestione&lt;/strong&gt;: nei primi sei anni, i due stati hanno versato 45,5 milioni di euro ciascuno. Questo importo, sommato al deficit di bilancio e diviso per 15.000 – 17.000 viaggi all’anno, dà un deficit di&amp;nbsp;&lt;strong&gt;1.000 euro a carico delle finanze pubbliche per ogni viaggio di camion sulla Autostrada Ferroviaria&lt;/strong&gt;, in aggiunta ai circa 300 euro che paga l’autista.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;42)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il presidente dell’Autostrada Ferroviaria Alpina nel 1° “Quaderno” dell’ Osservatorio, ammette &lt;/strong&gt;che i ricavi rappresentano solo il 33% dei puri costi ed pagina 152 afferma: “&lt;em&gt;Da questa analisi economica e finanziaria del progetto risulta che non c’è speranza di poter rendere redditizio il traffico accompagnato (cioè il TIR + autista, che è la chiave del progetto) che pesa fortemente sul bilancio, occupando inutilmente la capacità sui vagoni ed imponendo spese. Ci si deve chiedere se c’è interesse a mantenere un traffico accompagnato al di là del 2008”&lt;/em&gt;. Anche la Hupac, il principale operatore del trasporto combinato in Europa, in una audizione nello stesso dossier ha affermato che “&lt;em&gt;il servizio, che costituisce solo il 3,5% del totale, è svolto per mandato governativo ed ha carattere residuale in quanto è poco conveniente economicamente e poco efficiente sotto il profilo ferroviario”&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;43)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;L’autostrada ferroviaria è un sistema sbagliato anche dal punto di vista energetico&lt;/strong&gt;: caricare la motrice vuol dire trasportare come peso morto la parte più importante del camion. Il rapporto COWI commissionato dalla Direzione Trasporti della Unione Europea nel 2006 calcola che, in un anno, un convoglio merci ordinario trasporta 175.000 tonnellate di merci mentre, a parità di peso dei treni, un convoglio della autostrada ferroviaria trasporta solo 75.000 tonnellate, cioè meno della metà.&amp;nbsp;&lt;strong&gt;In pratica, l’Autostrada Ferroviaria dimezza la capacità della linea in tonnellaggio di merci trasportate e di conseguenza raddoppia il consumo energetico!&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;44)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;L’ autostrada ferroviaria dimezza le capacità di una linea&lt;/strong&gt;, raddoppia il consumo energetico 7&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;ed è economicamente disastrosa. Per trasportare le merci è decisamente preferibile e meno costoso caricare in ferrovia solo il semirimorchio ed avere solo a destinazione la motrice che lo porta al destinatario in un breve raggio. Meglio ancora conviene trasportare sulla ferrovia il solo container, soprattutto quelli che arrivano via mare. Non ha senso né da un punto di vista energetico né da quello economico sbarcare il container dalla nave, caricarlo su un camion e poi caricare il camion sulla ferrovia!&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Le favole del corridoio 5, della sicurezza, del risparmio energetico e del trasferimento modale&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;45)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La favola più citata è quella di un corridoio di traffico esteso tra Lisbona e Kiev&lt;/strong&gt;. Il cosiddetto Corridoio 5 non è che una linea geografica che ha prolungato artificiosamente, da una parte e dall’altra, il tratto tra Lione e la pianura Padana. Si può definire “corridoio” una direttrice di traffico che è percorsa in modo uniforme per gran parte del suo sviluppo, ed in questo caso merita una infrastrutturazione uniforme; ma se si tratta solo di segmenti, alcuni dei quali insignificanti dal punto di vista del traffico, darle una strutturazione uniforme significa solo un immenso ed ingiustificato spreco. Si è già visto che il traffico tra Lione e la pianura Padana è scarso, ed in diminuzione da un decennio, figuriamoci quello tra aree che hanno caratteristiche enormemente inferiori!&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Il traffico merci che entra in Italia dalla Penisola iberica sceglie l’itinerario costiero, senza “risalire” a Lione, e l’Unione Europea stessa lo ha già scorporato dall’itinerario 5. Ad Ovest, a parte il pochissimo traffico di prossimità con la Slovenia e l’Ungheria, tutto il traffico di questo asse che si sviluppi su tratte di sufficiente lunghezza, e su volumi sufficientemente importanti da render conveniente il treno, ha più convenienza a prendere l’itinerario via mare, dalla costa del Mediterraneo a quella del Mar Nero, che gli è parallelo.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;46)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Infatti le rilevazioni dei transiti indicano che non esiste un vero corridoio merci neppure tra Lione e Torino&lt;/strong&gt;, perché la linea ferroviaria merci francese che dovrebbe immettersi nel nostro tunnel di base proviene da Digione, dove si concentra il traffico proveniente da Nord – Ovest, che è quello maggioritario, mentre quello proveniente dalla Francia del Nord e dalla Gran Bretagna va su Milano attraverso il Sempione, che è il suo asse naturale. Il traffico su strada che attraversa il tunnel autostradale del Frejus è invece per due terzi un traffico di prossimità tra le regioni Piemonte e Lombardia e le omologhe francesi.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;47)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Un’ altra favola è quella della maggior sicurezza della nuova linea. &lt;/strong&gt;La LTF, che progetta la ferrovia Lione-Torino, prevede nel modello di esercizio 250 treni al giorno, che nelle ore di punta, si susseguano, per ogni senso di marcia, in sequenze composte ciascuna da un treno TGV a 220 km/h, tre treni di autostrada ferroviaria a 120 km/h e due treni merci a 100 km/h.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Proviamo a vedere come si svolgerebbe questo traffico dove per almeno 84 km non vi siano possibilità di sorpasso. Prima entrerebbe nel tunnel un TGV poi, subito dopo, i 5 merci, a circa 5 minuti di distanza l’uno dall’altro: 3 minuti dei quali dovuti alla distanza di sicurezza. Poi, ci dovrebbe essere una pausa di 20 minuti, più le distanze di sicurezza, perchè altrimenti il TGV dell’ora successiva, con una differenza di velocità di almeno 120 km/h rispetto all’ultimo merci, lo raggiungerebbe e lo investirebbe. Sulla linea attuale questo rischio è quasi inesistente perché le differenze di velocità sono minori e ci sono diversi punti di scartamento per far sorpassare i treni lenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;48)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Nella nuova linea ogni treno potrebbe tardare od accelerare solo di due minuti &lt;/strong&gt;e, tutti insieme, avrebbero solo un margine di 5 minuti ogni ora: se l’errore fosse superiore, scatterebbero blocchi del traffico oppure tamponamenti nel tunnel a velocità elevatissima, perché questo modello di esercizio di 250 treni al giorno con TGV/TAV a 220 km/h, funziona solo se i treni merci e passeggeri convenzionali entrano nel tunnel alla massima velocità consentita e la mantengono&amp;nbsp;sempre, anche prima di scartarsi su di un altro binario e di reimmettersi in linea, altrimenti le distanze diventano rapidamente insufficienti. Il problema è irrisolvibile a meno di far viaggiare i TAV alla velocità dei merci, ma questo diminuirebbe l’interesse per il tunnel di base.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;49)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Se si parla di sicurezza del sistema bisogna immaginare lo stato d’animo dei macchinisti &lt;/strong&gt;che dovrebbero viaggiare dentro al tunnel alla massima velocità, senza sforare dai due minuti loro concessi, sperando che i colleghi davanti e dietro facciano lo stesso; quello degli autisti, che dovrebbero prendere i treni con i loro camion ed il loro carico in quelle condizioni ed infine quello dei passeggeri dei TGV che viaggerebbero a 220 km/h nel tunnel di base, sapendo di avere davanti a sé treni merci e carichi di TIR, molto più lenti, che devono scartarsi e reimmettersi con margini temporali da brivido.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;50)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La nuova linea, volendo ospitare i due tipi di traffico, avrebbe una capacità appena del 10% superiore rispetto a quella attuale,&lt;/strong&gt;quindi soli 250 treni contro i 225 di cui si è detto che è capace la linea attuale (cfr. 61), e non i 350-400 che si favoleggiano per la cosiddetta Alta Capacità.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;51)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Anche il risparmio energetico del tunnel di base è una favola&lt;/strong&gt;. Nella realtà il progetto e l’esercizio della nuova linea comporterebbe uno spreco di energia nettamente maggiore di qualunque risparmio, anche nelle ipotetiche migliori condizioni. Come si è già detto al punto 43, un treno della autostrada ferroviaria trasporta un peso utile che è solo il 42% di quello di un treno merci ordinario, di conseguenza il consumo energetico è di oltre due volte a parità di peso netto trasportato. In più, la ricerca già citata condotta da M. Federici ed altri all’Università di Siena, a partire dal 2006 ha dimostrato che&amp;nbsp;&lt;em&gt;“il TAV mostra valori sistematicamente peggiori del trasporto ferroviario classico e la causa è da ricercarsi nella eccessiva infrastrutturazione del TAV e nella eccessiva potenza dei treni. Un TAV emette un 26% di CO&lt;/em&gt;&lt;em&gt;2 &lt;/em&gt;&lt;em&gt;in più rispetto ad un treno classico e il 270% in più rispetto ad un camion”&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;52)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;In più va ancora calcolato l’enorme consumo energetico richiesto dal raffreddamento del tunnel &lt;/strong&gt;per portare a 32°C l’ambiente caldo di roccia profonda che arriva a superare i 60°C. I 20 MW termici necessari secondo il progetto preliminare, presentato ad agosto 2010, corrispondono al consumo annuo di 175 milioni di kW/h. Sommati ai 12-15 milioni di kW/h necessari alla ventilazione dei 120 km di gallerie, questi bastano a rendere passivo il bilancio energetico del tunnel di base, anche nelle ipotetiche condizioni di pieno utilizzo.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;53)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Un cenno a parte merita l’insistenza sulla parola “strategico” data come una parola magica &lt;/strong&gt;che giustifica tutto e sulla asserzione che l’investimento in una opera pubblica possa essere una scommessa. Nessuna strategia può prescindere dalla conoscenza dei fatti, e se i fatti non si conoscono, nessuna azione può essere di per sé strategica. Un investimento non può mai essere una scommessa perché le scommesse si affidano alla dea Fortuna; e questo non può essere il comportamento per cui un amministratore viene scelto dagli elettori.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La favola della piattaforma logistica e della concorrenza al traffico marittimo&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;54)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;L’ultimo slogan inventato per sostenere la Torino-Lione &lt;/strong&gt;è che l’Italia, e Genova in particolare, sarebbe il posto ideale per intercettare le navi porta containers che arrivano da Suez con destinazione i porti del Nord Europa, per portare loro le merci su ferrovia attraverso i tunnel transalpini. Ma probabilmente nessuno ha fatto i conti.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Una nave porta containers, una volta arrivata nel canale di Sicilia, se invece di “risalire” a Genova prosegue per Amsterdam-Rotterdam, impiega 4 giorni di più. Poiché il costo di nolo, carburante ed assicurazione di una nave di tale tipo è di circa 100.000 dollari Usa al giorno, spenderebbe 400.000&amp;nbsp;dollari in più che, divisi per un carico di poco meno di 4.000 containers, danno un costo di poco superiore ai 100 dollari per container. Come si può pensare di fare concorrenza scaricando il container a Genova, metterlo su un camion, mettere il camion su un treno e pagare il nolo della nuova ferrovia e del tunnel di base, per portarlo nel cuore dell’Europa?&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;55)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Spostare le merci via mare costa molto meno che spostarle per terra&lt;/strong&gt;: conviene quindi arrivare ai porti più vicini. Così ogni stato si è organizzato con i propri: Genova ed i porti liguri per l’area padana, Gioia Tauro per l’ Italia centro-meridionale, Trieste e Rijeka (Fiume) per l’Austria e l’area balcanica, Marsiglia-Fos per la Francia, Valencia per la Spagna, il Pireo per il resto dei Balcani, Tunisi ed Alessandria per la sponda africana, Odessa per l’Ucraina e naturalmente Amsterdam e Rotterdam per la fetta più grossa, che comprende Germania e l’Europa centrale. Perché dovrebbero rinunciare alle loro strutture per prendere una ferrovia tra Lione e Torino?&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;56)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;I porti possono anche alleggerire direttamente il traffico di origine terrestre &lt;/strong&gt;con le cosiddette autostrade del mare, che sono un programma prioritario dell’Unione Europea. Si tratta di navi traghetto che imbarcano i mezzi pesanti evitando loro di percorrere le congestionate vie terrestri. Ne sono già in funzione alcuni servizi tra Barcellona, Marsiglia e Genova. Recentemente la UE ha finanziato quello tra il porto atlantico francese di Nantes Saint-Nazaire e l’analogo spagnolo. Toglierà dalla strada il 5% del traffico corrispondente attraverso ai Pirenei e tra 5 anni se ne attende un raddoppio. Si tratta di trasferimenti modali comparabili con quelli che i progettisti hanno immaginato per la Torino-Lione, ma con costi di installazione irrilevanti perché i porti ci sono già. Un motivo di più per rilevare che le immense risorse destinate alla Torino-Lione sarebbero completamente sprecate.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;57)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;E’ impossibile che la ferrovia strappi dei movimenti di merci al traffico marittimo, &lt;/strong&gt;e ci sono solidi motivi per cui il 90% del traffico internazionale mondiale viaggia via mare. Il mezzo marittimo offre unità di trasporto con enormi capacità di carico, e quindi un altrettanto enorme abbattimento dei costi. Una nave che porti 4.000 container – che non è certo tra le più grosse-Trasporta quanto 50-80 treni.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Le favole aggiunte dai “Quaderni” dell’Osservatorio&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;58)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Stabilito che la linea da Bussoleno a Modane non corre pericoli di saturazione, si è lavorato a dimostrare la possibilità di saturazione di quella tra Bussoleno e Torino.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;59)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Si è raddoppiato il numero dei treni merci necessari a trasportare lo stesso quantitativo di merci &lt;/strong&gt;prevedendo che l’Autostrada Ferroviaria utilizzasse solo carri Modalohr che, trasportando anche la motrice, dimezzano il carico utile e raddoppiano il numero dei treni necessari.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;60)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Si è accettato che quasi metà della capacità della linea esistente venga “sequestrata” dalla Agenzia di Mobilità Metropolitana&lt;/strong&gt;che ha immaginato di mettervi sopra 80 treni merci al giorno in concorrenza con la metropolitana. A parte che si tratta di un progetto che in 10 anni non ha raccolto alcuna fattibilità finanziaria, si è arrivati all’assurdo che diventa necessario costruire una nuova linea internazionale ed un tunnel di base perché la parte intorno a Torino della linea esistente viene occupata da un progetto cittadino, anziché essere quest’ultimo ad aggiungere un eventuale binario. L’Osservatorio ha scritto nei “Quaderni” che quello della Agenzia di Mobilità Metropolitana non è un “progetto”, ma un “desiderio di utilizzo”; intanto però è passato il principio assurdo per cui debba essere la linea internazionale esistente a doversi riprogettare in funzione di esso.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;61)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Tutte le tesi sono piene dei modi con cui RFI e LTF hanno cercato di confondere la realtà. &lt;/strong&gt;Nei “Quaderni” dell’Osservatorio, RFI ha accettato per la linea attuale una potenzialità di soli 152 treni al giorno, ma il suo capo compartimento, in un convegno tenutosi all’Unione Industriale di&amp;nbsp;Torino l’anno precedente, aveva ammesso la capacità di 230 treni al giorno, cosa del tutto verosimile, considerando che la linea del Gottardo ha una capacità “commerciale” di 220 treni. RFI e l’Osservatorio hanno mirato solo a far risultare che la linea attuale non raggiunga la potenzialità di trasporto di 20 MT, che però è sempre stata ammessa nei precedenti documenti ufficiali, per poterla dichiarare insufficiente di fronte all’obiettivo politico dei 20 MT nel successivo decennio.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;62)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;I “Quaderni” non hanno fatto un confronto critico con i limiti e le capacità di altre tratte &lt;/strong&gt;ferroviarie analoghe, gestite da altri soggetti, come il Lötschberg ed il Gottardo. Si scrive che i vincoli di utilizzo del corridoio del Frejus sono legati alla insufficienza della sagoma, ma non si dice che questo vincolo è legato all’utilizzo dei carri Modalohr.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La inaffidabilità di LTF&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;63)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Per comprendere il modo di lavorare di LTF val la pena di guardare alla struttura del suo modello di previsione. &lt;/strong&gt;Non è partito da rilevazioni statistiche, ma da una inchiesta di origine e destinazione su un campione di TIR corrispondente circa allo 0,5% dei transiti dell’area. Poi ha creato una rete di tutte le direttici di traffico esistenti per poter permettere al suo modello di spostare tranquillamente i traffici da qualsiasi parte, ed ha posto dei vincoli assolutamente di fantasia sulla capacità futura degli altri valichi alpini. Infine ha posto sulla Torino-Lione la condizione di preferenza grazie all’uso esclusivo dei carri Modalohr. Così facendo ha potuto immaginare che l’’aumento del traffico ferroviario previsto tra 2020 e 2050 su TUTTO l’arco alpino, corrispondente per lei a (132 MT – 85 MT) = 47 MT, si trasferisca sulla Val di Susa per 37,5 MT, cioè per l’ 80%: il che è un assurdo in tutti i sensi!&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;64)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;LTF si è dimostrata priva di affidabilità tecnica: le tre opere di scavo che ha gestito, si sono dimostrate un clamoroso fallimento&lt;/strong&gt;. Per la discenderia di Modane, lunga 4.000 m, ha impiegato 5 anni, corrispondenti in media a 2 metri di scavo al giorno. Per quella di La Praz, di 2.400 m, ha impiegato 5 anni, corrispondenti a 1,3 metri al giorno. Per quella di St Martin La Porte di 2.400 m, 7 anni, corrispondenti a meno di un metro al giorno. I costi di queste piccole opere hanno più che raddoppiato i preventivi: in più i lavori sono stati oggetto di gravi superficialità circa la vendita di cemento contaminato da gessi, che ha determinato l’abbattimento di numerose opere pubbliche ed edifici privati. Per il tunnel geognostico di Venaus-Chiomonte, pur mantenendone inalterate le caratteristiche, LTF ha raddoppiato il preventivo in cinque anni, ancor prima di cominciarlo. Che attendibilità di tempi e costi può avere nel progettare un tunnel di 58 km?&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;65)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;LTF ha mostrato di non aver alcuna preoccupazione di controllare la spesa&lt;/strong&gt;. La Torino Lione potrebbe rivelarsi non il progetto di un’opera ma il progetto di una spesa fine a se stessa. I maggiori costi delle tre discenderie francesi hanno prosciugato le risorse stanziate nel 2005 per il tunnel di Venaus, e il nuovo appalto di Chiomonte ha raddoppiato il costo di cinque anni prima; tutto ciò pone inquietanti interrogativi. Clamoroso il pagamento di 162.000 euro alla società che gestisce l’autoporto di Susa, per l’occupazione per pochi giorni del posto necessario a fare tre trivellazioni geognostiche di 10 centimetri di diametro.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;66)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Gli impegni di LTF e dell’Osservatorio potrebbero rivelarsi promesse al vento&lt;/strong&gt;. Per esempio il Piano di Sicurezza e coordinamento del tunnel geognostico di Chiomonte ricorda che “secondo il riferimento normativo, i cantieri per opere in sotterraneo devono essere provvisti di alloggiamenti per i lavoratori” per evidenti motivi logistici trattandosi di avvicendamenti notturni e per la necessità di avere squadre immediatamente mobilitabili in caso di emergenze; eppure si continua a promettere che i lavoratori saranno ospitati localmente e che i movimenti di terra avranno soluzioni a bassissimo impatto. A parte le delusioni che crea, un progetto che non rispetta gli impegni è destinato a bloccarsi nei contenziosi di ogni genere ed a non avere più fine.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il progetto del tunnel geognostico di Chiomonte&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;67)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il tunnel geognostico di Chiomonte è un controsenso&lt;/strong&gt;: queste opere vengono realizzate il più vicino possibile al tunnel di progetto per conoscere la situazione geologica puntuale. Qui 3.500 metri su 7.000 saranno scavati in rocce assolutamente prive di interesse, lontane dal tunnel in progetto. In seguito il tunnel geognostico incontrerà e seguirà il tracciato del tunnel di base, ma solo per 3 chilometri e mezzo: il tutto al costo di 165 milioni di euro! In compenso il sondaggio si lascerebbe alle spalle gli 8 km iniziali, che sono quelli dove tra il 1995 ed il 2005 la A.E.M. ha raddoppiato i tempi ed i costi della costruzione della centrale di Pont Ventoux a causa della pessima qualità della roccia e delle venute d’acqua che hanno inchiodato la talpa TBM ed hanno imposto di cambiare la localizzazione della centrale.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;68)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La collocazione di 225.000 m&lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;3 &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;di smarino (materiale di scavo) del tunnel di Chiomonte in un sito assolutamente inadatto, &lt;/strong&gt;che richiede 153.000 metri di fondazioni in getto di cemento da un metro e mezzo di diametro, pare mostrare indifferenza verso l’incremento del costo dei lavori. Si tratta di un deposito risibile alla luce dei 15 milioni di metri cubi di smarino da gestire in seguito. L’intervento pare discutibile anche perché questa struttura non poggia su formazioni rocciose ed andrà molto probabilmente a compromettere i tre piloni alti sino a 47 metri del viadotto autostradale che quasi lo sovrasta, imprimendo spinte improprie al terreno su cui sono fondati.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;69)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Nella delibera della Regione Piemonte il progetto del tunnel di Chiomonte ha avuto un centinaio di prescrizioni e rilievi&lt;/strong&gt;. Purtroppo, ogni osservazione, anche quella espressa dai valsusini, circa il fatto che che non si può considerare come definitivo un elaborato con tante sostanziali carenze, si è scontrato con la decisione politica di farlo approvare dal CIPE in tempi stretti. C’è da dubitare che un progetto così inadempiente possa trasformarsi in lavori gestibili e capaci di dare le minime garanzie.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;70)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Nella VIA per il cunicolo di Venaus del 2007 si criticava duramente l’ipotesi di Chiomonte. &lt;/strong&gt;Per l’esattezza si scriveva che la scelta di Venaus era dovuta al fatto che due alternative proposte (quella di Chiomonte ed una gemella) erano “&lt;em&gt;penalizzate entrambe dallo scavo in discesa con rischi tecnici e costi maggiori, compresi quelli della sicurezza, e dalla mancanza di fornitura di dati per il primo tratto di galleria dopo l’imbocco&lt;/em&gt;”.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Nonostante questa stroncatura, ed i rischi che presuppone, si è scelto di fare il tunnel di Chiomonte, ma la coscienza di fare una scelta sbagliata doveva essere presente nella mente dei progettisti perché nella comparazione delle possibili alternative a Chiomonte è stata tolta l’ipotesi di Venaus per evitare di fare un confronto.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il progetto della tratta italiana della parte comune&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;71)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il progetto preliminare presentato a maggio 2010 &lt;/strong&gt;consiste in 57,2 km della galleria internazionale a doppia canna, sino all’ imbocco nella periferia a valle di Susa, dove verrà installato il grande cantiere che servirà, sia la parte di galleria internazionale, che la galleria di 21 km che passerà sotto il massiccio dell’Orsiera. All’uscita presso il comune di Chiusa di San Michele è prevista la connessione con la linea storica. Questa connessione è un’opera gigantesca che porta le linee ad interrarsi per chilometri in aree abitate nel tratto tra Avigliana e Chiusa, ma il cui sviluppo complessivo ed il cui utilizzo per il momento sono solo da immaginare, dal momento che non è stata presentata la parte successiva tra Chiusa ed il nodo di Torino.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;72)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;L’Osservatorio, su mandato della Regione, ha imposto una soluzione &lt;/strong&gt;per cui, all’altezza di Rosta, la linea del TAV, invece che proseguire per Venaria, fa una ampia curva sino all’interporto di Orbassano, che raddoppia il percorso. Stante che Orbassano ha perduto la sua funzione con la ristrutturazione aziendale della FIAT, passando dallo smistamento di 3000 vagoni a 300 e dallo&amp;nbsp;sdoganamento di 500 camion a meno di 50, pare assurda la deviazione che allunga il percorso di 10 km, quando si spendono 17 (e forse 35) miliardi di euro per ridurre il percorso del TAV tra Modane e Torino di 20 km. Questo può spiegare la mancata presentazione del progetto da parte di RFI, che non ha mai voluto questa soluzione, e suggerisce che le sorprese non sono ancora finite.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;73)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La soluzione in destra di Dora non è meno impattante di quella in sinistra&lt;/strong&gt;: vi sono effetti diversi, un minor impatto per le rocce amiantifere e per la piana di Bruzolo, contro un maggior impatto rispetto a zone densamente abitate come il tratto tra Avigliana e Chiusa. La decisione è stata politica: il progetto era quello ma si doveva far vedere che si cambiava per poter convincere l’Unione Europea che le situazioni di conflitto che avevano portato agli scontri del 2005 erano state superate.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;74)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il progetto presentato da LTF nel 2010 non teme di contraddirsi con quello precedente&lt;/strong&gt;. Nel 2003 lo studio per la VIA diceva che i progettisti avevano escluso di passare sotto il Cenischia “&lt;em&gt;per fortissimi rischi idrogeologici, quali l’ effetto diga sulla falda superficiale&lt;/em&gt;“. Anche qui sarebbe stato doveroso che, facendo nel 2010 invece proprio questa scelta, si discutesse il rischio prospettato nel progetto precedente. La sensazione di queste ed altre omissioni è che il progetto sia stato tracciato da una mano politica più che da una mano tecnica.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;75)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Che ci siano parti del progetto gravemente lacunose è stato evidenziato anche dal pool di esperti che ha lavorato per la Comunità Montana &lt;/strong&gt;delle valli di Susa e del Sangone esprimendo 108 pagine di rilievi, sui costi e benefici, sui flussi di traffico, sul progetto, sulla sicurezza delle gallerie, sull’impatto sull’ambiente e sulla salute.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La stazione di Susa&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;77)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La stazione internazionale di Susa è un esempio delle assurdità di questo progetto&lt;/strong&gt;: avremo a Susa una stazione sulla nuova linea, ma senza connessione con la linea attuale, ed a Chiusa di San Michele, 20 km più a valle, una interconnessione tra le due linee, ma senza stazione. Ovviamente, a Saint-Jean-de-Maurienne, sul lato francese, la stazione coincide con l’interconnessione per consentire un proseguimento dei treni o l’immediato passaggio da uno all’altro.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Senza la connessione con la linea attuale, la nuova stazione di Susa non può instradare direttamente i passeggeri destinati alle località sciistiche od ad una qualsiasi altra località: può farlo solo tramite due successivi cambiamenti di mezzo e con le relative attese che, ovviamente, penalizzerebbero l’offerta del servizio rispetto ad altre opzioni. Di fatto è un bluff, perché sarà più conveniente servirsi di Saint-Jean anche per i cosidetti “treni della neve”!&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;78)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La stazione internazionale di Susa è nel solco di un inganno &lt;/strong&gt;che sfrutta l’ambizione del capoluogo a riappropriarsi di un ruolo più forte. Susa non è nuova a farsi illudere: il centro doganale dell’autoporto fu inaugurato nel 1985 ma chiuso nel 1992 per la eliminazione delle dogane intercomunitarie. Il progetto “Annibale 2000” prevedeva un grandioso centro alberghiero e commerciale, promosso dalla società autostradale come compenso per la perdita dell’attraversamento turistico obbligato della città, ma era così poco realistico che non si arrivò neppure alla progettazione preliminare. Lo stand permanente della “Porta d’Italia” fu inaugurato nel 2001, era un’altra promessa per dirottare su Susa una parte del traffico passeggeri autostradale, ma fu chiuso l’anno stesso… Quindi anche i precedenti fanno dubitare di questo progetto&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Si tratterà di un enorme spreco di soldi e di territorio fatto solo per soddisfare una ambizione momentanea.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;79)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il futuro turistico di Susa non è legato al turismo ferroviario, &lt;/strong&gt;perchè nessuno può pensare che da Parigi o da Milano si prenda un treno veloce per fare una tappa a Susa. Oppure che chi è arrivato in valle per la settimana bianca, con gli sci in spalla, decida di farvi una sosta. Il turismo di Susa è legato agli spostamenti con autobus o auto. Ma l’attrazione della città verrà compromessa se nella&amp;nbsp;immediata periferia si impianterà l’enorme cantiere di 3 km di lunghezza (!) a servizio del tunnel di base, con tutti gli impatti ed i problemi che comporta per l‘immagine, il traffico e le polveri. Tale cantiere sarà destinato a costituire, per almeno 20 anni, il vero “ accesso turistico” della città, senza potersi illudere che l’aspetto cambierà dopo.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;E’ credibile questa Valutazione di Impatto Ambientale?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;80)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Anche questa volta, per l’ennesima volta, non è stata una presa in considerazione l’opzione zero&lt;/strong&gt;, cioè della utilità di sfruttare le strutture esistenti anzichè costruirne delle nuove. Il progetto non si riaggiorna mai e non fa alcuna verifica del pregresso. Come è possibile pensare che con tali paraocchi si possa guardare al futuro?&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;81)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Se nel progetto 2010 il numero di treni Modalohr diminuisce a soli 9 su 63 &lt;/strong&gt;invece di costituire il 100 per cento, occorre rivedere anche il modello di previsione di LTF che assegnavano proprio ai Modalohr la capacità di attirare traffici merci. Ed anche l’utilità o meno di mantenere la sagoma del tunnel che era richiesta dal loro esercizio. Il tutto potrebbe ridursi a rendere pienamente sufficiente il rinnovato tunnel della linea attuale.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;82)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La procedura di VIA è stata snaturata sopprimendo il decreto di compatibilità ambientale da parte del Ministero dell’ Ambiente &lt;/strong&gt;e del Ministero dei Beni Culturali ed affidando la istruttoria al Ministero delle Infrastrutture. Si tratta di procedure illegittime che violano le disposizioni di legge nazionali e le direttive comunitarie, perché il CIPE, che ora decide la compatibilità ambientale, è un organo tecnico economico molto allargato che decide a maggioranza e che, in campo ambientale, non ha né prevalenti interessi né prevalenti competenze. Non c’è più corrispondenza tra la legge applicata e quella che ha recepito le direttive dell’Unione Europea: di fatto non c’è più la garanzia di tutela ambientale tutelata dall’Unione Europea.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;83)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Anche la pubblicazione dell’ avviso di apertura della VIA non avviene più con i riferimenti agli articoli delle leggi e dei decreti che avevano recepito le direttive comunitarie&lt;/strong&gt;, come era sempre avvenuto sino a due anni fa, ma con il riferimento ad articoli del codice degli appalti.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;84)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Per potere presentare il progetto, LTF ha scritto che, secondo il trattato di Torino, essa ha competenza sino a Chiusa: ma non è vero! &lt;/strong&gt;Il trattato, ratificato dai parlamenti italiano e francese, dice chiaramente che il termine della parte comune è tra Bussoleno e Bruzolo, ed a valle di questo la competenza è di RFI. Di conseguenza LTF non ha titolo per progettare il tratto di 15 km a monte di Chiusa, e neanche di ricevere i relativi contributi. Si tratta di un grosso illecito verso l’Unione Europea, che ha inteso finanziare solo la parte comune e con una aliquota speciale, ma anche di un esempio di una sfrontatezza che non rispetta alcuna verità, neppure la più forte ed evidente.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;85)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il progetto della Torino Lione è stato reinserito nella Legge Obiettivo&lt;/strong&gt;, eppure nella domanda di contributo all’Unione Europea presentata a luglio 2007, che ha dato origine al contributo, si era scritto che “la procedura seguita nel 2005 è variata a seguito del cambiamento della legge di riferimento, e cioè il passaggio dalla Legge Obiettivo alla procedura ordinaria a seguito della decisione del Consiglio dei Ministri del 26 giugno 2006”. I contenuti della domanda di finanziamento sono sostanzialmente vincolanti e dopo le vicende del 2005, di cui il governo europeo era pienamente cosciente, rassicuravano l’Unione Europea che il nuovo progetto non si bloccasse di nuovo per gli stessi motivi. Per l’Italia, tornare indietro e sopprimere le garanzie promesse mette in forse uno dei pilastri del contributo.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;86)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il progetto della Torino-Lione è stato presentato a pezzi e per la procedura di VIA questo è illegittimo&lt;/strong&gt;, perché impedisce di valutare l’insieme degli impatti dell’opera finale. A maggio 2010 è stato presentato il tunnel geognostico, che poi si è ammesso che sarà parte dell’opera principale;&amp;nbsp;successivamente, ad agosto 2010, è stato presentato il progetto della tratta italiana della parte italofrancese, ma senza informazioni su quella francese, anche se si prevede in portare lo smarino in Francia. Ancora dopo, anche se non si sa bene quando, verrà presentato il progetto della parte italiana da La Chiusa sino al nodo di Torino ed infine sarà la volta del tratto compreso nel nodo di Torino.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;87)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Eppure nel 2003 la presentazione delle due parti era stata contemporanea, e nel 2007 il governo aveva garantito una “governance unitaria” sul tutto attraverso l’Osservatorio&lt;/strong&gt;; il documento di Pra Catinat titola al punto 2 che: “&lt;em&gt;Una regia unitaria è indispensabile&lt;/em&gt;”. Anche perché la Valutazione di Impatto Ambientale prescrive che i progetti siano presentati come opere complessive per evitare che i frazionamenti facciano perdere la veduta dell’insieme e che le approvazioni parziali condizionino poi come “decisioni già prese” le parti da valutare successivamente.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Gli impatti dei cantieri&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;88)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;I cantieri producono inevitabilmente rumori, polveri, disturbo, inquinamento e stravolgimento dell’ambiente&lt;/strong&gt;: l’esperienza della autostrada sembrava aver mostrato tutto quello che non si doveva fare. Per il cantiere della centrale idroelettrica tra Pont Ventoux e Susa fu creata una Commissione Paritetica con i comuni interessati, che si doveva riunire una volta al mese, ed una Alta Sorveglianza dei lavori con poteri di intervento diretto. Ma nella realtà ci vollero tre anni dopo l’inizio dei lavori prima che la Provincia nominasse il suo rappresentante e si potessero fare le prime riunioni, sull’onda del problema della presenza di rocce uranifere che era stato sollevato dagli ambientalisti. Però subito dopo tornò il silenzio, e le proteste degli abitanti di Susa per i camion che attraversavano il centro abitato trovarono il vuoto. Gli organi di controllo servono a poco se gli enti che li sovrintendono sono pregiudizialmente dalla parte di chi fa i lavori.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;89)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La presenza dei cantieri provoca anche problemi di ingestibilità&lt;/strong&gt;, perché le amministrazioni locali si trovano nella impossibilità pratica di far rispettare le norme ed i vincoli di legge che dovrebbero assicurare un minimo di tutela agli abitanti. Le imprese di grandi opere pubbliche, ed i loro appaltatori si comportano da padroni e, grazie alla particolare importanza che ha una grande opera, compiono tutte le operazioni che ritengono utili per le loro necessità, anche al di là degli impegni e delle autorizzazioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;90)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Val la pena di rileggere l’esperienza dei sindaci del Mugello in un’intervista &lt;/strong&gt;pubblicata a marzo 2010:&amp;nbsp;&lt;em&gt;“La prima lezione del Mugello è stata che in una grande opera ti dicono che faranno tutto per bene, che hanno pensato a tutto e che instaureranno un rapporto di piena collaborazione con il territorio: invece sono stati 14 anni di scontri”. “Abbiamo sempre trovato tecnici arroganti, ed anche se avevamo firmato tutti gli atti possibili, ci hanno sempre trattato come dei rompiscatole. Ogni contatto ed ogni rimostranza sono stati per noi un problema. Non abbiamo mai visto azioni preventive, ma abbiamo sempre dovuto rincorrere le emergenze. Si erano fatti una specie di lavaggio del cervello per convincersi che loro, gli ingegneri della grande opera, non potevano sbagliare, e soprattutto non potevamo essere noi a costringerli a riconoscere i loro errori”. “Poi, c’era il problema che ogni cantiere aveva un suo direttore, mentre, per i problemi più ampi, dovevamo mandare le pratiche all’Osservatorio nazionale dove non si sapeva più nulla per mesi e qualche volta non si è più saputo niente”. “Ci trovavamo di fronte a documenti difficili da decifrare e non siamo mai stati supportati: l’Osservatorio presso il ministero ha avuto un ruolo più di calmieratore che di organismo che volesse risolvere i problemi, ed alla fine non è più stato nemmeno nominato”&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;91)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Uguale impressione si era avuta da un incontro con i sindaci svizzeri dei paesi intorno al tunnel del Gottardo. &lt;/strong&gt;Nel corso di una visita degli amministratori valsusini insieme a funzionari della regione Piemonte, la delegazione italiana aveva raccolto dai sindaci dei dintorni del cantiere di Bodio uguali amarezze sull’ingestibilità dei cantieri, l’impossibilità di evitare le polveri e l’assoluta&amp;nbsp;mancanza di un loro apporto ai paesi che li ospitano.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;92)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;I cantieri fanno scendere o crollare il valore abitativo delle case dell’intero territorio&lt;/strong&gt;. La Val di Susa, per via della sua posizione periferica all’area metropolitana gode anche del sostegno della richiesta di chi esce dall’area metropolitana stessa per cercare un ambiente meno congestionato. Ed è l’immagine di tutta la valle che viene danneggiata dal legame con la presenza dei cantieri, anche al di là dei comuni direttamente interessati, e subisce una caduta dei prezzi.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;I danni rimangono anche dopo: come ricorda l’esperienza del Mugello&lt;/strong&gt;, “&lt;em&gt;le ditte che lavoravano sono sparite ed hanno lasciato i cantieri dov’erano. Nel 2010 ci sono ancora le aree di cantiere con baracche, materiali edili, ferro vecchio, discariche”&lt;/em&gt;. E’ immediato il pensiero a come resterà tutta la zona Est di Susa dove i cantieri previsti dovranno occupare un’area lunga tre chilometri e larga almeno 300 metri.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;93)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La valle di Susa è stata per 40 anni oggetto di cantieri per grandi opere&lt;/strong&gt;: la diga internazionale del Moncenisio, il raddoppio della ferrovia e dei tunnel ferroviari, il tunnel autostradale e l’autostrada del Frejus, poi l’impianto e la centrale idroelettrica di Pont Ventoux, una delle più grandi d’Italia, senza contare le opere minori, quelle in atto e quelle da cui ci siamo difesi, come il raddoppio del maxi elettrodotto; ma questo non può essere una giustificazione per continuare: ora il volume delle grandi opere si avvia esponenzialmente a pregiudicare la vivibilità del territorio.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Il sovraccarico di opere di attraversamento e di cantieri in aree residenziali produce il cosiddetto “effetto Bronx”, dal nome del noto quartiere di New York che, tra le due guerre, è passato da zona urbana con i più ampi parchi della città a luogo simbolo del degrado. Quando rumori e disturbo superano una certa soglia, la popolazione originaria non accetta più il costo dell’affitto e si sposta, facendosi sostituire da una che accetta il disturbo perché può pagare di meno. Questo si riflette nella manutenzione ed innesca una spirale che riduce sempre di più la qualità abitativa. Un effetto del genere potrebbe verificarsi nella fascia abitata più prossima alla linea, sia che gli immobili vengano espropriati sia che restino ai loro proprietari.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;94)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;In territorio francese, si è sempre previsto di indennizzare gli immobili entro 150 metri da una parte e dall’altra della linea&lt;/strong&gt;, e di comprarli al prezzo di mercato, riconoscendo il disturbo creato dall’ Alta Velocità. In territorio italiano gli acquisti sono limitati agli edifici da abbattere od immediatamente contigui. Si creerà certamente un fortissimo contenzioso sul diverso riconoscimento del disturbo della stessa opera nei due stati comunitari.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;I problemi per la salute&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;95)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;I cantieri danneggiano gravemente la salute degli abitanti: lo stesso studio di VIA presentato da LTF calcola un incremento del 10% nell’incidenza di malattie respiratorie e cardiovascolari &lt;/strong&gt;a causa dei livelli di polveri sottili prodotte dai cantieri. In base alle statistiche attuali questo aumento corrisponde a 20 morti in più all’anno. Le polveri sottili PM 10, non erano neppure rilevate dai laboratori mobili provinciali alla metà degli anni ’90, poi progressivamente si sono imposte all’attenzione e, recentemente, gli si sono aggiunte le polveri sottilissime PM 5 e PM 2,5. Insieme fanno parte dell’aerosol che respiriamo e che colpisce soprattutto le fasce più deboli della popolazione come gli anziani, i malati di patologie cardiache o respiratorie ed i bambini, che sono particolarmente sensibili perché le capacità di difesa dalle aggressioni ambientali sono ancora parzialmente immature. Gli effetti delle polveri sottili o sottilissime possono favorire la comparsa o riacutizzazione di patologie respiratorie croniche e di quelle cardiovascolari, come infarti e trombosi, e sono una novità nella valutazione dei danni per la salute e la vita provocati dai cantieri.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;96)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Sarebbe comunque sbagliato stimare i danni solo in base all’incremento delle malattie e della mortalità&lt;/strong&gt;: la loro presenza indica uno stato di deficit di salute che colpisce tutta la&amp;nbsp;popolazione, anche quella che non si ammala. Bisogna poi considerare l’effetto di somma degli effetti delle polveri, dell’inquinamento, del rumore: ognuno incide per la propria parte sulla salute dell’individuo e tutti insieme creando un effetto di indebolimento che lo rende più esposto anche a malattie non direttamente collegabili con questi fattori. Porre un grande cantiere a carico di un territorio non è una decisione da prendere alla leggera, soprattutto se, come nel nostro caso, si tratta di una valle, cioè un ambito dove gli inquinamenti dell’aria si disperdono di meno, tranne che nei giorni di vento, quando creano un altro problema.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;97)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;L’esperienza del cantiere di base del San Gottardo a Bodio&lt;/strong&gt;, che abbiamo raccolto nel corso del sopralluogo fatto nel 2003 con Regione e Provincia, testimonia che in ambiente di valle, soggetto a forti venti, il problema delle polveri è irrisolvibile. Tutti gli accorgimenti adottabili non reggono ad un forte vento, e tantomeno ad un Föhn alpino. La parte meno controllabile è rappresentata proprio dalle polveri sottili che vengono poi depositate dal vento sul terreno e sugli alberi nelle immediate vicinanze, da cui sono sollevate ad ogni soffio.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;98)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Nel 2006, 103 medici della valle di Susa hanno pubblicato un appello in cui si esprimono le forti preoccupazioni per la salute della popolazione &lt;/strong&gt;connesse con l’apertura di grandi cantieri. Il gruppo ha continuato a mantenere la sua preoccupazione e ad aggiornarla sui progetti che sono stati presentati.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;99)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Un problema a parte è costituito dagli inquinanti di cantiere&lt;/strong&gt;. Il Mugello ha mostrato la vastità del problema delle terre contaminate da idrocarburi, i lavori autostradali in valle di Susa, quello degli sversamenti accidentali degli additivi liquidi del cemento, che sono mortali per la fauna ittica. A Chiomonte nel 1992 era esploso il problema dell’alta concentrazione di piombo presente nel vino locale. Ad essere accusata fu la polvere di cemento del cantiere della autostrada; c’era preoccupazione per il vino che non era più commerciabile, ma anche per la salute delle persone, perché prima di andare nel vino il veleno era andato nell’aria! In uno degli articoli si citava un convegno su “I bambini e l’inquinamento”, tenutosi a Torino due mesi prima, dove un certo dr. Richard Jacklons, dell’ospedale californiano di Berkeley, affermava che “&lt;em&gt;la polvere di cemento è una importante causa di inquinamento da piombo&lt;/em&gt;”. Tutto questo va rapportato al fatto che il cantiere autostradale di Chiomonte era durato solo 5 anni, ed al momento delle analisi era chiuso da due.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;100)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il problema dell’amianto è stato accantonato e minimizzato&lt;/strong&gt;: si ammette la presenza di amianto solo per i primi 500 metri. Si tratta della zona di Mompantero, dove per anni LTF ha negato che si potessero trovare rocce amiantifere. Ma anche se la sua presenza è particolarmente massiccia in bassa valle, è errato ignorare la sua sporadica presenza anche in alta valle. Basti ricordare che fu a causa della presenza di rocce amiantifere che l’impianto olimpico di bob fu spostato da Sauze d’Oulx a Cesana, e che la presenza di queste rocce sta bloccando e ritardando da anni i lavori della circonvallazione di Claviere.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;101)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Le misure di cautela e di smaltimento per l’amianto proposte da LTF mostrano un problema ancora irrisolto&lt;/strong&gt;. Dire che lo si chiuderà in sacchi per spedirlo in Germania significa non rendersi conto che anche solo 500 metri di tunnel di base corrispondono a 170.000 mc, pari al carico di 17.000 TIR. I trattamento con l’acqua, lega solo momentaneamente proprio la parte più fine, delle polveri, ma poi la libera o la deposita con sorprendente facilità, soprattutto nella percolazione alla base dei mucchi: da qui il vento la sposta ovunque.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;102)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Le mineralizzazioni di urario ( Pechblenda ) sono una realtà&lt;/strong&gt;: il problema era stato rivelato nel 1998 dalle associazioni ambientaliste, ma LTF ed i suoi consulenti lo avevano lungamente negato. Nell’attuale studio di VIA per il tunnel di base non se ne parla nemmeno. Eppure il gruppo dell’Ambin che sarà attraversato dalle gallerie è stato oggetto di fruttuose ricerche da parte francese nel 1980 con la Minatome, e da parte italiana nel 1959 con la Somiren e, nel 1977, l’ Agip Mineraria; e su entrambi i versanti si è ipotizzato un suo sfruttamento. Nel libro su “ I giacimenti uraniferi&amp;nbsp;italiani e i loro minerali” D. Ravagnati, un esperto del settore, pubblica gli schizzi delle gallerie di esplorazione e giudica i campioni che ha raccolto “&amp;nbsp;&lt;em&gt;Molto ricchi ed anche molto belli a vedersi, perché il minerale forma delle distinte vene nere &lt;/em&gt;“. Le due località in cui si sono raccolti campioni (su 23 segnalate), sono a 1000 metri di quota, non abbastanza in alto per escludere che all’interno della montagna le vene arrivino 3- 400 metri più in basso, alla quota del tunnel di base.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;103)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La particolare pericolosità di questi minerali è che emettono raggi alfa e beta, poco penetranti e quindi poco rilevabili, &lt;/strong&gt;ma molto più distruttivi quando, con la polvere, arrivano a contatto con la pelle e le mucose .&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;104)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il rumore è stato il primo grande problema di questa linea affrontato dalla popolazione della valle sin dai primi anni ’90&lt;/strong&gt;. Perché quella che viene progettata non è una ferrovia ordinaria, ma una superferrovia su cui viaggiano dei TGV e dei convogli merci particolarmente pesanti. Il TGV emette, al di sopra dei 220 KM/ h, un fischio aerodinamico che crea disturbo, in particolare nelle ore notturne. Purtroppo i sistemi di valutazione del rumore fanno la media del rumore emesso e quindi l’ acutezza del sibilo si perde nel calcolo totale. Il disturbo sarà particolarmente grave nella bassa valle e nella cintura di Torino dove passa all’internodi zone fortemente abitate.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La perdita e la compromissione di risorse idriche&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;105)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;L’esperienza del Mugello ha lasciato dietro di sé 57 Km di torrenti che in estate sono un deserto di sassi, 73 sorgenti e 45 pozzi prosciugati, cinque acquedotti oggi riforniti con un costosissimo sistema di ripompaggio a monte&lt;/strong&gt;. Una galleria ha fatto persino scomparire un fiume.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;106)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il Consorzio di ditte è stato condannato in primo grado per aver disseminato la valle del Mugello di discariche &lt;/strong&gt;di smarino e fanghi contaminati da idrocarburi che venivano utilizzati per non far attaccare il cemento alle centine. Su altri reati è intervenuta la prescrizione, ma la Corte dei Conti ha ipotizzato 740 milioni di danni all’erario per aver usato senza autorizzazioni acque pubbliche per gli impianti di betonaggio, il lavaggio dei mezzi e le attività di cantiere. Per i danni connessi ha chiamato a risponderne anche gli amministratori regionali che approvarono un progetto giudicato dalla Corte dei Conti privo di adeguati Studi di Impatto Ambientale e che non avrebbero vigilato a sufficienza sui lavori in galleria.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;107)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;A distanza di 10 anni dal prosciugamento dei torrenti è in atto un sistema di ripompaggio &lt;/strong&gt;costosissimo che rimanda a monte un po’ dell’acqua drenata dalle gallerie, per alimentare acquedotti, oppure per diluire gli scarichi fognari che si gettano nei torrenti asciutti. Dalle gallerie escono 500 litri al secondo che non si sa neppure come utilizzare&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;108)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il futuro della valle di Susa sarà certamente peggiore&lt;/strong&gt;. In primo luogo per motivi tecnici: nel Mugello la galleria è più grande, ma unica; da noi saranno due, una per ogni senso di marcia, e questo raddoppia il fronte di drenaggio. Inoltre perché da noi le montagne sono più alte, con cumuli e pressioni maggiori, poi ancora perché il Piccolo ed il Grande Moncenisio sono costituiti prevalentemente da gessi che hanno creato enormi inghiottitoi carsici. Tutta la montagna ospita&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;“ laghi fossili sotterranei”, il più superficiale dei quali, di 16 milioni di m3, fu intercettato a Venaus dai lavori della centrale di Pont Ventoux, che penetrarono nella montagna per meno di un chilometro. Ora la galleria di accesso devia parallelamente alla valle dopo circa 600 metri.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;109)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La rete idrica del gruppo del Moncenisio è estesissima e connessa&lt;/strong&gt;. I traccianti gettati nel 1970 nella grotta del Giasset, uscirono pressoché dovunque solo dopo due settimane, a conferma che avevano attraversato grandi laghi sotterranei; l’ultimo uscì addirittura dopo un mese e 1000 metri più in basso. Altre prove non ufficiali hanno dato risultati ancora più impressionanti.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;110)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;I precedenti grandi lavori hanno già inciso pesantemente sulle sorgenti della Valle di Susa&lt;/strong&gt;: il raddoppio della ferrovia Torino Modane, ha provocato la scomparsa di 13 sorgenti nel territorio di Gravere e di 11 nella zona di Mattie, per restare ai casi più significativi. Le gallerie dell’autostrada tra Exilles e la val Cenischia hanno fatto scomparire 16 sorgenti delle frazioni di Exilles, oltre ad alcune altre in altre località. I lavori della centrale di Pont Ventoux, per una galleria di soli due metri di diametro, hanno prosciugato il rio Pontet, 2 sorgenti a Venaus, 2 a Giaglione, una decina in territorio di Salbertrand, tra cui quella che alimentava l’acquedotto di Eclause.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;111)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Che la nostra situazione a seguito della Torino-Lione debba far impallidire ogni precedente&lt;/strong&gt;, è ammesso anche dal cosiddetto rapporto COWI redatto per conto della Commissaria europea De Palacio. Nonostante che la committente fosse la stessa Commissaria europea per la costruzione di questa linea, gli esperti da lei interpellati non hanno potuto fare a meno di segnalare che&amp;nbsp;&lt;strong&gt;il solo tunnel di base drenerà da 60 a 125 milioni di mc di acqua all’anno, che corrisponde al fabbisogno idrico di una città con un milione di abitanti.&lt;/strong&gt;Non è esclusa la cattura delle acque della Durance e della Clarea.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;112)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La gravità della sottrazione di risorse idriche è proporzionale alla quota bassa a cui si effettua l’opera&lt;/strong&gt;: sotto questo aspetto la nostra situazione è nettamente peggiore che nel Mugello. Là furono riscontrati dissesti sino a 3300 metri per lato (erano previsti solo per 3-400 metri a lato) qui, l’imponenza dello scavo fa presumere un impatto di dimensioni ora non prevedibili.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;113)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Gli esperti europei segnalano anche un aspetto che rende la nostra situazione enormemente più critica di quella del Mugello&lt;/strong&gt;: le risorse idriche catturate all’interno della montagna ed emunte direttamente all’esterno, saranno calde e con concentrazioni di solfati ben oltre i limiti accettabili per essere immessi nei corsi d’acqua. Si tratta di un problema grave, perché, a differenza di quanto avviene nel Mugello, le nostre acque di fuoruscita ucciderebbero i fiumi e perché il problema dovrà essere gestito in perpetuo, cioè ben oltre lla durata e la responsabilità dei cantieri.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;114)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La sottrazione di enormi quantitativi di acqua al gruppo del Moncenisio e dell’ Ambin avrà inevitabili effetti anche sull’alimentazione del lago del Moncenisio&lt;/strong&gt;. Il lago attuale alimenta una centrale da 360 MW in Francia e da 240 MW in Italia. Se il deficit indotto fosse di 25 milioni di metri cubi, in termini energetici questi significherebbero la perdita di circa 150 milioni di Kwh di energia di punta che andrebbero messi anch’essi tra i danni causati dal progetto.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;115)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Tra le caratteristiche che rendono temibili le sorprese idrogeologiche dello scavo del tunnel di base&lt;/strong&gt;, oltre alla temperatura e composizione chimica delle acque ci sono anche le alte pressioni. LTF ha ammesso che le elevate coperture di roccia rendono prevedibili pressioni idrostatiche sino a 150 atmosfere. Sono valori vicini a quelli di una esplosione ed infatti fanno letteralmente esplodere la roccia con rischi altissimi e notevoli difficoltà di contenimento.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;116)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La galleria dell’ Orsiera drenerà le acque da un versante che è ancora intensamente coltivato perché è coperto da un esteso castagneto da frutto &lt;/strong&gt;che ha appena avuto la IGP (Indicazione Geografica Protetta). Sotto questo aspetto il progetto avrà ripercussioni economiche più gravi rispetto ad una ordinaria fascia montana.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;117)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La interconnessione in sotterraneo tra le due linee, estesa per diversi chilometri tra il comune di Chiusa San Michele e quello di Avigliana costituirà una barriera al deflusso delle acque di falda&lt;/strong&gt;, alzandola a monte ed abbassandola a valle, con conseguenze sensibili sulle case dei paesi interessati.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Lo smarino&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;118)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;I volumi totali scavati sono 18,4 milioni di metri cubi &lt;/strong&gt;(10,7 per la tratta dal confine a Chiusa San Michele) e 7,7 da Chiusa a Settimo. Il progetto prevede un riutilizzo di 8,7 milioni di metri cubi, pari al 47% ma, in mancanza di giustificazioni, tale percentuale appare troppo alta considerando che nei progetti precedenti la quota di riutilizzo era intorno al 27%. Tenendo buona questa percentuale il riutilizzo è di 5 milioni di metri cubi.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Il progetto prevede anche la vendita di 4,7 milioni di metri cubi. Anche qui si tratta di una ipotesi che non era mai emersa nei precedenti 10 anni di progettazione e che pare figlia di un progetto analogo effettivamente esistente per il tunnel del Brennero, ma in quel caso si tratta di graniti il cui interesse commerciale è completamente diverso da queste rocce. In mancanza di spiegazioni l’ipotesi è da rigettare, perché, se si potessero vendere, ci sarebbe mercato anche per i 225.000 metri cubi della galleria di Chiomonte per cui si spendono 9 milioni di euro solo in fondazioni. Si devono poi aggiungere circa 2 milioni di metri cubi provenienti dal tratto italiano della galleria di base: non è credibile che da Susa vengano scavati solo 8,5 Km e da Modane 18,5, considerando che Modane deve affrontare anche i 4 km della discenderia prima di poter portare lo smarino in superficie. Probabilmente è l’inverso e l’inversione serve per nascondere ai calcoli una parte del materiale. Ipotizzando che Modane e Susa si dividano a metà lo scavo del tratto intermedio, ci sarebbero da aggiungere ai calcoli altri 2 milioni di metri cubi.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;119)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il totale di queste correzioni darebbe un volume da mettere a discarica sul lato italiano di 15 milioni di metri cubi, pari al volume di 6 piramidi di Cheope, il triplo di quanto dichiarato dal progetto. E quindi per 2/3 senza alcuna ipotesi di collocazione a discarica&lt;/strong&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;120)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Non c’è neppure certezza sull’utilizzo della cava del Paradis (presso il Moncenisio) che rappresenta il solo sito di deposito delle rocce di scavo&lt;/strong&gt;. L’ipotesi di ridurre i volumi tramite il compattamento non tiene conto che i volumi ammessi sono già quelli massimi sopportabili dalla sponda sud della cava che ha solo un sottile diaframma di roccia a separarla dalla valletta in cui, 100 metri più in basso, scorre la Strada del Moncenisio. Compattando si riduce il volume ma non il peso, che è il vero fattore limitante del deposito ammesso.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;121)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;LTF ed Osservatorio hanno dichiarato, dopo il termine previsto per le osservazioni, che tutto il piano di smarino sarà cambiato&lt;/strong&gt;. Poi però, questa idea progettuale maturata in tre giorni, a fronte dei timori sollevati dal piano di messa in discarica, pare invece ancora bisognosa di molti controlli. Che credibilità si può dare ad un progetto che fa apparire e sparire le idee progettuali come nel gioco dei bussolotti, ignorando le procedure di VIA ?&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;122)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il riutilizzo di 8,7 milioni di metri cubi di smarino non è comunque un dato tranquillizzante &lt;/strong&gt;perché il riutilizzo significa, per la maggior parte, la frantumazione per farne cemento, con quello che ne consegue in inquinamento di polveri e sonoro. Non si hanno ancora i dati completi ma la ipotesi della frantumazione di 4,5 milioni di metri cubi, pari a tre piramidi di Cheope, pare un dato realistico. Il procedimento sarà particolarmente impattante nella collina morenica perché si tratta di depositi sedimentari che devono essere grigliati prima di poter essere utilizzati, con conseguente maggior emissione di polveri.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La mancanza di un vero confronto tecnico locale&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;123)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;E’ emblematico il così detto Accordo di Pra Catinat, che non é un accordo politico, come lo si è simulato&lt;/strong&gt;, ma una autocertificazione del presidente insieme con un accordo tra i tecnici per la presentazione di una relazione di maggioranza e di minoranza, che nessun sindaco ha sottoscritto e nessun consiglio comunale ha ratificato.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;124) Nonostante le decine di incontri&amp;nbsp;&lt;strong&gt;è mancato un autentico confronto tecnico &lt;/strong&gt;con i rappresentanti del territorio, e gli oltre cento incontri avvenuti all’interno dell’ Osservatorio, che però è un tavolo tecnico chiuso, a regia obbligata. Non c’è mai stato quel dibattito tra tesi e repliche, fino all’esaurimento degli argomenti, che permette di andare a fondo di una questione. Tutt’al più, dopo una lunga attesa, il territorio ha avuto un documento di integrazione. Ma senza possibilità di controdedurlo, con la scusa che bisognava andare avanti con il programma. Nella sostanza, i promotori di questo progetto non hanno mai accettato di impegnarsi in un vero confronto pubblico e tecnico e si son limitati ad enunciare le loro tesi. Questo ha permesso di escludere tutti gli argomenti scottanti, a cominciare dalla valutazione della reale necessità di costruire la linea in presenza di un crollo dei traffici e degli insuccessi di tutte le sperimentazioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;125)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La Torino Lione si è basata su slogan immaginifici, privi di concretezza, &lt;/strong&gt;che non hanno nulla da vedere con la realtà dei fatti. Di conseguenza tutto il dibattito con le realtà locali è sempre stato impostato a prescindere dalla decisione di costruire l’opera. E’ per questo che gli abitanti della valle di Susa si sono sentiti ignorati. Anche nell’ultimo progetto l’analisi della opzione zero è stata liquidata con una riga di dichiarazione miracolistica.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;126)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il presidente dell’ Osservatorio è anche Commissario straordinario del Governo per la realizzazione &lt;/strong&gt;della Torino Lione e quest’organo è stato solo una macchina nelle mani del presidente, che ha pilotato a suo insindacabile giudizio il programma, le audizioni ed i testi delle pubblicazioni. Lo spazio riservato ai due tecnici della Val di Susa, gli unici rappresentanti di una voce di opposizione, nei 7 “Quaderni” è stato circa l’1 % del contenuto totale. Ed in quasi cinque anni di attività, il presidente non ha mai affrontato un dibattito pubblico in cui la popolazione potesse rivolgergli direttamente le domande.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;127)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;L’ Osservatorio per i decreti costitutivi ha un incarico ristretto “a&lt;/strong&gt;d approfondire le tematiche sanitarie, ambientali ed economiche per rispondere alle preoccupazioni delle popolazioni interessate”. Ma sin dal giugno 2007 ha fatto circolare proposte di tracciati, accompagnandoli di etichette come “suggestioni” e “scenari”.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;La popolazione e le amministrazioni interessate si sono trovate davanti ad un organo che sembrava progettare senza averne titolo e che garantiva il consenso senza aver dato spazio alle domande di fondo.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;128)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;I “Quaderni” dell’ Osservatorio hanno ammesso qualcosa di quello che era impossibile nascondere&lt;/strong&gt;, ma poi i modelli usati, le audizioni e le relazioni hanno manipolato l’inimmaginabile per validare la tesi del tunnel di base. Qualche volta è sembrato che i quaderni dessero ragione a chi sosteneva la sufficienza della linea attuale, ma in realtà è stato fatto il possibile e l’impossibile pur di darci torto, solo che, in qualche caso, non ci sono proprio riusciti. Piuttosto che i contenuti del dibattito, che son restati inutilizzati, quello che è stato usato e strumentalizzato, a tutti i livelli, è stata l’esistenza stessa dell’ Osservatorio, utilizzato per propagandare la tesi di un confronto costruttivo con il territorio che è stato invece inesistente.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;129)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;E’ stato ignorato il vasto movimento di amministratori che ha chiesto la fine dell’ Osservatorio &lt;/strong&gt;e che, nel 2009, aveva coinvolto la metà degli amministratori della Bassa Valle. Tuttora partecipano all’Osservatorio solo due dei comuni effettivamente coinvolti, mentre 24 della Bassa Val di Susa hanno fatto un fronte comune contro.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;130)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;L’Osservatorio si è svolto come un teatro dove si rappresentava una condivisione dei progetti che non è mai esistita, &lt;/strong&gt;perché la progettazione non è mai uscita dalle mani di chi l’aveva. A gennaio 2010 l’ultimo opuscolo aveva per titolo “Le alternative di corridoio (&lt;em&gt;sic&lt;/em&gt;) da approfondire e valutare”, facendo intendere di essere ancora nella fase di più corridoi entro cui si va poi ad individuare il tracciato. Ma ad agosto 2010 è stato presentato il progetto completo già corredato con lo studio di VIA: questo significa che tutte le decisioni erano già prese mentre si fingeva di metterle&amp;nbsp;in discussione, altrimenti non vi sarebbe stato tempo di preparare i 70 dossier che sono stati presentati.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il problema del lavoro&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;131)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La Torino-Lione non incrementerà l’occupazione: le imprese dei grandi cantieri si impiantano come un paese autonomo in tutto&lt;/strong&gt;e per tutte le forniture dipendono da grandi contratti. Ai locali restano pochissimi posti e pochi lavori marginali. Nel cantiere del San Gottardo a Bodio su 700 persone solo una ventina erano del Canton Ticino, e, sulla testimonianza dei sindaci interessati, le altre ricadute sul territorio sono state inesistenti. Nel Mugello l’unica ricaduta occupazionale è stata quella di un gruppo di donne che si è consorziata per i lavori di pulizia dei locali, delle camere e della cucina.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Non è possibile porre condizioni di assunzione di mano d’opera locale, perchè gli appalti sono europei e le imprese non licenziano operai che si son fatta esperienza ed affidabilità in un posto per assumerne altri che sono da formare e da seguire.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;132)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La “torta” della Grande opera si stratifica in parecchi livelli e chi prende l’ultimo può appena sopravvivere&lt;/strong&gt;: sopra c’è la società appaltante che è creata su istruzione dei due governi. La società appaltante affida l’opera ad un General Contractor che teoricamente garantisce il rispetto dei prezzi e dei tempi e che, a sua volta, affida l’opera, tutta intera oppure una grande tratta, ad un consorzio di grandi imprese che garantiscono l’esecuzione dei lavori e la progettazione esecutiva. A questo punto la tratta viene spezzettata in lotti e per ognuno di esso si formano consorzi ad hoc di imprese di costruzioni, ognuna delle quali è specializzata nel particolare tipo di lavori richiesto in quel lotto: cioè gallerie, viadotti, oppure opere scavi a cielo aperto. Qui, al quarto livello c’è, per la prima volta, qualcuno che lavora effettivamente alla costruzione, ma intanto nei precedenti livelli se ne è andato dal 10 al 15% dei costi ad ogni passaggio senza toccare neppure un sasso. Il quarto livello li tocca, ma con operai specializzati capaci di operare in situazioni e con macchinari che richiedono grande esperienza, e quindi personale proprio assunto precedentemente che si sposta con i cantieri e le macchine.. Ma ovviamente ci sono lavori di più basso livello: il quinto, per cui non occorre essere specialisti, come per i trasporti delle rocce scavate, il cosidetto smarino. Qui le imprese sanno che l’offerta è grande e si rifanno economicamente rispetto ai lavori da cui possono ricavare di meno indicendo subappalti vinti da chi assicura il servizio al minor costo. Oltre un certo punto il minor costo si ottiene solo facendo qualcosa di più di quel che è lecito fare, cioè sovraccaricando quando si riesce, facendo più viaggi andando più veloci, usando camion più vecchi ed autisti precari. In questo che sarebbe il livello delle ditte locali, queste non riescono ad assicurarsi il lavoro perché hanno un handicap. Per loro tutte le infrazioni vengono inesorabilmente recapitate, mentre le ditte che vengono da lontano riescono più facilmente a sfuggire e possono operare senza dover troppo preoccuparsi delle sanzioni. In realtà la cosa non è così semplice perché può esserci ancora un livello intermedio tra chi prende nominalmente i lavori come, per esempio i trasporti o certi servizi, e chi li affida materialmente: sarebbero il quinto ed e sesto livello. Il quinto garantisce la correttezza delle procedura, il sesto non è più in grado di garantire niente… Immaginiamo la trafila che deve fare un sindaco che riscontra un grave impatto ambientale e si rivolge al sesto livello…&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;133)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Anche se portasse lavoro non è vero che il saldo di lavoro dell’opera sarebbe positivo, perchè bisogna calcolare i posti che vengono persi per l’ incompatibilità con altre attività &lt;/strong&gt;che potrebbe ospitare il territorio.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;134)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La assoluta incertezza del piano dei finanziamenti si ribalta nella incertezza della continuità dell’occupazione, sia pure già prevista per un periodo limitato. &lt;/strong&gt;Le grandi opere che vivono alla giornata, di fronte ad incognite tecniche ed economiche terribili sono soggette a abbandoni, scioglimento dei consorzi, blocco dei lavori per mancati stanziamenti governativi ecc.. In questo quadro rischiano di offrire posti privi di garanzia per quanto riguarda la effettiva durata.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Le altre fantasie messe in campo per ingannare la popolazione&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;135)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il cosidetto PIANO STRATEGICO, uscito nel 2009, indica un documento privo di qualsiasi impegno. &lt;/strong&gt;E’ solo un gioco di illusionismo amministrativo per raccogliere delle adesioni da spendere su altri tavoli. Infatti è stato redatto dalla Provincia, che non può decidere gli indirizzi e non può definire risorse economiche. E si chiedeva ai sindaci di firmare un documento senza impegni prima di sapere l’entità e la qualità dei danni.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;136)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il Piano non stanzia fondi e non prevede alcuna risorsa proveniente dalla costruzione della Torino Lione&lt;/strong&gt;. Nella realtà si limita solo a suggerire la gestione di risorse derivanti da progetti settoriali, dai vari piani di sviluppo e da quanto Regione e comuni reperiscono con richieste ordinarie. Poiché il 60 per cento dei progetti riguarda Torino, consentirebbe, quando il governo darà un contributo per la linea metropolitana, di dire che sta finanziando il piano strategico della Torino Lione, e di alimentare le speranze! Per contro è significativo per la valle di Susa che manchino interventi forti e veramente strategici come poteva essere la riconversione industriale della acciaieria, che ha inciso negativamente sulla salubrità del territorio e su altre attività produttive.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;137)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;L’esperienza legata alle promesse dell’autostrada e delle Olimpiadi alimenta oggi una ampia disillusione &lt;/strong&gt;sui benefici che potrebbe portare un’opera i cui contorni restano molto lacunosi.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;138)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il Disegno di Legge regionale sulla “procedura per i grandi cantieri”, presentato a fine 2010, si è rivelata una “procedura per le grandi poltrone “, &lt;/strong&gt;infatti non stanzia un euro per il territorio e neppure dice se e da dove potranno arrivare dei finanziamenti, ma stanzia i fondi per un Comitato di pilotaggio di 4 persone, che avrà il potere di assegnarli anche al di fuori dell’area di progetto. In pratica chi sopporta l’opera non avrà più la certezza che arrivi qualcosa: se mai dovesse arrivare un finanziamento non potrà neppure accedere al livello di decisione, perché si è stabilito che, nell’organo di gestione, sieda un rappresentante di chi costruisce, ma non di chi subisce!&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;139)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Sulle compensazioni val la pena di sentire l’esperienza dei sindaci del Mugello &lt;/strong&gt;nell’ inchiesta della primavera del 2010:&amp;nbsp;&lt;em&gt;“Dalla progettazione alla realizzazione i costi possono crescere anche del 400 per cento e se questi soldi non vengono coperti dallo Stato, capita che dei 53 milioni di euro previsti per riparare con urgenza i primi danni ambientali, a dieci anni di distanza dai lavori ne manchino ancora 15… Eppure ci dicevano che le compensazioni le avremmo avute e quindi non dovevamo lamentarci”&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;“&lt;em&gt;Mancano i soldi per risanare i danni ambientai e mancano ancora molte delle opere promesse: ed i sindaci, che ci avevano messo la faccia con i cittadini, non possono nemmeno dire di aver portato a casa la palestra o l’asilo che erano stati promessi”&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;L’opposizione in Val di Susa&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;140)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;I NO TAV, criticando il progetto, non hanno mai inteso farne una questione localistica &lt;/strong&gt;ed hanno espresso questo concetto con lo slogan: “né qui né altrove “. Per questo non è stato possibile circuirli con i giri di valzer che spostavano il tracciato da una parte all’altra. La forza del Movimento è proprio nella coscienza di battersi per una causa comune: anche per quelli di altri territori che, per la disinformazione dei quotidiani, di televisioni e radio non hanno avuto modo di rendersene conto.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;I politici hanno accusato i NO TAV di essere persone che si oppongono all’interesse nazionale. La verità è l’opposto: i NO TAV difendono l’interesse nazionale dagli inganni e dagli sperperi che si camuffano sotto la copertura delle Grandi Opere.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;141)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;La valle resiste da oltre 20 anni perché vi è una opposizione consapevole&lt;/strong&gt;: perché ha esperienza di cosa significhino grandi opere e perché da sempre vive accanto ai trasporti e ne conosce i problemi reali. Infine perchè si è formata una diffusa conoscenza dei progetti che vengono presentati. Negli ultimi 10 anni ci sono state una decina di grandi manifestazioni con la partecipazione, ogni volta, di almeno 30.000 persone ed una raccolta di 32.000 firme realizzata in poco più di un mese. Nell’anno 2010 si può fare il confronto tra le 30.000 persone che a gennaio hanno sfilato a 3 gradi sotto zero, ed i 320 voti presi dal candidato Si Tav alle elezioni regionali dello stesso anno.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;142)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Non si può negare il valore di una opposizione democratica &lt;/strong&gt;che si è sempre svolta correttamente, gestendo in modo impeccabile la presenza di decine di migliaia di manifestanti di diverse provenienze in tante grandi manifestazioni. La “riconquista” del cantiere di Venaus dell’8 dicembre 2005, avvenuta dopo che le forze di polizia avevano fatto una violenta irruzione notturna nel presidio pacifico, colpendo violentemente le persone con manganelli e calci, distruggendo ogni cosa ed organizzando un esproprio farsa dei terreni alla luce delle torce non fa eccezione, perché in ultima istanza, di fronte all’arroganza del potere, anche la disobbedienza civile è un diritto.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;143)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;E’ scandaloso che dopo ogni grande manifestazione pacifica gli amministratori regionali ed i vertici politici abbiano ribadito la loro assoluta chiusura all’ipotesi di un dibattito sulla necessità della linea&lt;/strong&gt;. Ed è scandaloso si siano umiliate, passandole sotto silenzio, manifestazioni di civiltà amministrativa che avrebbero dovuto far inorgoglire una nazione, come la convocazione, nell’anno 2007, di 31 consigli comunali in piazza Castello a Torino, dove, sotto un sole bellissimo, si è avuta una spettacolare sincronizzazione di procedure amministrative per deliberare l’opposizione alla nuova linea. Anche le 32.000 firme raccolte in meno di due mesi intorno ad agosto, hanno solo avuto una immediata chiusura politica ad ogni discussione.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;144)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Questa opposizione si è dovuta anche confrontare con l’accanimento nei suoi confronti di tutti i mezzi di informazione&lt;/strong&gt;. Nei fatti la grande stampa, la radio, le televisioni sono state solo un organo di propaganda per diffondere tesi e falsità dei promotori ed ignorare le nostre ragioni. Ma forse è stata proprio la rabbia contro questa ingiusta manipolazione quella che ha fatto uscire dalle proprie case decine di migliaia di cittadini convincendoli che, poiché era loro negata la voce, non restava che testimoniare con la presenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;145)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Il piano sondaggi del 2010 &lt;/strong&gt;prevedeva 91 carotaggi quasi tutti in località in cui, secondo gli stessi documenti di presentazione, erano disponibili alcuni o, addirittura, decine di sondaggi precedenti. Ne sono stati fatti 23: la quasi totalità nella cintura torinese e quindi neppure nel tratto di competenza della Torino-Lione, che non comprende il nodo di Torino. Non è stato toccato alcun punto dove si sarebbe dovuto abbandonare la prossimità dell’autostrada ed avventurarsi in montagna. Per ogni sondaggio è stata necessaria la mobilitazione giornaliera di mille uomini delle forze dell’ordine, avvicendati in 5 turni di 200 uomini. Queste condizioni rendono molto difficile l’ipotesi che si possa imporre con la forza la presenza di veri cantieri.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;146)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Al di là dell’opposizione degli abitanti vi è anche uno scontro meno visibile, ma radicale tra le Ferrovie (favorevoli al tracciato diretto in sinistra) da una parte e la Regione &lt;/strong&gt;e il Comune di Torino, dall’altra, che chiedono invece il tracciato in destra per poter avere il passaggio attraverso l’interporto di Orbassano.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;147)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Per tutto questo il Governo ha ordinato all’Osservatorio di far melina&lt;/strong&gt;, fingendo una intesa qualsiasi, pur di restare in corsa per i finanziamenti europei. Questi non servono tanto per il loro ammontare, quanto per costituire una pressione sui parlamentari dei vari collegi italiani che dovranno trovare il restante 95% dei finanziamenti per realizzare l’opera.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;I nodi finanziari irrisolti del progetto&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;148)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Questa è un’opera al buio, anche dal punto di vista dei finanziamenti&lt;/strong&gt;: l’impegno di contributo dell’Unione Europea è del 2008, ed è vincolato ad un contestuale messa a disposizione dei due Governi degli altri due terzi, circa 1000 milioni di euro da parte dell’Italia e circa 550 milioni da parte della Francia. Ma in due anni dalla decisione comunitaria il Governo italiano ha trovato solo in extremis 12 milioni per iniziare la galleria di Chiomonte: resta scoperto il restante 85% della quota italiana e l’intera quota francese sul contributo europeo. Come possono pensare di reperire i 17 (o 34) miliardi di euro ancora necessari considerando che l’Unione Europea ha impiegato 14 anni, dal vertice di Essen del 1994 al 2008, per dare questo contributo di 670 milioni su un totale di soli 5,3 miliardi per 92 progetti, ed è ben difficile che possa fare ancora qualcosa stando il peggioramento del quadro generale dell’ economia ?&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;149)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Nella domanda di contributo presentata all’Unione Europea si scrive che l’aiuto finanziario dell’Unione Europea sarà “determinante“ alla realizzazione dell’opera&lt;/strong&gt;: che è come dire che, se non ci sarà nella misura attesa, l’opera rischia di non venire completata. Nel Dossier si attende un contributo europeo per il tunnel di base di 4.070 milioni di euro sui 13.950 milioni preventivati. Facendo bene i calcoli, ammesso che vada a buon fine lo stanziamento attuale, l’Unione Europea, che sarebbe riuscita a stanziare complessivamente 750 milioni di euro in 20 anni, dal 1994 al 2013, dovrebbe riuscire a trovarne quattro volte tanto in un terzo del tempo, dal 2013 al 2020. Quest’opera non ha alle spalle le risorse necessarie a realizzarla, una volta cominciata è destinata a bloccarsi.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Raccomandazione finale&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;150)&amp;nbsp;&lt;strong&gt;Queste note non esauriscono certamente i motivi dell’opposizione al progetto della Torino Lione&lt;/strong&gt;: a parte la enorme documentazione disponibile sui siti che riporta articoli e studi scientifici che ne dimostrano l’inutilità, un capitolo recente ed obbligatorio è quello delle Osservazioni al progetto redatte in occasione della procedura di VIA dalla Comunità Montana e dalle 4 associazioni ambientaliste storiche (Italia Nostra, Legambiente, Pro Natura e WWF).&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;Si tratta di un complesso di circa 250 pagine redatte da tecnici qualificati per ogni settore che smontano minuziosamente il dossier progettuale presentato dalla Lyon Turin Ferroviaire, dimostrandone la incompletezza sostanziale, gli errori macroscopici e le gravissime omissioni. Questi argomenti, essendo strettamente riferiti al progetto, non fanno parte di queste “ Altre 150 ragioni” ma se ne raccomanda caldamente la lettura.&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Pro Natura Piemonte, via Pastrengo 13, 10128 Torino Tel. 011.5096618; fax 011.503155; e-mail: &lt;/strong&gt;&lt;strong&gt;torino@pro-natura.it&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #990000; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.giuliocavalli.net/2011/06/27/150-motivi-per-dire-no-alla-tav/" target="_blank"&gt;http://www.giuliocavalli.net/2011/06/27/150-motivi-per-dire-no-alla-tav/&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-7717564058594828955?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/7717564058594828955/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/06/150-motivi-per-dire-no-alla-tav.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/7717564058594828955'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/7717564058594828955'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/06/150-motivi-per-dire-no-alla-tav.html' title='150 motivi per dire NO alla TAV'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-4777009805832680785</id><published>2011-06-24T14:24:00.001+02:00</published><updated>2011-06-24T14:29:06.686+02:00</updated><title type='text'>no radar ischia ruja</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; 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color: #38761d; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em; text-align: justify;"&gt;&lt;img height="318" src="http://www.compagniadelgiardinaggio.it/albums/articolo-libri-forum/genius.jpg" width="320" /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;di Alessandra Vinciguerra da http://www.compagniadelgiardinaggio.it&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&amp;nbsp;&lt;/i&gt;&lt;span style="color: #38761d;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color: #38761d;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: #38761d; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Il Genius loci nel mondo romano era lo spirito, la divinità protettrice di un posto, oggetto di culto in piccoli altari, che per esempio si trovavano agli incroci delle strade, ed erano legati al culto dei LARI. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="color: #38761d; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;In età moderna fu un poeta inglese dell'inizio del '700, Alexander Pope, ad utilizzare per la prima volta questa locuzione riferita al paesaggio. Pope oltre che poeta era saggista e critico letterario ed ha avuto una notevole influenza sulle idee che sono alla base del giardino paesaggistico inglese. Nei suoi saggi esorta a tornare alla "semplicità amabile della natura disadorna", in contrasto con il giardino formale di gusto francese, allora in voga. In una famosa ode dedicata a Lord Burlington (suo vicino di casa che stava costruendo uno dei primi giardini paesaggisti) gli consiglia di seguire la natura, di creare paesaggi naturali, e gli dice proprio: &lt;br /&gt;&lt;i&gt;"consulta sempre il genius loci, che dice alle acque di correre o cadere, e aiuta le colline a dare la scalata al cielo..." &lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Seguendo lo "spirito del luogo" non si potrà sbagliare, perchè esso suggerisce gli interventi più in armonia con la natura.  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="color: #38761d; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: #38761d; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Però mentre all'epoca di Pope questa locuzione indicava quindi soprattutto la qualità di naturalezza non contaminata, di un posto, con il tempo questa nozione si è evoluta ed arricchita anche di connotati più storici ed umani. Oggi quando si parla di "genius loci" di solito ci si riferisce ad una atmosfera particolare di un posto, che è fatta della sua, diciamo così, vocazione naturale, ma anche della sua storia, tradizione e cultura umana.  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="color: #38761d; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: #38761d; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Insomma, le cose si complicano, rispetto all'epoca di Pope, perchè la componente culturale, umana, a volte può essere predominante e andare anche in contrasto con l'ambiente naturale; e comunque segna indelebilmente i paesaggi. Se prendiamo le grandi ville storiche, con i loro tracciati lineari, le siepi squadrate e le fontane immaginifiche, non possiamo di certo affermare che sono in perfetta armonia con l'ambiente che le circonda - di volta in volta boschi, colline, vaste campagne. Ma sono perfettamente adeguate al modello storico e culturale della loro epoca, e nelle linee di base trasportano nel linguaggio umano- fatto di strade, viali, gradini e terrazze- le misure e le proporzioni del sito; con il tempo hanno acquistato "gravitas" e si sono inserite, in maniera armoniosa e necessaria, nel loro paesaggio. Anche una campagna coltivata, con le vigne, i filari di cipressi ed i casali, è opera della mano dell'uomo, che ha modellato la natura; eppure ha un evidente "genius loci".  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="color: #38761d; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: #38761d; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Questa locuzione insomma oggi indica più che altro "l'essenza poetica ed ambientale" di un posto - immaginate un castello, una vecchia villa, un paesino medievale arroccato su un poggio - una inconfondibile atmosfera che lo rende unico, perfettamente inserito nel luogo, lo fa sembrare quasi necessario: non poteva che stare proprio lì. E' fatta di elementi naturali ed umani, perfettamente fusi ed armonizzati.  &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="color: #38761d; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: #38761d; font-family: &amp;quot;Helvetica Neue&amp;quot;,Arial,Helvetica,sans-serif; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;Ovviamente quando parliamo di grandi e famosi giardini, ci aspettiamo di trovare qualità particolari in essi, tali da lasciare una profonda impressione su chi li visita, perchè sappiamo che sono stati curati con particolare sensibilità (non tutti: ci sono alcuni famosi giardini che per me mancano completamente di rispetto per il genius loci). Ma in realtà non conta la dimensione del posto: un forte genius loci può essere ritrovato in una tenuta di cento ettari ma anche in un piccolo cortile, in un orto di campagna, o nel giardino dietro casa. Ovunque sia percepisci, nel guardare quel posto, un senso di "appropriatezza", sembra che sia lì da sempre, tutti gli elementi sono in armonia tra di loro e con l'ambiente, naturale o umano. Il posto ha una sua identità, è inserito in maniera armoniosa nel contesto; non c'è pretensiosità, artificiosità, sforzo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/4672928076426274645-3907677684876589668?l=sassos.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://sassos.blogspot.com/feeds/3907677684876589668/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/06/genius-loci.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/3907677684876589668'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/4672928076426274645/posts/default/3907677684876589668'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://sassos.blogspot.com/2011/06/genius-loci.html' title='genius loci'/><author><name>contadinopercaso</name><uri>http://www.blogger.com/profile/06578423466973212473</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='23' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_c9d5Crfzzbc/SjPNQO09j-I/AAAAAAAAAAg/EZpW5LEQwII/S220/contadinopercaso.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-4672928076426274645.post-3687842574399877101</id><published>2011-06-15T13:29:00.000+02:00</published><updated>2011-06-15T13:29:07.752+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='politica'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='impegno'/><title type='text'>Una politica economica per la decrescita</title><content type='html'>&lt;br style="color: #a64d79;" /&gt;&lt;div style="color: #a64d79; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana,sans-serif;"&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;em&gt;&lt;img alt="decrescitaciclo" height="150" src="http://www.megachip.info/images/stories/copertine/decrescitaciclo.jpg" style="float: left; margin: 2px 3px;" width="308" /&gt;di &lt;strong&gt;Marino Badiale&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;Massimo Bontempelli&lt;/strong&gt; – Alfabeta2&lt;/em&gt;. da http://www.megachip.info/tematiche/kill-pil/6291-una-politica-economica-per-la-decrescita.html&lt;/div&gt;&lt;div align="left"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;La principale questione che si pone a chi voglia dare spessore concreto al pensiero della decrescita è quella della transizione dalla attuale società della crescita ad una società, appunto, della decrescita. Per prima cosa occorre precisare che ragionando su società della crescita e società della decrescita, si stabilisce una comparazione (che certo è necessaria) tra termini eterogenei. &lt;b&gt;Società della decrescita significa società svincolata dall'obbligo della crescita del prodotto interno lordo, cioè della produzione rivolta al mercato, che è tipico del capitalismo.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Ma poiché tutte le società precapitalistiche sono state immuni da questo obbligo alla crescita (il che non significa, ovviamente, che non siano cresciute, in un senso o nell'altro, per periodi più o meno lunghi, come, ad esempio, nei secoli XI, XII e XIII dell'Occidente feudale), l'espressione “società della decrescita” non indica una configurazione definita di rapporti sociali di produzione, cioè (usando il linguaggio marxiano molto appropriato in questo contesto) non indica una formazione sociale specifica.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;I fautori della decrescita non possono, allora, avere un modello determinato di società, nel senso di cui si è detto, al quale fare riferimento. La tipica domanda che viene posta a chiunque si opponga all'attuale capitalismo assoluto (dal punto di vista della decrescita, o da altri punti di vista) è sempre: ma voi cosa proponete?&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;Chi sostiene la decrescita non ha risposta per questo tipo di domanda, se la risposta richiesta è l'indicazione di un modello determinato e preciso di organizzazione s
